Uscire dalla Paura

Uscire dalla Paura Rompere l’identificazione col bambino emozionale.

Spesso, a causa del nostro bambino interiore ferito, ci percepiamo come individui carenti e inadeguati. Questa percezione negativa del sé genera paura e ansia, e ci induce a ripetere dinamiche dolorose nelle nostre relazioni intime.

In questo libro, interamente aggiornato e ampliato, Krishnananda, con la sua compagna Amana, presenta un metodo semplice per apprendere come rompere l’identificazione col bambino emozionale e porre fine ai nostri schemi interiori negativi.

Naturale prosecuzione e complemento del precedente A tu per tu con la paura, il libro presente scende nel concreto, spiegando come rimarginare le ferite che si frappongono tra noi e l’amore, la gioia, la vita, e ci portano a essere guidati dalla paura

Ripercorrendo l’applicazione del loro metodo, nelle loro stesse vite e in quelle di chi ha seguito i loro seminari, gli autori lo rivisitano in questa nuova edizione, alla luce delle esperienze maturate nel corso degli anni trascorsi dalla prima edizione del volume. Ogni capitolo termina con esercizi utili ai lettori perché possano direttamente sperimentare e mettere in pratica il percorso proposto.

Quando ero bambino uno dei miei film preferiti era “Hans Christian Andersen”, con Danny Kaye. I miei genitori ci comprarono il disco con le canzoni del film e noi le cantavamo in continuazione. Una di queste era “C’era una volta un brutto anatroccolo”, la storia di una piccola anatra veramente brutta, “con delle piume scure e arruffate”, esclusa dal mondo delle anatre per la sua diversità. L’anatroccolo fu costretto a vagabondare, finché un giorno si trovò in mezzo a dei cigni e scoprì che anche lui era un bellissimo cigno cui era però accaduto di nascere nel mondo sbagliato. In un certo senso, siamo anche noi in viaggio verso la riscoperta della nostra vera natura di “cigni”, del nostro sé reale. Abbiamo ingannato noi stessi credendo di essere “anatre”.

Anatre che vedono e sentono se stesse come creature spaventate, brutte, non amate e non amabili, creature che vivono in un mondo estraneo e ostile, dove nessuno le considera né le apprezza, piccole anatre stressate e competitive.

I cigni invece, vedono e sentono se stessi come esseri amabili e ricchi di doti, che vivono pacificamente in un mondo che può essere splendido. Nel mio primo libro, “A tu per tu con la paura” (Urra Apogeo Ed.), ho condiviso le mie esperienze nel lavorare con le mie paure come via verso una vulnerabilità e una accettazione di sé più profonde. Penetrare profondamente nelle ferite del bambino interiore è una via per creare amore nella nostra vita, amore per noi stessi e amore per gli altri. Per anni ho esplorato queste ferite interiori, uno spazio che prima avevo ignorato e represso, realizzando infine che quando queste ferite sono inconsce sabotano la nostra vita e il nostro amore in mille modi.

Continuo a vivere e ad insegnare ciò che ho scritto in quel libro, ma da allora la mia comprensione si è approfondita e ora vedo che quel tipo di esplorazione è solo il primo passo del viaggio. Senza il secondo, è possibile perdersi in quelle ferite, perché ciò che si frappone tra noi e l’amore, tra noi e la gioia, non è solo il fatto che abbiamo delle ferite non guarite, ma che siamo identificati con esse. Portiamo con noi un’autoimmagine ferita e crediamo che questo sia ciò che siamo. Siamo identificati col “bambino emozionale” dentro di noi. Mi riferisco a questo spazio come al “bambino emozionale” perché è in balia di potenti emozioni che sono al di là del nostro controllo e, spesso, al di là della nostra coscienza.

Fintanto che siamo presi in questa identificazione, siamo “fuori controllo” e guidati dalla paura, come una macchina guidata da un bambino impetuoso e non centrato. Per me il secondo passo è stato realizzare che questo bambino emozionale non è ciò che io sono. Sono stato fortemente identificato con l’autoimmagine e la sensazione interiore di essere un fratello minore che non poteva mai essere all’altezza del fratello maggiore, che percepivo come più intelligente, carismatico, sicuro di sé e perfino più sensibile e premuroso di quanto fossi io. Sentivo anche che lui otteneva sempre l’attenzione e il rispetto che io bramavo e che tutti invece, compresi i miei genitori, riservavano a lui.

