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Se non correte, non è strano che non ci riusciate

Se non correte, non è strano che non ci riusciate.

In questo libro vi parlerò delle azioni quotidiane che potete intraprendere per mantenere e migliorare la vostra salute mentale.

Il nostro livello di salute mentale può infatti variare ed essere migliorato nello stesso modo in cui miglioriamo la nostra forma fisica: facendoci strada tra le difficoltà e sviluppando le abilità necessarie per imparare a gestirle.

Quando dico che migliorare la salute mentale è come migliorare la forma fisica, non sto insinuando che i disturbi mentali non siano effettive condizioni biologiche. La forma fisica è tutta una questione di biologia.

È tutta questione di allenamento

Prendiamo ad esempio un qualsiasi individuo sulla trentina che non fa attività fisica. Non ha più fatto ginnastica da quando ha terminato gli studi. Dice di essere allergico al moto, lo detesta. Ma la vita lo mette in situazioni che lo costringono a farlo. Un giorno arriva al lavoro già in ritardo di qualche minuto per una riunione e scopre che gli ascensori sono fuori uso. Lo aspettano trenta rampe di scale per arrivare in ufficio, con le borse in mano. Al terzo piano il cuore inizia a battergli forte e il respiro si fa affannoso. Ha la camicia intrisa di sudore.

Ha chiaro in mente il suo obiettivo, ma per quanto si sforzi di salire quelle scale il più in fretta possibile, continua a fermarsi per riprendere fiato. Ha i muscoli in fiamme, e a ogni passo sente delle fitte alle ginocchia. Non può sperare di riuscire a fare trenta rampe di scale come niente. Non è una scelta cognitiva. Semplicemente, non può decidere di avere la forza, la flessibilità e la resistenza di cui ha bisogno ora.

Per quanto possa pensare positivo, questo non gli darà la capacità o la velocità necessarie per salire quelle scale più in fretta.

Se potessimo misurare i suoi livelli di cortisolo, adrenalina e ossigeno nel sangue in questo momento, potremmo parlare di “squilibrio chimico”. I livelli di ormoni e neurotrasmettitori sarebbero del tutto fuori dalla norma. Se facessimo una scansione del cervello per confrontarla con quelle di altre persone che fanno esercizio regolarmente, noteremmo con tutta probabilità differenze evidenti nell’attività e nella struttura cerebrale. Tuttavia, nessuno di questi indicatori biologici dimostrerebbe che soffre per forza di un disturbo di qualche tipo, e neanche che non è in grado di sviluppare le qualità fisiche per far fronte a questa situazione.

Non potremmo dire che ha un problema di resistenza fisica. Anche se fosse costretto a salire le scale di corsa ogni giorno per un’intera settimana, e se ogni volta non riuscisse a farlo senza doversi fermare, questo non proverebbe la presenza di un disturbo cronico. Perché se si allenasse duramente per circa un mese e cambiasse il suo stile di vita per poter sostenere l’allenamento, riuscirebbe a compiere l’impresa senza fermarsi.

Questo vale per qualsiasi sfida che riguarda la forma fisica. Se non correte, non è strano che non ci riusciate. Ma potete sempre imparare a farlo.

Un’idea radicale

Ho voluto farvi questo esempio per proporre un’idea radicale che approfondiremo insieme nel corso del libro: non è strano avere qualche problema di salute mentale se non facciamo regolarmente qualcosa per mantenerla e migliorarla.

Quando si parla di forma fisica, il concetto pare sia ampiamente accettato. La forma fisica non si può dare per scontata. Dobbiamo mantenerla se non la vogliamo perdere.

Lo stesso vale per la salute mentale, ma per qualche motivo ci si aspetta che la mente sia sempre in gran forma senza che ci sia bisogno di allenarla. E quando ci accorgiamo di avere dei problemi, cerchiamo rapidi e semplici rimedi.

Nella nostra società, il tema della salute mentale si affronta solo quando sfocia in malattia. Non viene fornito alcun aiuto finché non ci trovano nudi e ubriachi in mezzo alla strada, riversi nel nostro stesso vomito, mentre parliamo a scimmie invisibili. Fingiamo che chi riesce a farsi strada nella vita senza evidenti difficoltà non abbia problemi di salute mentale. Ma se tutti abbiamo un cervello, tutti abbiamo una salute mentale. E questo l’ho imparato a mie spese…

Io ho un cervello

Se dieci anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei scritto un libro su come vincere i disturbi mentali e migliorare la salute mentale, lo avrei preso per matto. Non ne sapevo nulla, e non avevo nessun disturbo o malattia mentale. Ma mi sbagliavo.

Poco prima dei trent’anni, iniziai a fare sempre più fatica a rapportarmi con la realtà. Ogni volta che dovevo uscire di casa, compivo una serie di rituali per accertarmi di aver spento i fornelli e gli elettrodomestici, mi assicuravo che non fossero caldi, staccavo tutte le spine, verificavo che le finestre fossero sigillate e alla fine uscivo. Chiudevo a chiave la porta d’ingresso, mi accertavo che fosse chiusa bene, poi cercavo di capire se avevo realmente controllato i fornelli poco prima oppure se era solo il ricordo di quanto avevo fatto il giorno precedente.

