Perché mi Capita?

Perché mi Capita? – Alla ricerca del senso nascosto della Vita …

Un libro sulle grandi domande della vita.

Le cose capitano per caso? Oppure esiste un disegno segreto per il quale tutto accade secondo un ordine prestabilito? E se davvero è così, chi o cosa ha deciso al posto nostro? E per quale motivo?

Queste domande, che da sempre hanno messo in crisi l’essere umano, trovano oggi una risposta nella fisica quantistica, la fisica delle possibilità.

Secondo la nuova fisica siamo noi stessi i creatori della realtà.

Istante dopo istante, scegliamo quale tra le infinite possibili realtà prenderà forma attorno a noi, costringendola a emergere dal campo di energia che pervade l’intero Universo e ne collega ogni singola particella.

Ma se davvero siamo noi i creatori della realtà, perché non creiamo solo cose belle?

Perché non siamo tutti ricchi e felici?
Perché continuano a capitarci cose che non vogliamo?
Perché l’incidente?
Perché la perdita?
Perché la malattia?

Questo libro non promette di cambiare il futuro del lettore, né di dargli la ricchezza o la salute perpetua. La cosa che promette però è di offrire una risposta alla domanda che ogni persona prima o poi nella vita è costretta a doversi fare: “perché mi capita?”

Estratto dal libro – Pensare quantisticamente vuol dire non pensare più in termini di oggetti, ma di possibilità.

Vuol dire uscire dal nostro abituale sistema di ragionamento deterministico, dove esiste un tempo che scorre solo in avanti, e dove quindi la causa precede necessariamente l’effetto. Vuol dire smettere di pensare che il mondo sia già lì, indipendentemente dal nostro intervento. Vuol dire pensare che tutto è collegato a tutto il resto e, per questo motivo, che ogni nostra azione ha ripercussioni sull’intero universo, in avanti e all’indietro nel tempo.

E, di conseguenza, vuol dire smettere di attribuire al caso la causa di tutto ciò che non riusciamo a spiegarci.

Vittorio Marchi presenta il libro di Francesco Albanese “Perché mi capita?”

Quante volte da parte dei presenti ai convegni mi è stata rivolta la domanda: “Perché mi capita?” (e per estensione: “Perché proprio a me?”), nell’ansiosa attesa di una risposta convincente e definitiva. Di solito tale circostanza si è verificata in occasione di situazioni di sincronicità, di lutti, di traumi, di drammi o di più gradite e inaspettate fortune personali. Più raramente per un bisogno di una vera e propria ricerca spirituale.

Ebbene, prendendo a tema l’omonimo titolo dell’interessante libro di Francesco Albanese, più che esprimere un complimento o un commento elogiativo dell’opera dell’autore (che indubbiamente merita entrambi i riconoscimenti), mi sento di sottolineare la straordinaria mole di riflessioni che il volume è in grado di suscitare, immaginando quante di queste, e quante altre ancora, potranno emergere nell’animo del pubblico di lettori, al fine di arricchire la base del loro patrimonio culturale.

In effetti, “Perché mi capita?” è una delle prime domande che ogni persona umana prima o poi è costretta a farsi. La risposta è che niente e nessuno può uscire dalla regola cosmica.

C’è un ordine prestabilito in base al quale gli eventi non si possono modificare a piacere.

Quindi quello che capita è quello che deve capitare. Ineludibilmente.

Per noi occidentali è difficile ammettere questa realtà. È difficile credere che il libero arbitrio non esista; che il libero arbitrio sia solo una fantasia della nostra mente chiusa che non riesce a “dribblare” l’illusione.

Ed è un dato di fatto letteralmente inaccettabile da parte di chi vorrebbe avere il potere di modificare la propria vita.

Personalmente ho provato a farlo, ma sistematicamente il mio ego ha fallito, perché la vita è una necessità, e perché il mio ego voleva sostituirsi ad un “IO” che obbedisce alla legge del determinismo assoluto.

Come mai?

