Quando ti mandano a fanculo, tu ringrazia

Sai dire GRAZIE?

La gratitudine è un sentimento che tutti conoscono ma che non tutti – come accade con altri sentimenti – riescono sempre a comprendere e ad esternare. Nella nostra società è molto, troppo spesso considerata come una sorta di “impegno affettivo” nei confronti di chi ha fatto o detto qualcosa a nostro vantaggio. Letta così, la gratitudine implica una sorta di “debito” da dover ripagare: se ti dico “grazie” allora significa che sono in debito con te e dovrò rimediare. Non solo. Come la maggior parte dei sentimenti, anche la gratitudine allaccia o fortifica un legame che unisce la nostra persona a qualcun altro.

E non sempre questa cosa piace o viene riconosciuta e apprezzata. Principalmente perché, come detto prima, si finisce col sentirsi in obbligo verso l’altro. Ma non solo. Tendiamo a dare per scontato ciò che riceviamo, tendiamo a esigere e pretendere, e quando lo otteniamo non troviamo alcun motivo per dire “grazie” perché, tanto, ci è dovuto, soprattutto da parte e dei nostri cari.

Quando invece ci relazioniamo con gli estranei, la gratitudine è spesso confusa o sostituita con formalismi che sono sinonimo di “buona educazione”. E il punto è esattamente qui: in tal senso infatti, oserei dire che alla base manca una vera e propria educazione alla gratitudine e ad altri tipi di emozioni e sentimenti. Il che è molto più grave di quanto si possa lontanamente immaginare. Cicerone scriveva che la gratitudine è non solo la virtù principale ma anche la madre di tutte le altre. E ancora oggi, secondo gli studi più diversi e persino nelle religioni più diffuse, la gratitudine è il passaporto per la felicità. Ma allora come mai è così sottovalutata, poco praticata e spesso del tutto ignorata o snobbata? Proprio perché pochi conoscono i benefici e i risultati che da essa ne derivano.

Oggi sembra essere un qualcosa di così straordinario da finire addirittura in TV. Basti pensare a quei programmi televisivi dove qualcuno decide di sorprendere qualcun altro semplicemente per dirgli “grazie” e va in TV a farlo! Ovviamente è impossibile sapere cosa accade nella vita quotidiana di ciascun individuo ma basta guardarsi intorno per notare un diffuso malessere emotivo che sicuramente potrebbe essere evitato se ci fossero più gesti e parole di gratitudine verso il prossimo. Il punto è che in una società che diventa sempre più individualista, la gratitudine verso l’altro sembra quasi marcare una sorta di superiorità e di inferiorità rispettivamente di chi offre e di chi riceve (se ti dico grazie, ti sto elevando a uno stato superiore mentre io resto a un livello inferiore). Ma siccome tutti vogliono essere autonomi e indipendenti, soprattutto da un punto di vista emotivo, nessuno vuole risultare, apparire o sentirsi inferiore. Che è ciò che accadrebbe se si dicesse “grazie”.

Di nuovo, quindi, emerge esplicitamente il danno che una mancata educazione ai sentimenti e alle emozioni – e quindi alla gratitudine – arreca al singolo individuo prima e alla società intera poi.

L’essere umano è dotato di un potere incommensurabile: la scelta. Ciascuno di noi può scegliere come interpretare le proprie e altrui idee, azioni, parole, opportunità… in altri termini, la vita a 360 gradi. Molto spesso capita di interpretare un gesto carino come una ruffianeria quando magari in realtà di stratta semplicemente di una gentilezza fine esclusivamente a se stessa. Ma falsandone l’interpretazione, ne uccidiamo la natura. Questo accade soprattutto tra i cinici, gli scettici, e tutti coloro che – per diversi motivi, tra cui cattive esperienze passate o bassa autostima – si sentono presi in giro o sentono di dover “ripagare” l’altro con gesti, azioni o parole altrettanto gratificanti nel timore che ci sia una “fregatura”.

È però una tua scelta. Come un bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto, le azioni e le parole altrui posso essere viste, lette, interpretate e vissute come dimostrazione di amore, di rispetto, di stima, di affetto, di GRATITUDINE, ecc. oppure come tentativi più o meno palesi di falsa adulazione o ruffianeria. Non possiamo mai essere sicuri al 100% dei veri sentimenti altrui ma possiamo essere sicuri dei nostri e delle nostre interpretazioni. Tuttavia, come diceva qualcuno, conviene sempre guardare il lato positivo e pensare in positivo, vale a dire: meglio essere ottimisti e avere torto che essere pessimisti e aver ragione.

