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Vitamina C e Coronavirus: una cura è possibile?

Vitamina C e Coronavirus: una cura è possibile? @

ARTICOLO A CURA DI VALERIO PIGNATTA E STEFANO PRAVATO.

Carissimi lettori, oggi desideriamo condividere con voi una notizia importante sull’argomento più discusso nelle ultime ore: il Coronavirus.

Nell’ospedale cinese di Zhongnan dell’Università di Wuhan, le autorità sanitarie locali stanno avviando uno studio clinico su pazienti che hanno contratto l’infezione da coronavirus Covid-19 testando l’efficacia terapeutica della vitamina C somministrata in grandi dosi”.

Valerio Pignatta

Per enfatizzare l’importanza di quest’ultima news, già il dottor Frederick Robert Klenner, esperto in materia, diceva che mentre si aspettano i risultati delle analisi di una possibile infezione, converrebbe cominciare subito la terapia e somministrare vitamina C.

In tempi più recenti, il dottor Thomas E. Levy ha sostenuto come non esista, e quasi certamente non possa esistere, nessuna malattia virale che non risponda positivamente all’uso di vitamina C

Non stiamo parlando di pasticche da banco, ma ovviamente di impiego medico, cioè infusioni endovena di soluzioni a base di ascorbato di sodio. E parliamo di quantità multi-grammo.

Finalmente, e il merito e gli onori del caso spettano ai ricercatori cinesi, nel bailamme di notizie che circolano su questa malattia e sugli ipotetici vaccini di cui ci si potrebbe giovare secondo l’OMS solo tra un anno e mezzo (e che comunque, anche se dovessero essere funzionali, sarebbero sempre e solo preventivi e non curativi), si fa strada la notizia di una sperimentazione seria che mira a trattare i malati qui e ora, ai quali altrimenti sarebbero riservate solo cure che spesso possiamo solo definire come palliative e di supporto, cioè miranti a ridurre la sofferenza in attesa e nella speranza che l’organismo riesca a farcela da solo.

La sperimentazione cinese recluterà 140 malati conclamati di polmonite derivata dal nuovo coronavirus (ora definito SARS-CoV-2) e il protocollo di cura prevede l’infusione di 24 grammi al giorno di vitamina C per sette giorni.

Con pragmatismo, quindi, i ricercatori cinesi hanno preso atto che non esisteva una sperimentazione solida basata sui canoni moderni della EBM (Medicina Basata sulle Evidenze), concetto che non è così intuitivo come potrebbe far supporre il termine. E hanno deciso di farsela da sé, una sperimentazione che usa dosi alte per un periodo di tempo lungo e mediante infusione endovenosa. Era ora.

Era ora che qualcuno mirasse a valutare l’efficacia di una cura con la quale il dottor Klenner negli anni della sua attività medica, grosso modo dal 1940 al 1984, curò pazienti con parecchie malattie virali impiegando questa vitamina in dosi e modalità fino ad allora non ritenute valide. Il dottor Levy, nel suo libro “Vitamina C. Per liberarti da malattie infettive e tossine“, ha riportato più di 1200 riferimenti a studi pubblicati comprovanti l’efficacia della vitamina C come rimedio per le malattie virali e come antitossico in genere.

Sarà utile anche ricordare a questo punto un episodio di alcuni anni fa: i parenti di un malato neozelandese, Allan Smith, dovettero ricorrere all’avvocato per fare somministrare vitamina C al proprio caro quando le cure ospedaliere erano state sospese perché la polmonite virale che egli aveva contratto sembrava arrivata all’esito fatale. Chiedere oggi ad Allan Smith se la vitamina C fa bene in generale forse non ha senso, ma la sua vicenda di guarigione avrebbe potuto perlomeno indurre qualcuno ad avviare una sperimentazione seria…

Però una sperimentazione seria, come sappiamo, ha un costo enorme e chi mai lo potrebbe sostenere con profitto? Non l’industria, dato che la vitamina C è già commercializzata a tonnellate e non solo nell’ambito sanitario e degli integratori: è presente in quasi ogni preparato alimentare industriale e spesso anche artigianale, per non parlare degli impieghi negli allevamenti animali, specie ittici. Inoltre, curioso ma quasi incredibile, per la salute degli animali di laboratorio viene impiegata in media molta più vitamina C di quella raccomandata per la salute negli esseri umani. Gli Stati nazionali poi, quasi sempre, preferiscono non accollarsi singolarmente una tale spesa e, piuttosto, fanno riferimento all’OMS la quale, per ogni malattia, ha già un repertorio di terapie approvato.

Ma attenzione: quelle terapie vengono trasmesse pari pari di generazione in generazione, come le “nuove” edizioni dei libri che riportano le stesse informazioni delle loro versioni precedenti. Ossia, l’inclusione dei nuovi utilizzi della vitamina C all’interno dei manuali è improbabile che possa anticipare l’adozione da parte dei medici, e i medici, in un circolo vizioso, non l’adottano perché i manuali non ne parlano. Aggiungiamo che scoprire un nuovo uso per una sostanza già brevettata non porterebbe grandi guadagni aggiuntivi all’industria del farmaco. Al contrario, possiamo immaginare che se la vitamina C fosse approvata come trattamento antivirale, ci sarebbero parecchi prodotti brevettati a suon di soldoni che sarebbero messi in discussione. Basta pensare, ad esempio, ai più noti antivirali utilizzati nel caso dell’influenza.

Ben venga quindi la sperimentazione cinese. La data della sua fine è fissata per il 30 settembre 2020. Vi terremo aggiornati.

Nel proprio piccolo, tuttavia, chiunque può mettere in atto minimi accorgimenti per limitare la possibilità di contagio di una infezione virale e per dare una prima risposta a eventuale infezione conclamata. Ad esempio, si può mettere in atto una integrazione con vitamina C che aiuti il sistema immunitario. Ciò è il soggetto di un altro libro Macro “Guarire con la Vitamina C curato da Stefano Pravato (uno dei due autori di questo articolo). Da: gruppomacro

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Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay
Foto di freakwave_ da Pixabay

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