Le deviazioni delle tre forze dell’anima

Le deviazioni delle tre forze dell’anima – L’ergersi nella verticalità, con l’imparare a camminare, parlare, pensare sono le tre acquisizioni che in sommo grado differenziano l’essere umano dall’animale.

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Queste prime tre conquiste della vita terrestre permettono all’uomo di andare oltre l’animalità.

Se la conquista di queste caratterizzanti funzioni avviene in modo incompleto, distorto o molto carente, ciò comporterà l’insorgenza di difficoltà nel superare le caratteristiche che ancora all’inizio della vita il bambino ha in comune con l’animale, quale residuo dei processi embrionali filogenetici. Per questo motivo bambini in difficoltà o disabili tendono, in determinate situazioni, a manifestazioni tendenti all’animalità.

Poiché per motivi karmici non hanno potuto superare il passato filogenetico, subiscono una o più o meno accentuata animalizzazione del corpo fisico, con conseguente vegetalizzazione dell’espressione dell’Anima e meccanizzazione delle manifestazioni dello Spirito.

Essendo l’Anima mediatrice fra Corpo e Spirito, oltre a subire la basilare situazione patologica di vegetalizzazione, che si evidenzia in meri processi di crescita, nutrizione, riproduzione, essa subisce anche influssi deviati che investono tutto il suo organismo, comprese le sue tre forze di: Pensare, Sentire, Volere.

Corpo à Animalizzazione
Anima à Vegetalizzazione
Spirito à Meccanizzazione

Volere à Animalizzazione
Sentire à Vegetalizzazione
Pensare à Meccanizzazione

L’animalizzazione dell’attività animica del Volere si evidenzia maggiormente, rispetto le altre due, per un’attività istintuale più accentuata del normale.

Gli istinti umani hanno una naturale comunanza con quelli animali ma, nel caso degli istinti umani, ne esistono di varie specie che possono essere classificati ad esempio come: nobili (istinto materno), naturali (impulso sessuale, di sopravvivenza), bassi (accentuazione smodata di quelli naturali).

Nel caso degli animali invece gli istinti non sono classificabili in quanto anche quelli che dal punto di vista umano possono sembrare istinti feroci, in realtà sono istinti naturali poiché l’animale, non avendo un Io individuale, non è in grado di dominarli.

Tutto ciò però è giustificato dalla costituzione del suo essere.

Quando vi siano delle difficoltà che l’organizzazione dell’Io incontra nel compenetrare un corpo fisico non compiutamente sviluppato, si possono manifestare deviazioni in eccesso o in difetto nelle tre forze dell’Anima.

Il Volere, quella parte del Volere che cade al di fuori dell’attività dell’Io, se non è sufficientemente guidato da un Io, si manifesterà nel proseguo della vita, come impulsi dell’Io inferiore, che naturalmente e filogeneticamente sono istintuali e animali nel senso più puro del termine.

Tutti gli esseri umani, anche i più elevati spiritualmente, possiedono questi impulsi istintivi. Il primo e più importante passo per sollevarsi al di sopra del mondo degli istinti è quello di non permettere di invadere in modo eccessivo la vita cosciente, ma di far sì che gli istinti rimangano e continuino ad essere a servizio della vita biologica e quindi al loro giusto posto.

Il superamento o meglio la sublimazione del mondo istintivo differenzia l’uomo dal suo fratello minore: l’animale.

A causa della strettissima e naturale interdipendenza fra la parte fisica e quella animica e spirituale, ad un corpo imperfetto corrisponde una disequilibrata attività animica, che si manifesta in primo luogo in una difettosa interazione fra le tre forze dell’Anima: quelle cioè del Pensare, Sentire e Volere.

Questo processo, come già accennato ha luogo nel caso di bambini disabili o in difficoltà.

Il rapporto corpo fisico à Volere però non ha soltanto questa direzione, ma anche quella inversa di Volere à corpo fisico.

E’ da tenere presente quindi che non solo un corpo malformato agisce sul Volere inceppandolo, ma in uguale misura un’attività volitiva disarmonica, sgraziata nei movimenti o mossa da impulsi dell’Io inferiore si ripercuote altrettanto negativamente sul corpo fisico.

In quest’ultimo caso un’animalizzazione dell’attività volitiva può comportare, perdurando nel tempo, malattie nel corpo fisico.

Le varie espressioni animalesche delle cosiddette danze moderne, lo spregio e l’impoverimento costante di contenuti nell’uso della Parola, gli incontrollati impulsi dell’Io inferiore, il mangiare cibi qualitativamente scadenti o bere smodatamente alcolici, l’usare eccitanti o droghe, lo svilire l’istinto del sesso e via dicendo, tutto ciò indebolisce il corpo fisico partendo dal sistema del ricambio. Esso, poiché è in diretto rapporto all’espressione animica della volontà si esprimerà a sua volta compiendo movimenti sgraziati e incontrollati, manifestazione di impulsi istintuali inferiori.

Se l’animalizzazione del corpo a livello animico si evidenzia soprattutto nell’attività volitiva, la vegetalizzazione dell’Anima investe primariamente il mondo dei sentimenti ed anzi ha in esso il suo fulcro. Quando l’Anima è costretta in una situazione di vita vegetativa, allora è costretta a rivolgersi quasi esclusivamente ai bisogni primari: crescita, nutrizione, riproduzione.

