Riconosci il tuo problema

Riconosci il tuo problema La prima cosa da fare, se vuoi vivere felice e liberarti del dolore è SVEGLIARTI cioè prendete consapevolezza.

Svegliarsi significa passare dal sonno di una vita superficiale, vuota, insoddisfacente e dolorosa al risveglio in una vita in pace, serenità e verità; significa passare dall’Io (cioè l’identità con cui ci presentiamo al mondo) al Sé (il centro della nostra autenticità e vera grandezza).

Come ci si può risvegliare e vivere la vita vera?

Il processo è lungo, difficile e alquanto doloroso: chi vuole intraprenderlo deve sapere che non si tratta di una passeggiata. Vediamo insieme le diverse fasi del risveglio.

I sintomi del malessere

Per spostare il baricentro dell’attenzione dall’esterno all’interno, cioè su te stesso e diventare consapevole dei tuoi malesseri, inizia a porti delle semplici domande in un momento di tranquillità della giornata. Questa operazione richiede calma e silenzio, quindi non praticarla se ti trovi imbottigliato nel traffico dell’ora di punta, se sei in compagnia o se ti trovi in un contesto pieno di distrazioni. Respira, prendi un foglio bianco e scrivi:

  • Sono felice o stressato?
  • Che tipo di vita sto vivendo?

Dopo aver risposto con sincerità a queste domande, sarai pronto per affrontare la seconda fase.

Il cambiamento di percezione

Se alle domande precedenti hai risposto che non sei felice ma stressato e che non stai vivendo la vita che vorresti, allora è arrivato il momento di cambiare la tua percezione delle cose.

Focalizza la tua attenzione sui problemi.

Potresti, ad esempio, vivere un matrimonio infelice e addossare tutte le responsabilità sull’altro membro della coppia. “Sono infelice perché mia moglie è frustrata” è la frase tipica detta da una persona che vive un rapporto di coppia infelice. Dietro questa espressione si nasconde un mondo di verità nascoste e taciute. Innanzitutto devi sapere che stai usando tua moglie come specchio in cui proietti te stesso. Gli altri sono strumenti che usiamo per proiettare ciò che vorremmo essere e non siamo o ciò che siamo già. E possibile che, attraverso questa frase, tu stia dicendo: “Anche io sono frustrato” e quindi dovresti capire che cosa ti rende frustrato. La frustrazione è tua, è una faccenda personale e non riguarda tua moglie ma te e solo te.

Devi sapere che all’inizio il tuo Io metterà in campo una serie di motivazioni e spiegazioni patetiche al tuo malessere. Questo accade perché l’Io costruito ha messo in campo una serie infinita di resistenze e muri alla felicità.

Non accontentarti delle prime risposte che dai al tuo problema e che solitamente cerchi negli altri ma indaga più a fondo e poniti nuove domande.

Potresti chiederti questo:

  • Posto che non sono gli altri o le situazioni esterne a me a causare la mia infelicità, che cosa realmente mi infelicità?
  • Perché la vita che faccio non è quella che vorrei?
  • Dove sto andando?

A queste domande seguiranno sempre più domande in un crescendo di indagini che ti porteranno faccia a faccia con te stesso. Quando la percezione sta cambiando, ti sentirai chiamato a percepire la realtà dando importanza a fattori che prima ignoravi. Le prime nuove intuizioni riguardano la visione della vita che non è solo ciò che ti hanno insegnato ma è la vita dell’Essere, quello che vive in contatto col divino.

Esercizio

Prova a fare questo esercizio: scrivi su un foglio bianco, tutto ciò che ti fa soffrire e risponditi sinceramente. Non c’è nessuno che ti giudica: siete solo tu e il foglio bianco.

Comincia così: SONO INFELICE PERCHÉ…

Seguirà un lungo elenco di malesseri. Rifletti su ciascuno di essi e resta dentro le risposte vere e dolorose.

Il risveglio spontaneo o per shock

La consapevolezza è la facoltà umana più elevata quella in grado di evolverci, farci crescere e può sopraggiungere spontaneamente o a seguito di un trauma.

Risvegliarsi significa ricercare il vero, diventare esploratori del vero: esercitando il nostro diritto di nascita noi arriviamo a conoscere la nostra verità. Il risveglio è un processo che porta alla luce diversi processi che dobbiamo conoscere per realizzare il nostro pieno potenziale, il progetto cui siamo chiamati su questa Terra. Oserei dire che esistono due tipi di risvegli: uno spontaneo e un altro violento, frutto dello shock (un lutto, una separazione, un pesante fallimento).

La differenza principale tra i due è facilmente intuibile: nel primo caso ti risvegli progressivamente, cautamente; nel secondo, invece, ti schianti contro il tuo Essere con tutta la forza possibile.

