Yantra – Simboli spirituali dell’India antica, catalizzatori di energie benefiche

Yantra – Simboli spirituali dell’India antica, catalizzatori di energie benefiche.

Nella Brhadaranyaka Upanisad viene illustrata la metafora del ragno che siede al centro della sua ragnatela, mentre tesse i fili in cerchi concentrici, tutti riuniti in un solo punto. Questa immagine è presente in molte Upanisad poichè mette in evidenza il principio che sta alla base della visione indiana del mondo: l’unità nella diversità.

I fili del ragno si espandono simmetricamente in una circonferenza visibile e, sebbene tra esse ci siano linee divergenti e varie distanze da congiungere, possono esser tutti fatti risalire al punto centrale della ragnatela.

Questa metafora apparentemente semplice racchiude anche l’essenza del pensiero indiano: tutta l’esistenza è governata da un solo principio, e il punto d’origine della coscienza suprema è contemporaneamente una riserva infinita di energia collettiva, dalla quale ogni cosa scaturisce e nella quale ogni cosa torna Lo Yantra è un simbolo sacro, potente e dinamico, che riflette gli stessi tre concetti metafisici racchiusi nell’analogia del ragno. Figura geometrica che si sviluppa gradualmente fuori da o verso il suo centro, finchè la sua espansione o contrazione non è completa, lo Yantra possiede intorno al suo centro svariate figure concentriche che continuano ad espandersi, o a contrarsi con la stessa precisione di una ragnatela, non solo come ponti tra piani differenti, ma anche come simboli di energie che si espandono e si raggruppano.

Il margine della figura è un margine quadrato con quattro porte sacre che si aprono verso i quattro punti cardinali. Le linee concentriche dello Yantra definiscono il suo volume e creano un’unità ritmica, collegando ciò che uniscono o dividono con il centro , il punto d’integrazione. Come il ragno sulla sua tela, il bindu (punto) al centro dello Yantra è il centro di ogni creazione, la fonte che irradia l’energia che crea tutte le forme. La ricerca centrale della spiritualità indiana è il conseguimento dell’esperienza totale dell’Uno. L’uomo è il viaggiatore spirituale la cui meta finale, è l’intuizione diretta dell’unità .

Il viaggiatore sia che venga guidato direttamente verso la cima, sia che faccia una breve pausa, sia che inciampi lungo il cammino o che perda interesse, sa intuitivamente che tutti i suoi movimenti lo porteranno inevitabilmente al punto di partenza. Il Punto totale, l’origine di tutta l’esistenza.

L’uomo moderno, ignaro dei misteri arcaici, disegna o sogna in modo spontaneo immagini simili ai mandala o agli yantra, ogniqualvolta realizza dentro la sua psiche una fusione di forze opposte. Le approfondite ricerche di Jung hanno dimostrato che tali simboli non sono “prodotti” ma scoperti mediante primitive fonti interiori. Scaturiscono da un’universale pulsione umana ed esprimono principi universali “eterni” usando un linguaggio archetipico, che non è fisicamente, né spiritualmente estraneo alla vita.

Questo è evidente nell’impressionante frequenza con cui tali forme archetipiche appaiono nelle varie culture del mondo. Per esempio, immagini simili ai mandala sono state trovate nei motivi cristallini dell’arte islamica, nei dipinti con la sabbia degli indiani Navaho, nei disegni celtici e nelle danze circolari dei Sufi. Ne deriva che gli yantra non sono solo segni religiosi di un particolare culto, ma costituiscono una vera e propria forma d’espressione oggettiva. Sono le “impronte” primordiali della coscienza, “configurazioni concettuali” che oltrepassano tutte le barriere culturali e fanno parte del patrimonio dell’intera umanità. Nelle società arcaiche, l’uomo si considerava parte della natura, e considerava la natura parte di sé. Partendo da questa visione unitaria egli creò dei simboli sacri e li usò per esperienze transpersonali.

I simboli sacri gli permisero di osservarsi come parte di un cosmo “sacralizzato”, che respirava e si muoveva con una vita in cui tutti gli elementi dell’esistenza erano interconnessi. Per l’uomo arcaico, l’universo era pregno di significato qualitativo. L’uomo moderno, da parte sua, ha “desacralizzato” il cosmo, sviluppando una visione frammentata dell’universo e perdendo la sua identità originaria con la natura.

Il risultato di questa “quantificazione” è un’alienazione dall’interno, una perdita d’identità soggettiva e di forza interna ed esterna. Jung ha detto che il bisogno più vitale dell’uomo è quello di scoprire la sua realtà attraverso la coltivazione di una vita simbolica. I simboli come lo yantra sono dei trasformatori della nostra energia psichica; tali simboli ci permettono di scoprire una “parte mancante dell’uomo” che rende la vita gioiosa, radiante e piena di significato.

GEOMETRIE PRIMORDIALI

Le forme basilari da cui vengono costruiti gli Yantra, il triangolo, il cerchio e il quadrato, sono considerate “primordiali” in quanto, visivamente, non possono esser ulteriormente ridotte a figure chiuse ordinate.

Il ritmo della creazione è cristallizzato nel simbolo primordiale della localizzazione cosmica, il triangolo. Segno primario della recinzione sacra, visto che lo spazio non può esser circoscritto da meno di tre linee, il triangolo è considerato la prima forma simbolica ad esser emersa dal caos catastrofico che precedette la creazione. Sotto questo aspetto è considerato la matrice primaria della natura ( mulatrikona mula = radice trikona = triangolo ).

