Islanda Chiama Italia

Osservavo dall’alto l’Islanda scomparire oltre l’orizzonte curvo, poi dopo qualche ora di mare apparire l’Inghilterra, infine il continente.

Tornavo in Italia con la testa piena zeppa di ricordi, nozioni, date, impressioni, ma senza alcuna risposta concreta alle tante domande che sapevo mi sarebbero state fatte, alle mille obiezioni.

«L’Islanda non è l’Italia!» «Come si può paragonare un Paese di 320mila abitanti a uno di 60 milioni?» «L’economia italiana è troppo devastata per riuscire a rialzarsi»

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Già, l’Italia non è l’Islanda.

Il debito pubblico italiano è pari a 2mila miliardi di euro, il debito Icesave che gli islandesi si sono rifiutati di pagare non superava i 5 milioni.

E poi ci sono lo spread impazzito, che fa crescere gli interessi sul debito, e mille problemi immensamente più complessi di quelli che poteva affrontare una nazione come l’Islanda.

Ma dagli 8mila metri di altitudine in cui mi trovavo il mondo si vede in maniera più chiara e distaccata.
Se ne percepisce la forma curva, quasi si intuisce la sua interezza sferica oltre l’orizzonte.
E osservando il mondo da così in alto non ho visto altro che mare, rocce, montagne e vallate.

Giuro.

Nemmeno una traccia dello spread, né del debito, né degli otto mondi paralleli e virtuali che lo sovrasta

Il mondo visto dall’alto sembra molto più semplice, lineare e fisico di quello osservato ad altezza del suolo. Vedevo fiumi e città, potevo immaginare il lavoro degli esseri umani nei campi, negli uffici, le chiacchiere nei bar.

Ma i flussi di denaro, quelli proprio non riuscivo a vederli né a immaginarli.
Giunsi a una conclusione che sul momento mi apparve evidente, e che condividerò a costo di sembrare un novello Don Ferrante: non esistono

Non esiste un debito perché è creato come appendice immaginaria di una moneta che anch’essa perlopiù non esiste. Non esiste la moneta, perché viene inventata ogni volta che qualcuno ne richiede una somma, e ci viene concessa come prestito, dunque debito. Non esistono le enormi ricchezze che si creano dal nulla nel giro di poche ore, in seguito alle oscillazioni dei mercati. Non esistono tutti i bisogni che ci spingono a fare acquisti compulsivi, che finiscono per trasformare in merci persino noi stessi, costretti a posizionarci sugli scaffali dei vari mercati: del lavoro, dell’amore, della vita.

Tutto questo groviglio di problemi non esiste, almeno visto dall’alto.

D’altro canto esistono, eccome, gli effetti concreti dell’enorme matassa inesistente.

Povertà, disuguaglianza, guerre, distruzioni.

C’è da ammetterlo, per essere cose inesistenti hanno conseguenze fin troppo palpabili.

E allora che possiamo fare?

Un buon punto di partenza potrebbe essere proprio riconoscere l’inesistenza di questi concetti. Illuminare la stanza e scacciare via i fantasmi. Opporre alla loro evanescenza risposte tangibili e concrete. Ripartire dalla terra che ci sta sotto i piedi, dalla strada sotto casa, riprendere possesso della realtà.

L’esempio dell’Islanda è significativo – al di là dei numeri che la dividono dall’Italia e da realtà più simili alla nostra – perché rappresenta una risposta locale e concreta ad alcune problematiche globali: il debito, la crisi della democrazia, lo strapotere della finanza.

Di seguito faremo una rassegna – incompleta e parziale – di altre risposte alla crisi, con l’obiettivo di creare un quadro organico che mostri come potrebbe funzionare diversamente questa società.

Islanda Chiama Italia – Storia di un Paese che è uscito dalla Crisi rifiutando il Debito

Eccoci qui, dunque, un po’ perplessi, imbambolati, del tutto terrorizzati. Alla disperata ricerca di risposte. Mettiamo subito le cose in chiaro: non ne ho. Sono né più né meno confuso di chiunque altro, del tutto terrorizzato. In compenso, ho una gran voglia di cercarne.

Del resto di risposte già pronte non ve ne sono; chi ne propone o è un affarista, o è un truffatore, o, nella migliore delle ipotesi, è un illuso. Così, con quello «spirito d’incertezza» che Edgar Morin considerava una premessa imprescindibile della conoscenza, ho deciso di mettermi in viaggio.

Dall’Introduzione del Libro

L’Islanda sembra contenere, compresse nel tempo e nello spazio, le caratteristiche che ritroviamo diluite nel resto del mondo: è stata fra gli ultimi paesi occidentali ad aprirsi ai mercati internazionali e alla finanza globale, ma lo ha fatto totalmente e senza protezioni, al punto che è stata la prima a subire le conseguenze della crisi economica.

Questo è il racconto dell’ascesa e della caduta del sogno islandese, dalla nascita della società neoliberale fino alle vicende più recenti, che hanno visto gli abitanti dell’isola ribellarsi contro i propri governanti corrotti, contro i banchieri senza scrupoli che avevano condotto il paese al collasso, contro l’intera comunità internazionale che premeva per il pagamento di un debito ingiusto, contratto da banchieri privati.

In circa tre anni di mobilitazioni gli islandesi hanno ottenuto risultati straordinari come la caduta del governo, le dimissioni delle principali autorità di controllo, la stesura di una nuova costituzione partecipata.

Ora è l’Islanda a mostrare la strada.

Oggi il mondo intero si trova ad affrontare una crisi economica, politica, sociale, ambientale, culturale – in una parola, sistemica – senza precedenti.

Dopo anni di benessere e stabilità in cui noi cittadini delle società occidentali ci siamo lasciati convincere a disinteressarci della sfera pubblica, dei beni comuni, di tutto ciò che non rientra nella nostra sfera di interessi personali, ecco che ci troviamo a dover fare i conti con problematiche globali che necessitano di un cambiamento repentino e collettivo.

Partendo dagli spunti offerti dalle vicende islandesi, l’autore offre una panoramica di alcune delle realtà più significative che anche da noi si adoperano per cambiare la società.

Un illuminate articolo di Andrea Degl’Innocenti dei 13 Luglio 2011 sulla rivoluzione accaduta in Islanda, della quale, chiaramente, le TV e i giornali sottomessi ai poteri occulti, non hanno fatto minima parola. Prendete questo video e diffondetelo… molto presto toccherà anche a noi… essere Islandesi!

Si viene così delineando una sorta di mosaico della “società del cambiamento”, in cui le realtà in lotta sono dei tasselli ideali di un grande movimento di riappropriazione collettiva del diritto di decidere sul modo (e sul mondo) in cui vogliamo vivere.

L’Islanda chiama. L’Italia risponderà o fingerà di non sentire?

Con i contributi di:

  • Loretta Napoleoni, economista
  • Serge Latouche, teorico della decrescita
  • Pierluigi Paoletti, fondatore di Arcipelago SCEC
  • Marco Bersani, del Forum dei movimenti per l’acqua e Attac Italia

Seguiamo l’Europa o cambiamo la storia?
Rifiutare il Debito per uscire dalla Crisi

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In circa tre anni di mobilitazioni gli islandesi hanno ottenuto risultati straordinari come la caduta del governo, le dimissioni delle principali autorità di controllo, la stesura di una nuova costituzione partecipata.

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