Tutto parte sempre da noi stessi. Quanto più siamo grati per ciò che siamo e abbiamo, tanto più saremo capaci e propensi a esseri grati per ciò che ci arriva. La gratitudine DEVE partire da noi stessi. Il punto è che diamo per lo più tutto per scontato. E questo è dovuto principalmente al potere -reale e metaforico- che abbiamo concesso al denaro. Mi spiego meglio. Se acquisto il pane, lo pago con i miei soldi. Questo fa sì che io non mi senta più in debito con chi ha lavorato per il pane che sto per assaporare e con cui sto per nutrirmi. Eppure tutti sappiamo che dietro quel “prodotto” che chiamiamo pane -come per molti altri prodotti o servizi- c’è tutto un lavoro non poco faticoso.

Ma noi lo sottovalutiamo, lo ignoriamo o lo snobbiamo. E saldiamo il nostro debito con il denaro. Se invece ci soffermassimo sul fatto che dietro a quel pezzo di pane ci sono persone che hanno sudato per offrircelo, molto probabilmente quel pane avrebbe un sapore molto più “profondo”. Provate a comprare del pane semplicemente pagando la somma dovuta senza aggiungere altro, tornate a casa e mangiatelo. Il giorno successivo tornate a comprare altro pane ma stavolta provate a chiacchierare con il fornaio ringraziandolo per il lavoro svolto. Come vi sentite la seconda volta rispetto alla prima? Che sapore ha adesso quel pane? Forse lo stesso, identico.

Ma emotivamente ci sarà qualcosa di diverso, di più bello, di più profondo e umano: è il potere della gratitudine a fare la differenza. Nient’altro. Il punto è che la valenza che abbiamo dato al denaro in un certo senso ci ha strappato via le radici della vera felicità, quella emotiva, sostituendola con l’idea -falsa e malsana- che il denaro possa comprare, rimpiazzare e colmare tutto. Per attivare o rinforzare la gratitudine occorre pertanto liberarsi di questa idea, smettere di dare tutto per scontato, liberarsi di ogni tipo di aspettative e tornare a sorprendersi e a meravigliarsi per ogni cosa, come fanno i bambini, che si emozionano e si sorprendono anche quando vedono della semplice farina lievitare…!

La gratitudine è la chiave della felicità, fisica ed emotiva. Secondo diversi studi scientifici, la gratitudine verso noi stessi (per ciò che siamo e abbiamo), verso la vita, verso gli altri, fortifica il sistema immunitario, proteggendoci così da rischi di malattie e disturbi vari. Inoltre, non è mai a senso unico: fa bene a chi la pratica e a chi la riceve. La gratitudine attiva una serie di emozioni piacevoli che funzionano come balsamo per l’anima e riscaldano il cuore da ambo le parti. È una sorta di medicina naturale che fa bene allo spirito. Il suo più grande beneficio è che ci fa sentire meno soli e aiuta a renderci consapevoli che siamo tutti interdipendenti, connessi. Credo sia impossibile nominare tutti quanti i benefici che si celano dietro la parola “grazie”. Ma di certo può tornare utile citare Meister Eckhart, mistico del XIII secolo, che disse: “La più grande preghiera del mondo consiste in una sola parola: grazie”.

L’errore da non commettere è quello di credere di poter e dover dire “grazie” solo quando otteniamo qualcosa. Passiamo la nostra vita a esigere, a pretendere, a chiedere… e guai se non otteniamo!!! Il punto è che abbiamo già ottenuto ciò che di più grande c’era da ottenere: la vita. E abbiamo detto grazie per questo? Abbiamo detto grazie ai nostri genitori? Abbiamo detto grazie alla vita stessa? Ecco che torna ancora più forte l’esigenza di un’educazione alla gratitudine. Non possiamo apprezzare ciò di cui non conosciamo il valore. Passiamo la vita a rincorrere cose e persone da stringere, avere e possedere con cui riempirci la vita, dimenticando che la vita è ciò che noi decidiamo di essere, più che avere. La gratitudine può e deve essere praticata sempre e comunque: è questa la vera sfida.

La gratitudine nasce, come tutto o quasi tutto, sempre dentro di noi. Occorre però che qualcuno ci insegni a dire “grazie” non solo come mera formalità, ma soprattutto per le cose che diamo per scontato, che reputiamo banali e che – invece – sono alla base di tutto. La prima in assoluto è il respiro: qualcosa che tutti facciamo senza neanche accorgercene o prestare attenzione. Quanto siamo grati per l’ossigeno che ci dà la vita tutti i giorni? Quanto siamo grati al nostro corpo per il fatto di lavorare costantemente e ininterrottamente per noi e di tenerci in vita? Il discorso inizia qui ma potrebbe andare avanti in eterno se si considera che ogni minima nostra azione, pensiero, movimento non è la regola, ma l’eccezione: la vita stessa è un privilegio concesso a tanti ma non a tutti. Iniziamo a celebrare la vita e a esserle grata per ciò che ci ha dato e ciò che ci dà. Ogni minuto.