Il motivo lo spiega splendidamente Krishna nel Vangelo indù della Bhagavad Gita: “Il destino non è qualcosa proiettato nel futuro, ma un insieme di eventi che sono già accaduti”. Noi non siamo una proprietà personale, ma funzionale. Non una proprietà privata, ma corale.

Siamo parte di un Organismo Vivente Universale di tipo cellulare. Basta una visione olistica del Tutto per convincersene: in una struttura facsimile come il corpo umano non si è mai vista una sola cellula, tra miliardi e miliardi di cellule che lo costituiscono, operare da sé, isolata dalle connessioni e dalle informazioni del sistema complessivo.

Essendo quindi il dettato del nostro destino personale già “realizzato” a monte, l’unica cosa che possiamo fare è di escogitare la possibilità di apportarvi qualche ritocco. Ma nulla di più.

La voce della consapevolezza cosmica si è già fatta sentire più volte nel millenario corso della storia degli uomini.

“Padre [Coscienza Cosmica] non la mia, ma la tua volontà sia fatta”. “Padre se vuoi allontana da me questo calice”. “Padre sia fatta la tua volontà” [Pater Noster]. “Quello che devi fare [Giuda] fallo al più presto”. (Giovanni 13,27).

Sul palcoscenico del mondo non si recita a soggetto. Esiste una regia. Noi non siamo dei protagonisti, siamo solo dei tramiti, fin dalla nascita. Quindi la dottrina dei meriti, dei vizi, delle virtù, delle colpe e dei demeriti fa sorridere il saggio.

È vero, noi siamo creatori e creato, osservatori e osservato insieme. L’UNO. Senza etichette e senza attributi. Siamo la sintesi degli opposti, i quali ci fanno dire che esistono le cose belle e le cose brutte, facendoci vivere in un mondo duale inesistente, dove la mente è un baco. Tuttavia se non ci fosse quella, noi non saremmo spinti, in mezzo a tanti guai e a tanti abbagli, ad evolvere. Tra l’altro non saremmo qui, supportati da Francesco Albanese a farci la famigerata domanda: “Perché mi capita? E poi: “Chi decide al posto nostro?”

Nessuno lo fa… Se noi siamo Padre e figlio, albero e frutto, onda e mare, secondo lo schema di una infinita (sacra per gli antichi) circolarità, senza inizio e senza fine, lo fa… l’Impersonale (di tutte le forme).

“L’Universo è figlio dì una donna sterile”, disse un giorno il Maestro, antesignano della fisica quantistica, usando una potente metafora. In questa affermazione ovviamente non si ravvisa nessuna contraddizione, per chi conosce la Metafisica (“Oltre la fisica”).

Solo per chi ha una mente fisica, dualisticamente logica, relativamente einsteniana, la frase necessariamente non può che risultare completamente senza senso.

Ora, bisogna riconoscere che questo libro ha una sua preziosità. Grazie a questo libro, tutti gli interrogativi di un pensiero umano, fondato sul principio della ricerca in un mondo intossicato da soli concetti relativi e preconfezionati (in cui noi tutti viviamo), vengono a galla, risollevati dalla polvere del tempo.

Sono certo che chi avrà la fortuna o la ventura di leggerlo non potrà esimersi dal provare la sensazione di uscire da una prigione senza sbarre, in possesso di un nuovo modo di pensare, ricco di un nuovo modo di vedere, investigare, concepire e percepire la realtà delle cose, libero da un potere millenario tradizionale in cui è stato costretto a vivere come un inerte e passivo recluso, per secoli e secoli. Vittorio Marchi  7 settembre 2015 Prefazione del libro Perché mi Capita? – Alla ricerca del senso nascosto della Vita.

Perché mi Capita?
Alla ricerca del senso nascosto della Vita

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Francesco Albanese è Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Giornalista, Autore. Ha collaborato per oltre dieci anni alla ricerca in campo di Attaccamento col Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa, e attualmente svolge attività didattica seminariale presso la Scuola di Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze.

Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, è alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità. Divulga il suo pensiero attraverso convegni e seminari, articoli e libri di saggistica e narrativa, contribuendo a porre le basi concettuali per una visione olistica dell’uomo e del mondo.


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