Anche il triangolo invertito è il simbolo del potere femminile creativo – generatore ( shakti ), il cui dinamismo cinetico dà slancio alla forza inerte esistente. Mentre il bindu funge da raccoglitore di forze, il cerchio rappresenta le forze cicliche, la contrazione e l’espansione delle rivoluzioni astronomiche, e il circolo dei ritmi cosmici.

In questa immagine c’è la nozione del tempo priva d’inizio e fine. La regione più remota dello spazio e il nucleo più profondo di una struttura atomica sono interconnessi dal flusso costante della vita e dall’energia ritmica della creazione.

Il cerchio può esser considerato anche come un bindu, nella sua forma concentrata, o come universo in espansione, nella sua forma dalle dimensioni intergalattiche; il suo equivalente numerico è lo zero.

Queste tre figure fondamentali, il punto, il triangolo ed il cerchio, appaiono in intricate combinazioni e permutazioni, e possono essere collegate in svariate maniere. Le più frequenti sono i diagrammi formati dalla compenetrazione di due triangoli che formano una stella a sei punte: il “maschio” puntato verso l’alto e la “femmina” puntata verso il basso generano il concetto di fusione delle polarità, il maschio e la femmina, lo spirito e la materia, la staticità e la dinamicità, in un perfetto stato di unità.

L’arte indiana tradizionale, che include lo yantra, non è mai stata considerata un mezzo per esprimere la propria individualità, ma serve da centro primario dello spirito. L’opera d’arte riflette l’archetipo divino ed è un ponte tra il finito e l’infinito su cui lo spettatore, o il devoto, “viaggia” verso un altro reame dell’essere. Una tale forma d’arte trae il suo soggetto e il suo metodo di lavorazione da fonti interiori. Un artista che tenta di sondare il mistero della creazione dentro tale tradizione, agisce come un esponente di una dottrina, un messaggero che traduce intuizioni spirituali universali in termini visivi. Queste intuizioni si sforzano di essere rivelate, di trascendere gli aspetti fortuiti della forma e di mettersi in relazione ad elementi analoghi archetipici.

Questo processo di manifestazione può implicare la trasfigurazione di entità fenomeniche, così che la loro forma finale, l’espressione delle loro qualità essenziali, non ha alcuna rassomiglianza con la loro apparenza esterna o “reale”. In effetti, secondo la teoria indiana della scienza delle forme (sadanga), la forma prodotta non esiste mai così come appare all’occhio fisico, ma come oggetto “conosciuto”, corrispondente ad un prototipo mentale. Perciò la forma non è mai valutata per ciò che è, ma solo per quanto serve a fornire esperienza di verità religiose o metafisiche. Ciò che si cerca nella forma è la presenza che vi risiede dentro, “l’anima” imprigionata nella materia

Il cosmo è concepito come un “olone” ( un insieme perfetto ) o un “universo chiuso”, in cui tutti gli elementi della vita sono costantemente ricomposti alla fine di ogni ciclo cosmico. Così, tutte le manifestazioni dentro questo universo chiuso sono bilanciate da una realtà eterna ed immutabile, l’indivisibile centro. Quindi uno yantra è un paradigma geometrico di un olone, e una costruzione mistica dell’universo, in cui tutte le polarità sono unite armoniosamente.

Gli yantra sono forme geometriche armoniose che canalizzano positive energie del cosmo: osservandoli con concentrazione, si può percepirne l’energia; l’intensità del beneficio è proporzionale alla nostra concentrazione su questi diagrammi sacri e alla sensibilità delle nostre percezioni. Inoltre, secondo la concezione vedica, lo spazio o akasha (etere) è consapevole di tutto ciò che si trova in esso: anche se non vi sono persone presenti, gli yantra esercitano comunque un’influenza positiva sull’ambiente.

Realizzati in rilievo su lastra di rame puro con diagrammi in rilievo decorati a mano, confezionati con fodera in carta naturale con descrizione.

Il Simbolo Tantrico dell’Unità Cosmica

Il simbolo tantrico dell’unità cosmica Recensita dalla prestigiosa rivista americana Arts Review come «un libro incantevole, degna introduzione ad un nobile stato», quest’opera analizza approfonditamente gli yantra indù, altrimenti detti diagrammi di rinforzo, mostrando come ogni forma geometrica elementare possa generare una serie di figure lineari multi-dimensionali che fungono da «forme del pensiero»: osservando tali figure, l’aspirante yogi riesce a comprendere particolari modelli di forza, ad identificarsi completamente con la configurazione e, quindi, a rilasciare le forze indicate da ogni forma.

Gli yantra variano secondo il loro uso e ogni divinità possiede un proprio yantra che è animato da un appropriato mantra (sillabe sonore). Tali figure sono pertanto strumenti rituali e meditativi peculiari del tantrismo, diagrammi di potere che permettono all’uomo di intraprendere il viaggio spirituale di ritorno al centro primordiale, dove potrà percepire l’unione del sé con il cosmo. Questo studio pionieristico rivela, passo dopo passo, la dinamica di questo processo, spiegando la complessa costruzione simbolica dello yantra, con i suoi diversi livelli di significati metafisici.

Madhu Khanna chiarisce la corrispondenza tra le forme geometriche e i concetti, i mantra specifici, le tecniche meditative e i rituali associati ad ogni yantra, il loro utilizzo nell’architettura e nella scultura religiose, e l’uso che se ne può fare come talismani nella magia bianca e nera. Ma Yantra non è solamente il primo saggio specifico su quest’argomento, è anche un bellissimo libro da sfogliare perché contiene foto a colori uniche, ricche di un fascino senza tempo.

Yantra - Il Simbolo Tantrico dell'Unità Cosmica

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