Mente Immortale – La scienza e la continuità della coscienza oltre il cervello

Mente Immortale – La scienza e la continuità della coscienza oltre il cervello.

Siamo assolutamente mortali oppure c’è una parte di noi e del nostro essere che sopravvive alla morte del corpo fisico?

Mente immortale dimostra che la coscienza è alla base dell’universo e che nella sua più profonda essenza non manifesta è perpetua. Svela quindi che il suo fine è quello di manifestarsi negli esseri viventi per continuare a evolvere.

Nominato due volte al Nobel per la pace, Ervin Laszlo espone le risposte delle più recenti teorie della fisica, dalle superstringhe alle matrici di energia, ed esamina il crescente insieme di prove scientifiche a sostegno della continuità della coscienza (esperienze di premorte, messaggi dall’aldilà, reincarnazioni, informazioni neurosensoriali fornite durante stati alterati di coscienza) e del fatto che non siamo mortali, bensì continuiamo a esistere anche quando l’esistenza terrena si conclude.


Estratto da “Mente immortale” libro di Ervin Laszlo e Anthony Peake.

La nostra coscienza – mente, anima o spirito – finisce con la morte del corpo? O forse in qualche modo continua, magari in un altro stato o dimensione dell’universo?

Questa è la “grande domanda” che le persone riflessive si sono poste in tutte le epoche. Andiamo direttamente al nocciolo della questione.

Siamo completamente mortali? O forse c’è un elemento o un aspetto della nostra esistenza che sopravvive alla morte del corpo? Questa domanda è di estrema importanza per la nostra vita e per il nostro futuro.

Per migliaia di anni, riflettendo sulla natura della realtà, in un modo o nell’altro è stata sostenuta l’idea che la coscienza persista oltre la vita del corpo e del cervello. Tuttavia era un’idea basata su intuizioni personali, tramandate dalla forza del suo significato e dal suo potere spirituale. In anni recenti sono emerse evidenze più solide su questa “grande domanda”. Alcune sono state sottoposte a osservazioni di laboratorio e, di queste, una parte è stata documentata. Nei capitoli che seguono esamineremo alcuni elementi probanti solidi e attendibili.

Ci sono tre quesiti fondamentali che dobbiamo affrontare e li esamineremo uno alla volta.

Primo: esiste una coscienza non associata a un cervello vivente?

Sembra che esista “qualcosa” che in certe occasioni possa essere sperimentato, persino comunicato; e sembra che quel qualcosa sia la coscienza di una persona non più in vita. Esamineremo alcune evidenze convincenti su questo tema nella prima parte.

Secondo: ammettendo che ci sia “qualcosa” che possiamo sperimentare e che sembra essere una coscienza incorporea, cosa significa questo per la nostra comprensione del mondo e dell’essere umano nel mondo? Chi e che cosa siamo se la nostra coscienza può sopravvivere oltre il nostro corpo? E che genere di mondo è quello in cui la coscienza può esistere ben oltre il cervello e il corpo?

Queste sono le domande che prenderemo in considerazione nella seconda parte.

Terzo: quando confrontiamo le evidenze con le ultime scoperte delle scienze naturali, che genere di spiegazioni abbiamo a disposizione per decifrare la possibile persistenza della coscienza oltre il cervello e il corpo e per il contatto e la comunicazione con tale coscienza? Questa è la domanda a cui risponderemo nella terza parte.

Questi obiettivi sono ambiziosi ma non sono fuori dalla portata della scienza. Sappiamo che durante la temporanea assenza delle funzioni cerebrali può esserci un’esperienza cosciente: è il caso delle cosiddette esperienze di premorte. Può verificarsi un’esperienza cosciente anche nel caso di assenza permanente delle funzioni cerebrali, ossia quando l’individuo è morto? Ha un senso farsi anche questa domanda perché è importante, significativa e non priva di evidenze sperimentali.

La scienza convenzionale – la scienza insegnata nella maggior parte delle scuole e delle università – non affronta queste domande: nega la stessa possibilità che la coscienza possa esistere in assenza di un organismo vivente.

In ogni caso, a differenza dei dieci comandamenti che Mosè portò al suo popolo, i principi della scienza convenzionale non sono scolpiti sulla pietra. Nei suoi prossimi sviluppi, la scienza potrebbe dirigersi verso l’indagine di quei fenomeni che fanno emergere queste domande. E quando lo farà, molto probabilmente raggiungerà delle conoscenze che sono di vitale interesse non solo per gli scienziati, ma per tutti coloro che fanno parte di un’umanità che è viva e forse non completamente mortale. Estratto da Mente immortale

Mente Immortale
La scienza e la continuità della coscienza oltre il cervello

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