Tipi di personalità: Perchè possiamo essere timidi, ma anche estroversi


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Tipi di personalità: Perchè possiamo essere timidi, ma anche estroversi …e essere socievoli, ma allo stesso tempo introversi? Sembrano delle contraddizioni, anche abbastanza insensate: come possono due atteggiamenti completamente opposti convivere in una stessa persona? Ebbene, la risposta risiede nella comune confusione di due concetti sostanzialmente differenti, i quali spesso ci inducono ad etichettare noi stessi unicamente come solitari o animali da festa, e soprattutto a collegare necessariamente i tratti timido-introverso e socievole-estroverso. Non è così.

I termini introverso/estroverso riguardano il concetto di flusso di energia che proviene da noi stessi: sono sostanzialmente il modo in cui ci “ricarichiamo” e guadagniamo energia.

Gli estroversi tendono a prenderla dall’esterno, hanno bisogno di circondarsi di altre persone e amano farlo; ma ciò non implica necessariamente essere anche socievoli.

Le persone timide-estroverse sono quelle che potremmo trovare sedute in disparte ad una festa, e potremmo anche convincerci che non abbiano alcun interesse a socializzare: sbagliato. Esse aspettano solo che qualcuno gli parli per cominciare una conversazione, e quando ciò accade si rivelano essere eccellenti ascoltatori, poiché amano il contatto con gli altri, solo hanno timore di avviarlo. Il concetto di timidezza è collegabile a quello di ansia, il quale si sviluppa intorno alle altre persone, soprattutto quelle sconosciute, ma per quanto riguarda le interazioni con amici intimi; i timidi-estroversi possono, anzi, spesso sentono il bisogno di parlare, e parlare, e parlare.

Gli individui che possiamo invece definire introversi non hanno alcun problema a passare del tempo da soli, anzi: questo è il modo in cui si ricaricano, concentrandosi sul proprio mondo interiore. Essi prendono energia dal tempo speso a riflettere, e non provano il bisogno di circondarsi di altre persone, poiché si sentono perfettamente a loro agio con sé stessi. Un introverso potrebbe decidere di stare a casa il sabato sera e non avrebbe alcun problema a farlo.

Ma anche in questo caso, il nostro introverso non sarà necessariamente anche timido. Se rivolgiamo la parola ad un introverso-socievole, questo ci risponderà tranquillamente e con piacere, e con lo stesso piacere continuerà la conversazione: se non l’ha cominciata lui è semplicemente perché non ne sentiva il bisogno, o forse stava viaggiando nel labirinto del suo mondo introspettivo. Ed è dopo aver speso una larga quantità di energia nel socializzare che sentono il bisogno di ricaricarsi, sempre nella piacevole compagnia del proprio io.

La differenza, quindi, tra introverso ed estroverso consiste sostanzialmente nel modo in cui vediamo il mondo e viviamo la realtà: concentrandoci maggiormente su persone e oggetti, ovvero il mondo esterno; oppure su idee ed introspezione, il mondo interiore.

I due concetti, e la relativa teoria sui tipi di personalità appena esposta, vennero introdotti e così definiti da Carl Gustav Jung negli anni 20, quando definì il rapporto esistente tra questi come una dicotomia: possiamo ovvero essere uno, o l’altro, ma non entrambi. Ciò che invece consiste in uno spettro e quindi in più variabili è il concetto di timidezza e socievolezza, definibili come atteggiamenti.

Oltre alla prima dicotomia, Jung ne introdusse altre due, riguardanti quelle che definì come funzioni cognitive:

  • quella della percezione, che consiste nel modo in cui prendiamo le informazioni dal mondo esterno: sensitività (S) se ci concentriamo sull’esperienza del mondo avvenuta attraverso i cinque sensi; intuizione (N) se preferiamo interpretare l’esperienza della realtà e cercare in questa un significato;
  • quella del giudizio, che riguarda come prendiamo una decisione: ragionamento (T) se prima di decidere pensiamo alle conseguenze possibili, in modo logico e distaccato; sentimento (F) se ci basiamo su ciò che proviamo e, appunto, sentiamo a riguardo.

Queste differenze furonoriprese  da Katharine Cook Briggs ed Isabel Briggs Myers negli anni 50, le quali aggiunsero a queste dicotomie quella stessa tra percezione (P) e giudizio (J), a seconda che, nel contesto dell’azione nel mondo esterno, l’individuo preferisca prendere decisioni o rimanere aperto a nuove possibilità ed informazioni.

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Combinando queste lettere nel contesto Estroverso (E) / Introverso (I) si ottengono così i cosiddetti 16 tipi di personalità dell’Indicatore Myers-Briggs (ISTJ, ESFP, INTP, ecc.): fu organizzato infatti un questionario (MBTI: Myers-Briggs Type Indicator) per consentire di conoscere il proprio tipo.

Non siamo dunque classificabili unicamente in introversi ed estroversi; ma ci sono davvero solo sedici tipi di persone del mondo?

Siamo individui in continuo divenire, siamo combinazioni di sfumature di tratti presenti in modo differente in ciascuno di noi, siamo unici in quanto esseri umani, diversi da una persona con il nostro stesso tipo psicologico anche per pochi parametri. Ma lo siamo.

La risposta è quindi: il più categorico dei NO.

Per questo motivo il test MBTI vi presenterà il risultato più probabile, insieme ad altre due combinazioni di tratti a cui potreste possibilmente appartenere. Forse sentirete di appartenere a tutte e tre, forse a nessuna, forse a qualcuna per certi aspetti.

Ad ogni modo, non dobbiamo dimenticarci che si tratta pur sempre di una teoria.

Lo scopo di Jung, e anche quello di Myers e Briggs, non era infatti quello di etichettarci e di spartirci in classi, ma di aiutarci a capire un po’ di più noi stessi, il perché delle nostre azioni e del nostro modo di comportarci, a ricercare la nostra individualità. Ed è sicuramente un inizio. Il test in italiano a questo link: lastessamedaglia

di Elisa Telesca Art. distribuito con Licenza Creative Commons Da Thepassword


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