Se perdiamo una persona cara, ad esempio, siamo sopraffatti dal dolore della perdita, dall’abbandono e siamo chiamati a fare i conti con noi stessi, a rivedere la nostra vita, a reimpostarla. Dal dolore traumatico possono nascere meravigliose resurrezioni e tutto l’incanto del sé.

Vivi intensamente il dolore. “La resa dei conti”

La volontà non può nulla, la resa può tutto.

Non aver paura di arrenderti al dolore: sappi che solo la resa può restituirti tutta la tua ancestrale bellezza.

Veniamo al mondo tra le braccia del dolore: le doglie di una madre, il primo incontro traumatico con la respirazione, con la vita.

Dal momento in cui lo spirito si incontra con la materia, sarà un crescendo di dolori.

Il dolore fa parte dell’esistenza e non può prescindere da essa.

Il dolore fisico (strettamente legato alla materia) si accompagna a quello spirituale (soffriamo perché siamo vittime del nostro tempo, della società, delle tradizioni, dell’educazione e dei limiti che ci hanno inflitto).

Entrare dentro il sé significa toccare il sangue vivo del passato, dell’infanzia con il corredo di traumi rimossi, storie familiari maledette, specchi infranti, violenze psicologiche e fisiche rimosse. Entrare dentro il sé significa conoscere il dolore e accoglierlo con amore infinito.

Potresti scoprire, ad esempio, che odi tua moglie non perché lei è una bisbetica, frigida, rompiscatole ma perché, in realtà, hai proiettato su di lei una infinità di aspettative. Devi sapere che la maggior parte delle persone vive relazioni squilibrate. Spesso carichi il tuo partner di aspettativa e proietti su di lui/lei il ruolo di padre o madre che ti sono mancati. Sono davvero poche e rare le coppie che vivono un rapporto equilibrato in cui ciascun membro basta a se stesso e non cerca di riempire la propria vita attraverso l’esistenza dell’altro.

Potresti scoprire, quindi, che sei un bambino:

  • Ferito
  • Bisognoso dei suoi genitori
  • Pieno di gap affettivi.

Porse cerchi in tua moglie una madre che ti ricolmi di attenzioni, esclusività, che faccia le cose per te, che ti assecondi, che ti coccoli, come ti saresti aspettato che tua madre facesse.

Lo specchio dell’altro ti ha reso bene l’immagine: ora resta dentro questa triste consapevolezza e falla tua.

Lascia andare e risorgi

La quinta fase è quella più delicata e importante. Dopo aver vissuto il dolore, amalo! Pensa che esso è parte di te e quindi lascialo andare cioè integralo, riponilo in un cassetto vuoto del tuo cuore e lascialo stare. Quando hai consapevolezza del dolore, cioè sai dare finalmente un nome e un cognome a ciò che ti fa soffrire e non lo vivi più passivamente, puoi finalmente essere libero. Ogni volta che il tuo dolore si riattiverà (in alcune situazioni c’è il rischio che esso ritorni), saprai che esso non è più come una volta. Avrai trasformato i tuoi mostri in angeli e potrai vivere sereno.

Spoglia le paure del luccichio traditore delle loro vesti, riconoscile e vedile, sincere, nella loro nudità senza tempo. Usa la sincerità. Scopri i meccanismi malati che tramano condanna. Resta, poi, nel seno delle paure, in quella terra di mezzo intrisa di tremore senza cedere al ricatto di rassicurazioni, di vecchi schemi-fuga che ti portano lontano, a ripetere ancora più forte il copione. Resta, resisti dentro il seno delle paure, lasciati dilaniare da esse. Fatti uccidere, straziare. Ti auguro di sentire le vampe del demonio consumarti, i rivoli di sangue imbrattarti la gola, gli artigli del mostro sgozzarti. E la morte che preannuncia Falba dell’addio ai vecchi schemi.

Esercizio

Ogni volta che il vecchio dolore ti verrà a cercare, fai questo esercizio: ricordati qual è la causa di esso (proiezione, insicurezza infantile, aspettativa) e vedrai che non ne sarai più fagocitato.

Procedi così: Qual è la vera causa del mio dolore?

Se è un’insicurezza devo dirmi: “Pazienza, sei solo insicuro, la colpa non è degli altri o degli eventi ma della tua piccola insicurezza”.

Sentirai maggiore forza.

Estratto da “Il Piccolo Libro del Lasciare Andare

Lasciar andare non è un moto spontaneo, ma una decisione. Un libro semplice, profondo, denso di esercizi pratici e riflessioni. Un percorso da compiere dentro e fuori. Ti sei mai chiesto cosa significa lasciar andare? Questo viaggio…  più informazioni »

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