Questa è proprio la caratteristica, peculiare condizione del mondo vegetale anch’essa legittima entro i propri confini, non più giustificata però se la vegetalizzazione diventa predominante nel regno animale e tanto meno in quello umano.

Quando nell’essere umano, ad esempio, la brama del cibo (nutrizione) diventa prevalente, eccessiva, ciò causa un continuo sovraccarico del processo digestivo che tiene costantemente impegnate troppe energie vitali nella parte bassa dell’organismo.

Per questo motivo l’attività conoscitiva non ha a disposizione sufficienti energie per rivolgersi convenientemente ai processi della coscienza con la conseguenza di farla diventare perciò obnubilata.

Per raggiungere un normale livello di coscienza occorre coltivare conoscenze che si sollevano al di sopra dei meri processi vitali, cui devono collegarsi sentimenti che vivificano e colorano il mondo interiore.

Vincolare la coscienza, che è in diretto rapporto all’Io, ai puri processi organici, porta come conseguenza uno spegnimento dei sentimenti i quali, rivolgendosi allora verso il basso e perciò verso la natura inferiore, si vegetalizzano nei processi digestivi (nutrizione), assimilativi (crescita), sessuali (riproduzione).

La meccanizzazione dello Spirito infine risulta essere determinata dalle deviazioni subite dal Corpo (animalizzazione) e dall’Anima (vegetalizzazione) la cui manifestazione, come per il Corpo così anche per lo Spirito, avviene nel mondo dell’Anima tramite una delle sue tre forze: il Pensare.

Esso, fra tutte le capacità possedute dall’uomo, permette l’accesso e l’accoglimento delle comunicazioni del Mondo dello Spirito in due modi: cosciente o naturale.

Il rapporto con lo Spirito può essere voluto coscientemente, quando è determinato da una disciplina meditativa oppure naturale quando, tramite il cervello, si percepiscono pensieri.

Il cervello fisico non può produrre in nessun modo i pensieri la cui natura non é fisica, materiale bensì spirituale: perciò il cervello può solamente percepire i pensieri.

L’Io nell’uomo è una cellula dello Spirito Cosmico e la sua azione cosciente può avvenire soprattutto usando come strumento i pensieri; di conseguenza la qualità dell’azione dell’Io è direttamente proporzionale alla qualità dei pensieri che si collegano all’interiorità umana grazie alla vita dell’Anima, il cui strumento principale è il pensare.

Il pensare però non vive una sua vita autonoma e indipendente all’interno dell’Anima; esso è condizionato o sostenuto dalle altre due forze del Sentire e del Volere.

Quando queste ultime due sono malate nel senso sopradescritto ossia animalizzazione della Volontà e vegetalizzazione dei Sentimenti, i contraccolpi sul Pensare sono inevitabili.

In tal modo i pensieri vengono bloccati sulle limitatezze delle altre due forze dell’Anima, finendo per esprimere prevalentemente la povertà delle espressioni volitive e di sentimento.

Ciò comporterà come conseguenza una limitata capacità dell’attività del pensare nel saper esprimere concetti o rappresentazioni; essendo quindi il pensare vincolato e condizionato da un Sentire e Volere malati, ne conseguirà che l’Anima (e quindi l’essere umano) possederà un ristretto numero di pensieri.

La ristretta quantità e qualità di pensieri portano alla conseguenza di esaurire in breve tempo la manifestazione dell’attività pensante con un subitaneo ritorno ai medesimi pensieri, creando in breve un circolo vizioso.

Il ritmo dei pensieri diverrà cadenzato e battente, un continuo uguale, un vero e proprio ad libitum. Tutto questo processo lo si può a ragione denominare pensiero meccanico o meccanizzazione dello Spirito.

Risulta però più esatto il dire che, essendo lo Spirito per sua natura intangibile, viene meccanizzata l’espressione dello Spirito nell’uomo che si manifesta nell’attività animica del Pensare.

Diventa quindi fondamentale nell’attività educativa tenere nel debito conto lo sviluppo e l’armonizzazione delle tre forze dell’anima, soprattutto nei primi tre settenni.

Occorre tener presente che la Volontà si conforma in statu nascendi soprattutto nel primo settennio compreso tra la nascita e l’inizio della seconda dentizione tramite l’esplicazione di un sano movimento corporeo (gioco libero) ed un movimento animico (sviluppo della fantasia).

Mentre per quanto riguarda il Sentire, (mondo dei sentimenti) la maturazione di quest’ultimo avviene all’incirca nel secondo settennio, nel periodo compreso fra la seconda dentizione e l’inizio della pubertà e lo strumento educativo principale è l’attività artistica.

Infine soltanto dopo l’inizio della pubertà l’insegnamento e l’educazione possono appellarsi alle forze di pensiero più pienamente ed intensamente rispetto ai due settenni precedenti. Giovanni Peccarisio

Maestro Scuola Waldorf, laureato alla “Libera Università della Scienza dello Spirito al Goetheanum di Dornach (CH). Autore dei libri: “Evoluzione storica della coscienza” e “Ereditarietà ed indirividualità” Fonte: disinformazione

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