Meditare: la nuova iniziazione

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Intervista a Dede Riva sulla metodo della Psicodinamica. Uno sguardo sulla tecnica di meditazione più adatta al mondo occidentale, per comprendere meglio i nostri meccanismi psicofisici.

Per molti la Psicodinamica è stata una vera porta sull’infinito e il mistero. Un passaggio verso dimensioni più vaste. È una tecnica per vivere meglio. Non un è un credo, non promette miracoli.

Parte dalle fondamenta dell’essere umano per costruire un solido palazzo a più piani con tanto di tetto. Un metodo semplice, pratico, veloce, efficace, adatto a tutti, per impiegare al meglio le risorse della mente, per la salute e per individuare e raggiungere i propri obiettivi.

E’ una pratica moderna e adatta al nostro stile di vita occidentale. Permette di comprendere, gestire in modo cosciente e sviluppare alcuni meccanismi psicofisici, al servizio del nostro benessere: rilassamento, visualizzazione creativa, programmazione mentale positiva. Si basa sia su conoscenze attuali di neurofisiologia sia su antiche conoscenze relative ai rapporti corpo-mente. Unisce e armonizza in un metodo organico e dai risultati sorprendenti, tecniche come lo Yoga Nidra (rilassamento profondo e immagini simboliche), il Training Autogeno, la Sofrologia, l’autosuggestione cosciente del medico francese Emile Coué, la psychocibernetica dello statunitense Maxwell Maitz. Oggi viene praticata con successo, in diverse versioni, da milioni di persone nel mondo.

Dede Riva è animatrice da vent’anni a Milano dell’ISPA, Istituto Sperimentale di Psicodinamica Applicata. Luogo storico per chi ha voluto esplorare in profondità la propria anima. Partendo appunto da un metodo concreto, affidabile, ormai ampiamente sperimentato e adatto a tutti. Dede Riva in seguito si è occupata di meditazione ed esoterismo; ha scritto nel 1994 per le Edizioni Mediterranee Meditazione per la Nuova Era e nel 1995 Meditazioni quotidiane; nel 1997 per Sonzogno Esperienze di Frontiera, insieme a Rudy Stauder e Paola Giovetti. L’abbiamo intervistato per fare un bilancio e raccogliere da lei le linee future di questa via di ricerca interiore.

Come ti sei avvicinata alla psicodinamica? Che cos’è stata, per te?

Inizialmente curiosità, per accompagnare un amico, Lucio Baldini, che mi invitò: andava a fare Psicodinamica per guarire dall’emicrania. lo ero assolutamente al di fuori da tutto ciò che è la ricerca spirituale e la meditazione. In realtà, stavo vivendo un momento difficile. Dopo il corso, “avorai” con la psicodinamica tutti i giorni. In un mese ribaltai la mia vita. Era il 1978. Dopo qualche mese, Francesco Ceramelli, uno dei “padri” della Psicodinamica in Italia (pubblicitario, morì nel 1983 dopo aver fondato l’ISPA), chiese a me e a Lucio di diventare istruttori di Psicodinamica. Più che chiedercelo, ci spinse. Gliene conservo grande gratitudine. È stato il mio maestro. Insomma, quest’anno celebro un po’ di numeri e anni “tondi”: 25 anni di Psicodinamica, 20 di ISPA, 50 numeri della rivista Psicodinamica, quadrimestrale dell’ISPA.

La Psicodinamica? È una tecnica, ma anche una scuola iniziatica. È una tecnica “cornice”, va bene a tutti, è una base neutra e pulita, mostra concretamente che ci sono dimensioni oltre quelle note, oltre la realtà fisica così come la intendiamo comunemente, che col pensiero ci si può muovere senza dover restare all’interno dei limiti fisici.

Però poi sei andata oltre alla Psicodinamica: meditazione, angeli… come, perché?

La Psicodinamica è meravigliosa ma è, appunto, mentale. Per sviluppare la parte fisica della mia ricerca ho praticato Yoga: l’Ha-Tha Yoga, quello delle posture fisiche, lo Yoga Nidra e la meditazione, con una maestra, Piera Torti. Quindi ho insegnato per anni Yoga ‘distico’ all’ISPA. Intanto ho ‘incrociato’ l’esoterismo: ho cinque pianeti in Gemelli, sono portata a recepire il pensiero esoterico…

Ho studiato esoterismo di stampo rosacrociano con Mercedes Salimei, grande terapeuta, donna eccezionale. Verso la metà degli anni Ottanta, insomma, misi insieme diverse tessere del puzzle. Ricomparvero gli Angeli, per cui avevo fin da bambina un grande amore. Ripresi, da adulta, a ‘lavorare’ con loro; anche in compagnia di Giulietta Bandiera, giornalista e ricercatrice che ha ricevuto dagli Arcangeli istruzioni, esercizi ispirati alle Sacre Scritture per comunicare con loro senza diaframmi.

La Psicodinamica, nelle sue varie forme, viene anche usata per altro: successo, soldi, salute…

Certo, sono tecniche che si possono utilizzare per raggiungere obiettivi. Si ferma a questo chi ha problemi di potere. Abbiamo libertà di scelta. Si possono usare le potenzialità della mente in modo non consapevole, lo vedo la Psicodinamica come una forma di meditazione ‘attiva’, occidentale, mirata a un obiettivo; la meditazione orientale in genere mette in contatto con l’Unità, pur lasciandoti l’identità. Semplifico, naturalmente: ci sono moltissime vie di meditazione.

La Psicodinamica per me è una disciplina di autoevoluzione, olistica. Un tempo si poteva avere l’iniziazione solo con il maestro. Era lui a costruire gli ‘organi eterici’ dell’allievo. Così lo metteva in condizione di procedere. Il discepolo però non era libero di scegliere. E si sentiva l’Eletto. Oggi siamo in tempi di auto-iniziazione. Non c’è bisogno di ‘uccidere’ il maestro: può aiutare nel percorso. Ma non può più sostituirsi a te nel cammino spirituale.

Alcuni demonizzano la meditazione occidentale. Ma se si ha mal di denti o di testa, prima è bene eliminarlo. Poi si potrà meditare. La meditazione significa portare dentro di sé i propri punti di riferimento. Ciò è riflessione e cura al contempo. Il termine meditazione ha la stessa radice sanscrita med di medico. E sono ormai innumerevoli e autorevoli gli studi sugli effetti benefici della meditazione.

Chi la pratica ha meno bisogno del medico. Uno studio dell’organizzazione della Meditazione Trascendentale di Maharishi   dimostra che si spende fino al 70 per cento in meno in spese mediche.

È prevenzione. Anche la preghiera è una forma di meditazione; anche la preghiera ha diverse vie, può essere rivolta all’esterno per chiedere qualcosa (a un Dio esterno, all’occidentale) o per lodare o ringraziare Dio; o può rivolgersi alla divinità dentro di noi, come in Oriente. È dimostrato che anche la preghiera cura. di Redazione tratto da http://www.nonsoloanima.tv/

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