Solitudine

Solitudine

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

La solitudine è una condizione e un sentimento umano nella quale l’individuo si isola per scelta propria (se di indole solitaria), per vicende personali e accidentali di vita, o perché isolato o ostracizzato dagli altri esseri umani, generando un rapporto (non sempre) privilegiato con se stesso. Animale sociale per definizione, l’uomo anche in condizione di solitudine è coinvolto sempre in un intimo dialogo con gli altri. Quindi, più che alla socialità la solitudine si oppone alla socievolezza. Talvolta è il prodotto della timidezza e/o dell’apatia, talaltra di una scelta consapevole. In lingua inglese il concetto viene espresso con due differenti vocaboli, solitude e loneliness, che si riferiscono rispettivamente al piacere e al dolore provati in condizioni di esclusione.

Scrive Maria Miceli (Sentirsi soli, 2003):

« “la solitudine è qualcosa di più che un’esperienza diffusa. Sotto certi aspetti è un’esperienza necessaria, ineluttabilmente connessa alla condizione umana. È la nostra stessa individualità a imporci la solitudine; non è possibile sfuggirle se non a costo di perdere la nostra identità” »

John T. Cacioppo a pagina 185 (nel cap. In conflitto per natura) cita una frase del Paradiso perduto di John Milton[4] perché sintetizza bene la condizione umana:È universalmente riconosciuta come la principale causa di depressione favorita da un’urbanizzazione mal gestita; non a caso le abitazioni di maggior valore sono allocate dentro o in prossimità ad aree di aggregazione sociale per il riconoscimento offerto alla dignità degli individui.

« La mente in se stessa alberga, e in sé può trasformare Nel ciel l’inferno e nell’inferno il cielo. »

A pag. 275 (nel cap. Il potere della connessione sociale) J.T.C spiega come nella mente la fede (delle persone isolate) si idealizza spontaneamente con le proprie idee (giuste e/o sbagliate) per il bisogno di antropomorfizzare; il successo delle mega-chiese americane nei sobborghi urbanizzati è dovuto quindi al bisogno umano di incontro, riunione e appartenenza collettiva.

Il saggio conclude che l’uomo come essere sociale non può fare a meno degli altri per tempi molto lunghi, ma seguire un cammino di benessere psicofisico tendenzialmente condizionato da comportamenti etici collaborativi.

Per il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, solo chi è capace di solitudine è capace di comunione e dunque può contribuire davvero a costruire la comunità, e solo chi è capace di comunione può vivere una solitudine che non uccida.

Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La solitudine non è mica una follia… è indispensabile per star bene in compagnia. (Giorgio Gaber)

Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, poiché soltanto quando si è soli si è liberi. (Arthur Schopenhauer)

La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno. Jim Morrison

La Leggerezza della Solitudine – Chi ha assaporato la dolcezza della solitudine ed il succo della calma interiore, costui è senza dolori, senza peccato

Serve una buona motivazione ed una guida sincera, per ritrovare la “giusta leggerezza”: una salutare normalità, senza perderci in inutili compiacimenti o tristezze.

Il filo conduttore di questo libro è la “leggerezza” della vita, quando anche la solitudine ci è cara; e come ritrovarle, sotto la faticosa “finzione” della quotidiana ordinarietà.

Questo filo di Arianna porterà il lettore a scoprire una possibile origine del malessere così evidente nell’uomo moderno.

La finzione, sempre più necessaria per sopravvivere in un mondo così complicato, finisce per occultare l’essenza della vita, che è un intimissimo piacere di esserci: “leggerezza”, appunto.

L’uomo moderno, ogni giorno di più, ci convince delle sue ambigue origini di demone-scimmia, una mutazione, raccontata nel mito nepalese, che lo ha fatto dominatore della Terra e distruttore di quasi tutte le grandi specie.

I magistrali insegnamenti del Maestro Lobsang Sanghye ci porteranno dentro la storia, con i suoi miti, le scienze, i santi, i grandi laici, alla scoperta dei segreti della straordinaria mente di quest’ultimo Sapiens dall’incerto destino.

Questi insegnamenti sembrano venire direttamente da un “libro parlante”; gli studenti non hanno fatto altro che riportare in scrittura le parole registrate del Maestro.

Un cammino interiore è sempre complicato, perché ci riguarda da vicino, anzi è un unicum. Eppure, viviamo come estranei a noi stessi e divisi; ci sfugge cosa sia la vita e cosa sia la sua perdita.

Il libro è suddiviso in diciannove capitoli, che rappresentano altrettante riflessioni. Ogni capitolo è una perla di saggezza, tutta da scoprire o da riscoprire. Ad ogni lettura e ad ogni rrlettura, il lettore troverà qualche aspetto nuovo che era sfuggito. Solo col tempo, e se ne avrà voglia, il lettore saprà trame un duraturo profitto.

La Leggerezza della Solitudine
Chi ha assaporato la dolcezza della solitudine ed il succo della calma interiore, costui è senza dolori, senza peccato
Passi dalla Solitudine
Addestrare la Mente auna Visione che Abbracci il Mondo
Uscire dalla Solitudine
Dietro le nuvole, l’amicizia e l’amore

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