Va’ Verso Te

Va’ Verso Te – La vocazione divina dell’Uomo.

Questo libro è la sintesi del lavoro di tutta una vita. Vai verso te, titolo che riprende l’imperativo dato da Dio ad Abramo, mostra come ogni individuo nasconda nella sua identità terrena il Seme divino della creazione, con il quale deve stringere di nuovo un’Alleanza che lo condurrà fuori dall’esilio in cui si trova.

Attraverso la rilettura delle principali figure bibliche Annick de Souzenelle propone un nuovo tentativo per decifrare i simboli che abitano dentro di noi. Il fulcro della sua potente lettura è l’uomo, nella sua natura di essere mutante.

“La custodia del nostro inconscio è la legge fondamentale che presiede alla tensione creatrice, la sola che innalza dalla vita verso l’increato in sé, il divino in sé, per costruire la persona”.

APPROFONDIMENTI

«Va’ verso te»

Far crescere l’Albero della Conoscenza per divenirne il frutto, costruire la Spada, divenire Figlio, è dire la cosa più bella, la vera vocazione dell’Uomo in differenti immagini.

Lasciare Babele e il suo chiacchiericcio per “salire a Gerusalemme”, la città santa interiore a ognuno, in una verticalizzazione dell’essere, e prendere il cammino del Verbo, è entrare nella dinamica della nostra vera natura, nella perpetua genesi di se stessi e prendere parte a un gioco di vita dalle regole molto differenti da quelle che, per nostra conoscenza, reggono la parvenza dell’ordine del mondo ridotto alla sua orizzontalità animale.

In questo mondo, molti degli avvenimenti restano tuttavia sospesi alle decisioni degli dèi caso, fortuna, iella… che a poco a poco l’Uomo avvicina nel corso della sua verticalizzazione. Scopre le leggi che strutturano il creato, gli angeli, tutti i figli del logos.

Questo sollevamento dell’essere, poiché è condotto dalla salita della linfa dell’Albero della Conoscenza, non può viversi se non nelle nozze dell’Uomo con il suo altro lato, la sua ‘Ishah. L’ ‘Adam del mito lo sa bene, e accusa il suo femminile di avergli dato da mangiare il frutto dell’Albero della Conoscenza prima dell’ora discolpandosi davanti al suo Dio.

«È la donna che mi hai data per essere con me che mi ha dato dell’Albero e io ho mangiato».

Questo versetto cantato e danzato domandava di integrare un Dalet eufonico nella parola ‘Imi per dire “con me”. Questa parola diviene allora ‘Imadi che può essere letta: “perché io mi verticalizzi”.

Ma questo maldestro ‘Adam che non ha “custodito la sua ‘Ishah e l’ha consegnata nelle mani del Hat’a non può verticalizzarsi! Tutte le sue energie defluiscono al piede del suo Albero per la ferita che gli ha fatto il Serpente Hat’a, “schiacciandogli il tallone”.

Nel mito greco al quale mi sono riferita precedentemente, Edipo si trascina, come l’ ‘Adam, su un piede ferito, dalla sua nascita, dal padre diabolico, Laio, che ha stretto una corda intorno al tallone del bambino e l’ha fatto sospendere a un albero della foresta perché venisse divorato dal mondo animale…

Si conosce il seguito del racconto; non posso insistere qui se non sulla richiesta dell’eroe che, salvato da un pastore di Corinto e adottato dal re e dalla regina di questo paese, sarà alla perpetua ricerca della sua vera identità.

Se si comprende che i genitori adottivi sono padre e madre di questo mondo, e che Laio è il Hat’a che si è sostituito al Padre divino, noi percepiamo la ferita di Edipo come il lancinante richiamo di un interrogativo essenziale in lui. “Chi sono?”, domanda alla Pizia di Delfi, voce del dio del cielo che infine consulterà.

Proseguendo la sua corsa tanto dolorosa quanto errante, per sfuggire al destino pronunciato da Dio, Edipo non sa che in realtà continua ad assumersi la sua matrice d’acqua, in una fase nuova e creatrice, nella quale si arricchisce di informazioni ancora inconsce ma che, a causa dello spavento provocato dall’incontro con il suo mostro strangolatore, affiorano alla sua coscienza.

Solo l’Uomo può verticalizzarsi! Risponde alla domanda della Sfinge. Lo sa bene, lui che si sente così dolorosamente strisciante.

Vincitore della Sfinge a cui ha saputo dare la risposta fondamentale, Edipo ne integra l’energia sposando Giocasta, la sua ‘Ishah-‘Adamah di cui la Sfinge era una prefigurazione.

I quattro figli che nascono da questa unione significano la crescita del Figlio divino in Edipo che ha assunto le quattro tappe tradizionali del cammino dell’Uomo. Edipo entra nella dimensione regale del suo essere, non quella del mondo che avrebbe ereditato dai suoi genitori di Corinto, ma la regalità del cuore, quella che lo conduce a Corinto dove, cieco e nudo, chiamato dal suo Signore, passa le “porte di bronzo”… quelle della matrice del cranio.

Va' Verso Te
La vocazione divina dell’Uomo

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