Ho esplorato ogni possibile aspetto di questa ferita, eppure la vergogna, le paure e le insicurezze sono rimaste; in certe situazioni mi ritrovo totalmente in balia di quella esperienza e nell’impossibilità di fare alcunché se non osservarla, tutti gli sforzi per cambiarla o liberarmene non hanno mai funzionato e infinite volte ho cercato di sabotare le mie azioni in situazioni in cui mi sentivo sotto stress. Per molto tempo non ho avuto alcuna idea della possibilità di essere qualcosa di diverso da questo ruolo, sembrava che fosse essenzialmente ciò che io ero e che tutti gli sforzi per fuggirlo fossero solo coperture.

Ricordo un intenso momento della mia vita in cui ciò si manifestò con particolare evidenza. Mio fratello era una matricola alla Harvard University e io stavo preparando la domanda di ammissione. Un giorno arrivò la lettera dal preside di facoltà e, quando la aprii, rimasi sbalordito vedendo che ero stato accettato. Reagii come se fossi convinto che doveva esserci stato un errore. Più tardi venni a sapere che il preside aveva detto a mio fratello, che allora era uno dei redattori dell’Harvard Crimson: “Se tuo fratello vale la metà di quanto vali tu, lo accetteremo”.

Questa autoimmagine di fratello minore che in fondo valeva solo la metà mi ha tormentato per tutta la vita. Ma venne un momento, nel corso della mia ricerca interiore, in cui cominciai a realizzare che questo non era ciò che sono, cominciai gradualmente a riconoscere che quell’autoimmagine era il risultato di un potente condizionamento. Uscendo dalla rete familiare, trovando per me stesso una nuova vita e un nuovo mondo, sviluppando le mie qualità e approfondendo la meditazione vidi che si trattava di qualcosa che veniva dal passato.

Inoltre, cosa piuttosto strana, ero così offuscato da quella percezione di me stesso da non potere nemmeno vedere che i miei genitori in realtà mi rispettavano e mi apprezzavano per ciò che ero, per le mie particolari qualità e per aver trovato il coraggio di abbandonare la famiglia in cerca di un nuovo modo di vivere. Col cambiare della percezione di me stesso cambiò anche la mia vita. Molti dei vecchi comportamenti che in passato condizionarono così fortemente le mie relazioni, la mia creatività e la mia gioia, divennero sempre meno determinanti.

Ci sono ancora molti momenti in cui la vecchia percezione di me stesso sopraffà la mia coscienza, ma la differenza è che sono consapevole della cosa e posso osservarla da una certa distanza.

Non è facile riconoscere la nostra natura di “cigni”, perché la nostra identificazione con l’ “anatra” è parecchio profonda, essendo cominciata in un periodo in cui stavamo solo iniziando a dare forma al concetto di sé. Abbiamo basato la nostra percezione di noi stessi sui valori di coloro che si prendevano cura di noi, della società e della cultura in cui venivamo cresciuti e abbiamo dunque imparato a estraniarci da noi stessi. Questa è la base di ciò che chiamo “bambino emozionale” – un’esperienza interiore di sé piena di paura, vergogna e sfiducia, coperta da comportamenti compulsivi. Il fatto che il nostro bambino emozionale guidi la nostra vita si manifesta in diversi modi.

Uno di questi è il ritrovarci a ripetere continuamente, nelle nostre relazioni, gli stessi dolorosi schemi di comportamento, senza riuscire a vederne la ragione, un altro è il perdersi in un tipo di comportamento cui si diviene assuefatti, un altro ancora è il ripetersi di certi incidenti e malattie o il sabotare costantemente la propria vita. Un altro ancora è il sentirsi rassegnati, scoraggiati e senza speranza. Mi è stato di grande aiuto esplorare, sentire e comprendere le ferite che mi portavo dentro. Ma ad un certo punto, mi sono accorto che la mia attenzione stava naturalmente spostandosi verso l’osservare i momenti in cui sono sopraffatto dal mio bambino emozionale. Sono molto meno interessato a quello che accadde nel passato e più focalizzato sull’osservare come questo bambino emozionale, ora, continua ad agire sulla mia vita quotidiana. Noto che questo è un naturale passaggio anche per la gente con cui lavoriamo nei nostri corsi: una volta che è divenuta intimamente connessa con le ferite interiori sposta l’attenzione sul presente.

