Visione Esoterica della Santa Pasqua

Visione Esoterica della Santa Pasqua – Omraam Mikhael Aivanhov

Siete in attesa che vi parli… ma che cosa volete di più? Guardate, la natura ha già parlato a tutti. Non vi siete accorti che tutt’intorno a noi sta accadendo un avvenimento che si chiama “primavera”?… Ah, ve ne siete accorti… E’ magnifico. Si sente che tutto si muove, come sotto un flusso che proviene dal cosmo e che tra poco inonderà la terra, i fiori, gli alberi, gli uccelli… che meraviglia! Ecco uno dei fenomeni più straordinari della vita: la primavera.

Ecco dunque la primavera, la rigenerazione che si avvicina, ed è questo il processo che ci interessa: tutto il resto lasciamolo da parte per ora. Il periodo dell’equinozio di primavera è uno dei più importanti dell’anno. E se la resurrezione di Gesù viene ricordata proprio in questo periodo, è perchè si tratta in realtà della resurrezione di tutta la natura, che veniva festeggiata già molto prima dell’avvento di Gesù. Nel corso dei secoli si è persa la luce dell’Iniziazione e i cristiani non sanno più come interpretare la resurrezione .

Ogni anno tutto si rinnova… Si, tutto fuorché gli esseri umani! Gli uomini rimangono così come sono, e non si mettono all’unisono con questo risveglio. Avvertono che qualcosa avviene nell’aria, ma non si lasciano influenzare. E’ ora che imparino ad aprire le porte e le finestre del loro essere, affinchè questa vita possa penetrarli e impregnarli. Ecco la cosa importante da dirvi questa mattina. E’ un peccato che questo fenomeno avvenga soltanto in natura, e che gli esseri umani, troppo concentrati su vecchie cose, non lo avvertano nemmeno. E’ necessario essere liberi e ricevere a braccia aperte la nuova vita.

Osservate il lavoro che il Sole che sta facendo su tutti quei piccoli semi che dormivano! Ha detto loro: “Ma che cosa aspettate? O dovete dare qualcosa. Su, al lavoro ! – Ma siamo tanto piccoli, deboli… – No, no, provate e vedrete, io vi aiuterò.” Così, tutti quei semi si fanno coraggio. Ogni giorno il sole li scalda, li accarezza, parla loro, e dopo qualche tempo si vedranno spuntare dei fiori magnifici che daranno ispirazione e gioia a poeti, pittori e musicisti. Perché non potrebbe accadere la stessa cosa con noi?

Noi siamo dei semi piantati nel suolo spirituale, e sotto i raggi del sole possiamo sviluppare colori ed emanare profumi così squisiti da far estasiare perfino le divinità. Che cos’è un fiore? Esso non sa cantare, né danzare, né suonare il violino, eppure i cantanti, i ballerini e i musicisti rimangono estasiati nell’ammirarlo… E se noi pure fossimo capaci di diventare come dei fiori, non potrebbero venire a esprimere la loro meraviglia nel vederci perfino le divinità, che sono molto superiori a noi? Direbbero: “Oh, che bel fiore!” e si occuperebbero di noi per renderci ancora più puri, più luminosi e più profumati.

Perciò, colui che vuole far crescere il seme del Cristo in lui, cerca di far diventare la sua anima una principessa meravigliosa, piena di amore, di umiltà e di dolcezza, sempre pronta a compiere la volontà divina fino al punto di donare la sua vita. Ecco perchè la religione ha sempre caldeggiato un atteggiamento di ricettività, di devozione, di adorazione nei confronti del mondo divino: inchinarsi, inginocchiarsi, prosternarsi, cioè diventare “donna”, simbolicamente parlando.

Quando l’anima del discepolo è diventata come una giovane principessa, ornata di perle e di pietre preziose, lo Spirito cosmico viene a unirsi a lei per fecondarla. Ma il discepolo deve essere molto attento, perchè accade che alcuni fra coloro che pretendono di attirare lo Spirito Santo, attirano in realtà soltanto energie negative !… poichè, avendo trascurato di purificarsi in precedenza, hanno effettivamente attirato degli spiriti, ma spiriti tenebrosi. Come potete immaginare che lo Spirito Santo venga a manifestarsi in voi se non cercate di vivere una vita divina ?… Comunque il modo migliore per attirarlo è sempre quello di nutrire per lui un grande amore.

Nel momento in cui l’unione avviene, il discepolo sente che, per la prima volta nella sua vita, gli sta accadendo qualcosa di stupendo, di immenso, di grandioso e ne rimane sconvolto; tutto il suo essere vibra di gioia e di speranza. Il seme del Cristo in lui, poco a poco, prende forma e il discepolo non sciupa più le sue energie disperdendole verso l’esterno in cose futili ed effimere, ma si consacra interamente al suo compito di nutrire il Cristo bambino in lui, esattamente come fa il sangue della madre con il feto durante la gravidanza.