Così come abbiamo imparato a parlare, camminare, e andare in bicicletta, occorre che qualcuno ci educhi alle emozioni, alle sensazioni, ai sentimenti e soprattutto a dare, più che a voler ricevere. Spesso sento dire cose come: “Non so cosa voglio dalla vita”, “La vita con me è stata dura/ingiusta/cattiva”, ecc. Il punto è che a ognuno di noi la vita ha già donato se stessa e noi neanche gliene siamo grati, anzi, le inveiamo contro. È assurdo! È come se qualcuno ci regalasse una Ferrari e noi ci arrabbiassimo perché dobbiamo mettere la benzina! Nella società in cui viviamo, soprattutto tra noi delle ultimissime generazioni, è oltremodo diffusa l’idea che tutto ci è dovuto.

Il nostro Ego ha assunto dimensioni e proporzioni non solo inquietanti ma anche altamente nocive e pericolose proprio per noi stessi. Occorre capire che finché non apprezziamo ciò che siamo e ciò che ci appartiene perché è già dentro di noi, non troveremo mai appagamento e soddisfazione in ciò che non siamo o che non ci appartiene. Iniziamo a guardarci allo specchio. Ringraziamo per ciò che vediamo. Proseguiamo con l’essere grati per ciò che ci circonda: la nostra famiglia, i nostri amici, la nostra casa… Non basta solo pensarlo o dirlo, bisogna sentirlo con il cuore. Immaginiamo che tutto ciò che di bello ci circonda entri nel nostro cuore apportando amore e calore. Visualizziamolo. E sorridiamo mentre pronunciamo queste poche lettere: GRAZIE.

La gratitudine può essere coltivata come un allenamento. Se riesci a trasformare un allenamento in un’abitudine, allora il gioco è fatto! Un allenamento include sudore, fatica, dedizione, costanza… ma non appena si trasforma in abitudine, allora diventa più leggero, semplice e quasi non ci si fa più caso perché va da sé. Occorre iniziare con piccoli pensieri quotidiani che vanno poi tradotti in parole che conseguentemente si traducono in azioni.

Tutto nasce nella nostra mente che, se allineata e in armonia con il nostro cuore, produce risultati strabilianti, concreti e tangibili. Non è un’utopia. È molto più semplice e fattibile di quanto si possa immaginare. Il trucco sta nell’iniziare, nel non avere aspettative, e di esternare il sentimento di gratitudine al prossimo mediante un’efficace comunicazione verbale e non verbale. Troppo facile dire: “Non c’è bisogno di dirlo, tanto lo sai già che io ti sono grato e ti ringrazio per X o Y…” No! No! No! Occorre dirlo! Sia a chi vogliamo bene sia a chi conosciamo a malapena. I risultati in termini di benessere psicofisico non tardano ad arrivare. Provare per credere.

La gratitudine permette di creare situazioni che si definiscono “win-win”, espressione inglese che indica la presenza di soli vincitori e la totale assenza di vinti, esclusi o perdenti all’interno di una data situazione. In parole povere, la gratitudine beneficia sia chi la riceve che chi la offre. Questo fa sì che il rapporto con il prossimo, chiunque sia, migliori in termini di affetto, stima, rispetto e sintonia. Ovviamente, funziona solo se la gratitudine è genuina, autentica e profondamente sentita e non puramente formale.

La qualità del rapporto che ciascuno di noi ha con se stesso è direttamente proporzionale alla qualità dei rapporti che quotidianamente viviamo con gli altri. Va da sé che quanto migliore è il primo tanto migliore sarà il secondo, e viceversa. Sentirsi grati per ciò che si è aumenta la felicità. Lo dimostrano diversi studi scientifici dell’ultimo secolo sebbene molte delle religioni tra le più antiche lo tramandino da millenni. La pace che si acquisisce tramite la pratica della gratitudine fa bene al sistema immunitario perché contribuisce a “settare” la nostra mente e la nostra psiche in uno “stato” di pace, serenità e tranquillità interiore. Questi fattori contribuiscono a loro volta a rilassare i muscoli (in primis quelli del viso) e a innescare connessioni neuronali che producono la coltivazione di pensieri positivi. Il risultato è un insieme di benefici che aiutano il corpo e la mente ad affrontare le difficoltà della vita con un atteggiamento diverso, mai controproducente ma sempre proattivo, di fiducia e di ottimismo.

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Nuovo video di Francesco Sole: “Quando ti mandano a fanculo, tu ringrazia!”

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO

  • La gratitudine e le sfide  – La gratiitudine opera grazie a una legge universale che permea la tua intera esistenza. Secondo quest’ultima, la legge di attrazione, che governa tutta l’energia dell’Universo, dalla formazione del singolo atomo al movimento dei pianeti, “‘simile attrae simile”. In virtù di questa legge stanno assieme le cellule degli organismi viventi, così come i componenti di qualunque oggetto. Nella tua vita, la legge agisce sui tuoi pensieri e sentimenti poiché anch’essi sono energia. Quindi, quando pensi qualcosa, quando senti qualcosa, eserciti un’attrazione………..

Crediti immagine Fresh Paint

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