Uscivo, poi tornavo per verificare di aver nascosto il laptop sotto il letto in modo che i ladri non lo trovassero e, rendendomi conto di aver lasciato le tende aperte, le chiudevo per paura che i ladri avessero visto dove lo avevo nascosto. Quindi toglievo il laptop da sotto il letto e lo mettevo nell’armadio tra i vestiti e poi uscivo dall’edificio usando un ingresso diverso da quello da cui ero rientrato (per confondere i ladri che mi stavano osservando).

Dopo di che tornavo nuovamente per verificare la serratura, perché ero talmente preso dalla ricerca di una via di fuga da non ricordarmi se avevo chiuso a chiave la porta d’ingresso, e visto che ormai ero di nuovo in casa, perché non ricontrollare i fornelli, la porta sul retro, il tostapane magari! E perché non assicurarmi che non ci fosse niente vicino alle prese che potesse prendere fuoco, verificare di nuovo di aver chiuso la porta dopo essere uscito, e poi verificare per l’ennesima volta perché magari si era aperta proprio mentre stavo verificando che fosse chiusa. E quando finalmente venivo via, mi perdevo in conversazioni immaginarie tra me e qualcuno con cui ce l’avevo per qualcosa che era quasi successo il giorno prima.

Mentre salivo le scale, immaginavo di cadere in avanti e fracassarmi la mascella, seminando denti a destra e a sinistra. Le ossa della faccia mi facevano male come se mi fosse successo davvero. Quando dovevo attraversare la strada, vedevo le auto che investivano i pedoni davanti a me, con budella e ossa che schizzavano ovunque. E mi veniva da vomitare.

Immaginavo di continuo che io o altre persone fossimo vittima di episodi violenti, spesso per colpa mia. Se c’era gente in casa, avevo paura di usare coltelli da cucina perché mi vedevo pugnalare qualcuno. Non riuscivo a prendere in mano un coltello se Glick, il gatto del mio coinquilino, gironzolava in cucina, perché vedevo che gli si conficcava in testa. Mentre sminuzzavo le verdure, immaginavo di affettarmi le dita.

La realtà era un’esperienza soggettiva e visceralmente dolorosa. Avevo sviluppato alcuni sintomi tipici del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), come lavare ripetutamente le mani sotto l’acqua bollente, e altri meno conosciuti come controllare di continuo la carta d’identità e chiedermi se la persona della fototessera fossi realmente io. Ero convinto che un giorno, dopo averla esibita a un agente di polizia, sarei finito in galera per aver rubato l’identità a qualcuno.

Questi sono solo alcuni dei sintomi estremi con cui convivevo. Di solito ero semplicemente attanagliato dall’ansia, senza motivo. Sprecavo tempo ed energie a rimuginare o a cercare qualcuno con cui combinare un appuntamento (senza poi concludere nulla a causa di tutte le mie insicurezze e le mie preoccupazioni per il mio stato di salute).

Ma non pensavo che il mio comportamento fosse strano. Quando andai per la prima volta da un counselor, dissi solo che soffrivo un po’ di depressione e avevo qualche problema con il sesso. Tutto qui. Ero molto intelligente. Non ero pazzo.

Alla lunga mi furono attribuite un sacco di etichette che si riferivano ad altrettanti disturbi mentali: DOC, disturbo d’ansia generalizzata (DAG), depressione e dipendenza. Etichette che scaturivano di volta in volta dalla specializzazione dell’analista di turno e da quanto io riuscissi o fossi disposto a condividere.

La lista di tutti i miei sintomi sarebbe un magnifico passatempo per chi è attratto dalla sofferenza altrui e ne trae godimento – a tutti piace fissare inebetiti un bell’incidente d’auto mentre si procede lentamente sull’autostrada della vita – ma credetemi, il viaggio verso il recupero della propria salute è molto più interessante. Non soffro più di nessuno dei disturbi che mi sono stati diagnosticati.

Questo libro non parla del mio passato. E neanche del fatto di avere disturbi mentali. Più avanti vedremo altri sintomi che mi hanno accompagnato, ma solo perché ci permetteranno di fare luce sui passi da compiere per migliorare la nostra salute mentale. Se stavate cercando un’autobiografia intima che vi raccontasse che cosa significa soffrire di disturbi mentali, questo non è il libro che fa per voi. di Mark Freeman

Estratto da Io e le mie Ossessioni

Manuale per superare ansie, fissazioni e disturbi ossessivo compulsivi.

proprio sicuro di essere sano di mente? Ansia, depressione, fissazioni, stress, manie, angoscia, dipendenze: moltissime persone soffrono di questo tipo di disturbi senza nemmeno rendersene conto…. Più informazioni su “Io e le Mie Ossessioni”.

La Dieta Anti-Età
Un programma alimentare per fermare l’invecchiamento con i cibi che allungano la vita

Vedi anche… Essere in forma emozionalmente e mentalmente.

Libro correlato.. Come Migliorare il Proprio Stato Mentale, Fisico, Finanziario – Manuale di psicologia del cambiamento.

Foto di geniusvv da Pixabay

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