La nascita del Cristo, del Bambino divino in noi, è quell’evento che i Vangeli chiamano: la seconda nascita. Direte: “Ma sono io che nasco per la seconda volta oppure è un altro essere che nasce in me?” In realtà, che siate voi o un altro essere, è indifferente. Comunque, si può dire che siete voi che nascete, dal momento che vi rendete conto di avere un’altra coscienza, altri pensieri, altri sentimenti e che state entrando in un mondo che esiste da sempre, nel quale prima non potevate ancora entrare, in quanto non era ancora avvenuta la vostra seconda nascita. Dunque, dicevo: siete voi a nascere, ma al tempo stesso è un altro essere che nasce in voi, un figlio il cui padre è Dio stesso. L’anima umana è diventata una madre che, grazie alle sue virtù, è riuscita ad attirare lo Spirito cosmico.

“Se non morrete, non vivrete”

Lo Spirito cosmico è là, sempre vigile; non chiede che di penetrare in noi per deporvi i suoi doni, ma come può farlo se è tutto chiuso e barricato ? soltanto colui che decide di consacrare la sua vita alla venuta del Regno di Dio sulla terra può attirare a sé lo Spirito cosmico. In quel momento, il suo cuore e la sua anima si aprono, e ne erompe un gettito di scintille come quelle dei fuochi di artificio, che si proiettano al di sopra della sua testa formando una corona. Ed è così che, in quell’oscurità in cui il mondo è immerso, in quella notte senza stelle, in cui tutti si lamentano e si massacrano, dalle tenebre emergono proiezioni luminose, che sono altrettanti segnali verso i quali si dirige lo Spirito per prendere quell’essere sotto la sua protezione.

“Se non morrete, non vivrete”, disse Gesù. Il concetto di resurrezione è obbligatoriamente legato a quello di morte, di disgregazione. Fintanto che il seme non muore, si oppone alla manifestazione di quella potenza di vita che ce la in sé. Nell’uomo, è la sua natura inferiore che deve morire, per lasciare il posto allo spirito, c quel principio divino che trova così la possibilità di liberarsi per agire e trasformare tutto. Il segreto della resurrezione è qui, sotto i nostri occhi, nella natura, e attende solo che lo comprendiamo, che ci decidiamo a morire consapevolmente, affinché sorga da noi un uomo nuovo. Pochissimi, anche fra gli Iniziati, sono riusciti a risuscitare per diventare immortali poichè non vi è nulla di più difficile che soggiogare la natura inferiore, che è estremamente abile, scaltra, e che sa come fare per attirarci nelle sue spire. Per sfuggirle, è necessario molto discernimento, un amore potente e una volontà incrollabile.

Per risuscitare e raggiungere l’immortalità bisogna elevarsi fino alla Divinità per fonderci in essa, e al tempo stesso attirarla, affinchè venga a dimorare e a manifestarsi in noi. Dite: “Signore, non sono più io che vivo e mi manifesto, ma il tuo Spirito in me.” Vi perdete nello spazio infinito, affinché non rimanga di voi nemmeno un atomo e affinché Lui venga, il Potente, il Grande, il Forte, ad occupare il vostro posto…

La vera resurrezione avviene progressivamente

Naturalmente, la vera resurrezione totale, definitiva, dell’essere umano, non avviene all’improvviso, ma progressivamente. Quando accendete una candela, sapete di poter dar fuoco a tutta la terra, poichè possedete già una fiamma. Alla stessa stregua, nel momento in cui accendete una cellula nel vostro corpo o nel vostro cervello, si può dire che abbiate il fuoco in voi, e sebbene tutte le altre cellule non siano ancora accese, il fuoco potrebbe rapidamente raggiungerle. A Pasqua, nelle chiese ortodosse, il pope accende un cero, poi passa la fiamma al cero del suo assistente, e così, mentre il fuoco passa di cero in cero, tutta la chiesa viene ad essere illuminata. Perciò, miei cari fratelli e sorelle, è necessario che riusciate a risuscitare almeno una cellula, perchè quella sarà in grado di accendere le cellule vicine, e poi tutte le altre… ed è così che la luce si propagherà poco a poco in tutto il vostro essere.

“Se non morrete, non vivrete.” Morire significa espandersi nell’infinito per cedere il posto al Signore, affinché sia Lui a dimorare in voi. Non date più valore alla vostra esistenza, volete morire, ma ad una sola condizione: che sia Dio stesso a prendere il vostro posto. E se insistete veramente, Egli sarà obbligato a cedere, perché state utilizzando energie della Sua stessa natura. Non potrà dire: “Vedremo, si dovrà riflettere ed esaminare come ha vissuto in passato.” No, il passato non c’è più, non c’è più nulla: dinnanzi a un simile desiderio, tutto il resto si cancella e rimane soltanto la decisione che avete preso oggi.

Fintanto che non vorrete cedere in voi il posto a un essere superiore, nemmeno al Signore, rimarrete vulnerabili, malaticci, apprensivi e infelici. Non esiste religione superiore al sacrificio: accettare di morire per vivere, per essere vivi di una vita diversa dalla vostra, per essere vivi della vita di Dio. Volevate sparire, ma ora non soltanto non sparite, ma diventate più grandi di prima. Ed è questo il vero eroismo. I veri eroi sono coloro che non hanno paura di scomparire per essere sostituiti dalla Divinità.

(Tratto da Natale e Pasqua nella tradizione iniziatica, di Omraam Mikhael Aivanhov, Prosveta Editore). Fonti articolo: Fonte 1Fonte 2

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Crediti foto; Alexas_Fotos – Pixabay

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