Focalizzarsi sul presente significa vedere quando e come ci identifichiamo con il nostro bambino emozionale, significa notare come, in qualsiasi momento, possiamo essere sopraffatti dalla vergogna, dalla paura o dalla sfiducia e agire come agisce un bambino: reagendo, lamentandoci, facendo compromessi o perdendoci in qualche sorta di assuefazione. Ciò che qui condivido è, fondamentalmente, il materiale che io e Amana, la mia compagna, usiamo nei nostri gruppi.

Circa venti anni fa, dopo aver passato molti anni seguendo diversi cammini spirituali, andai in India e divenni discepolo di un maestro spirituale illuminato. Da allora ho continuato ad essere suo discepolo e, durante questi anni, ho seguito con molta intensità e passione il percorso verso la scoperta di sé da lui indicato. Questo cammino ha essenzialmente significato imparare a portare consapevolezza nella mia vita e a essere nel presente con una qualità di gioiosa celebrazione. Quando andai in India, sebbene fossi in una relazione, avevo solo una pallida idea di cosa fosse l’amore e di cosa significasse essere vicini a qualcuno, ero troppo preso da me stesso, dal mio lavoro e dal “farmi i fatti miei”, ma tutti questi anni mi hanno insegnato qualcosa in più su come amare.

L’approccio che qui presento è un metodo specifico per osservare e comprendere come il bambino emozionale agisce nella nostra vita. Ciò può risultare difficile, perché il bambino emozionale ha una forte presa sulle emozioni e sui comportamenti. Spesso, quando ne siamo catturati, non c’è molto spazio per osservare, perché passiamo dallo stimolo alla reazione in tempo record. Il fine del nostro metodo non è cambiare o sistemare le cose, ma semplicemente osservare e dare spazio a ciò che c’è. Questo processo ci libera un po’ alla volta dal controllo e dalla paura di quella nostra parte: comprendendo come essa guida la nostra vita andiamo oltre la sua influenza e cominciamo ad avere la possibilità di scegliere, non siamo più “fuori controllo” o dominati dalla paura.

Mi colpisce che una delle questioni più profonde che ci troviamo ad affrontare nel portare amore e gioia nella nostra vita sia come trasformare i nostri vecchi modelli di comportamento negativi. Ciò costituisce il tema di questo libro.

Ciascun capitolo copre un’area che ho esplorato nel corso della mia ricerca interiore e porta molti esempi tratti dalla mia vita. Cito anche esempi di amici e partecipanti ai miei gruppi ma, naturalmente, ho cambiato i nomi e alcune circostanze per proteggerne la riservatezza. I capitoli sono quanto più possibile concisi e semplici, seguiti da specifici esercizi per facilitare la personale esplorazione di ciascun lettore.

“Il vero nettare della vita è dentro di te. Proprio in questo momento puoi ritornare in te, guardare dentro di te. Non c’è bisogno né di preghiere né di adorazioni. Tutto ciò che serve è un viaggio silenzioso verso il tuo essere. Questo è ciò che chiamo meditazione, un pellegrinaggio silenzioso verso il tuo essere. E quando trovi il tuo proprio centro, hai trovato il centro dell’intera esistenza.” Osho

Uscire dalla Paura Rompere l’identificazione col bambino emozionale Le numerosi ferite interiori generate dalla paura sabotano l’amore in molti modi. Riconoscerle è il primo passo fino a rompere l’identificazione con il dolore e la paura, per poter vivere e amare. In questo libro l’autore approfondisce il tema della paura, già trattato nel suo precedente”A tu per tu con la paura” e ci suggerisce come guarire il bambino emozionale.

Uscire dalla Paura
Rompere l’identificazione col bambino emozionale

Quando hai paura di fallire ricorda che… Perché dovresti fallire più spesso… per avere successo . Per avere successo, nelle piccole e nelle grandi sfide di tutti i giorni, le sconfitte spesso valgono più delle vittorie… leggi questo articolo

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Crediti foto: pedrofigueras via pixabay

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