Innamorati di chi Sei, Qui e Ora

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Innamorati di chi Sei, Qui e Ora – Riscopri la gioia di vivere e la bellezza profonda dell’esistenza!

Mentre ci apriamo alla vita e all’amore, mentre ci risvegliamo dal nostro sogno di separazione, non incontriamo solo la beatitudine dell’esistenza, ma anche il suo dolore; non solo l’estasi della vita, ma anche la sua agonia.

La guarigione non sempre ci mette a nostro agio, perché ci obbliga a confrontarci con le nostre ombre, paure e desideri più profondi – quelle stesse parti, segrete di noi, che abbiamo negato anche a noi stessi, reprimendole o giudicandole indegne del nostro amore. Come possiamo trovare la calma in mezzo alla tempesta? Come possiamo restare in equilibrio, anche quando sentiamo franare la terra sotto a noi?

Innamorati di chi sei, qui e ora ti invita a riscoprire la gioia di vivere e la bellezza profonda dell’esistenza, indipendentemente dal periodo che tu stai attraversando.

Riuscire a vedere la crisi come un’opportunità per guarire e progredire, il dolore come un fine messaggero e, infine, capire che le tue imperfezioni, in realtà, sono proprio al posto giusto. Attraverso i suoi scritti, Jeff Foster ti guiderà, provocherà, incoraggerà e ispirerà nel tuo viaggio interiore, a volte gioioso e a volta estenuante, verso la Casa che non hai mai, ma proprio mai, lasciato: il momento presente.

Leggi un estratto dal libro di Jeff Foster e leggi i suoi pensieri per scoprire chi sei davvero e imparare ad amare il tuo essere.

Leggete lentamente le pagine che seguono, in maniera consapevole. Impiegate dodici mesi ad assorbire tutto, meditando sulle parole mentre intorno a voi le stagioni cambiano.

La buona notizia

Proprio qui, proprio adesso, in questo istante, non dovete “capire” il resto della vostra vita, qualunque cosa ne dicano gli altri.

In questo istante, non vi servono tutte le risposte. Arriveranno, col tempo, oppure no, o forse le domande inutili svaniranno.

Non ce fretta. La vita non va di corsa.

Siate come le stagioni. L’inverno non cerca di diventare estate. La primavera non si affretta verso l’autunno. Nemmeno la pioggia corre verso il suolo.

Si faranno le scelte che si faranno, ed in questo, proprio adesso, non avete scelta. Avverranno le decisioni che avverranno, gli eventi si dispiegheranno a tempo debito, ma forse, adesso, non è necessario conoscere le soluzioni o gli esiti, o sapere come sia meglio procedere. Forse il non sapere è ospite gradito al banchetto della vita. Forse l’apertura alla possibilità è un’amica adorata. Forse persino la confusione può venire a riposarsi qui, dove vi trovate.

E così, invece di cercare di “aggiustare” le nostre vite, invece di provare a risolvere perfettamente l’irrisolvibile e completare velocemente l’epica di un “me” fittizio, semplicemente ci rilassiamo nell’assoluto non sapere, lasciando che tutto sia “fuori controllo”, fiduciosi nell’ordine insito nel folle caos, dipanandoci nel caldo abbraccio del mistero, affondando nell’istante, assaporando pienamente, in tutta la sua unicità e la sua meraviglia.

E poi, magari senza sforzo alcuno, senza nessuna lotta o tensione, senza che “voi” siate affatto coinvolti, le vere risposte emergeranno con i loro tempi perfetti.

Perché affrettarsi verso le risposte, quando le domande stesse sono un tale miracolo?

Farsi da parte

Una cosa che prima o poi impariamo tutti, a nostre spese: mai cercare di aiutare qualcuno, a meno che non sia pronto ad essere aiutato.

Finché l’aiuto non viene richiesto, finché non c’è quella disposizione ad ascoltare e abbandonare i vecchi modelli di comportamento, i vostri tentativi di aiutare verranno percepiti come manipolazione e controllo – un problema vostro, un bisogno vostro, non loro. Si alzeranno le difese, le posizioni diverranno rigide, finirete per sentirvi frustrati o superiori o impotenti, e i ruoli di “vittima” e “salvatore”, riflessi in uno specchio, vi faranno sentire più disconnessi che mai l’uno dall’altro.

Come aiutare davvero? Incontrateli nel luogo in cui si trovano, proprio adesso. Abbandonate il sogno della loro immediata guarigione. Rallentate. Riconoscete la loro esperienza presente. Non cercate di imporre i vostri programmi, non date per scontato cosa è “meglio” per loro.

Forse non sapete cosa è “meglio”. Forse sono più forti, più intelligenti, più pieni di risorse e potenziale di quanto abbiate mai ritenuto possibile. Forse ciò che è “meglio” per loro proprio adesso è non desiderare – né necessitare – il vostro aiuto!

Forse in realtà hanno bisogno di soffrire o lottare di più. Forse si stanno allineando e curando in un modo tutto loro. Forse ciò che questo istante richiede è fiducia, e ascolto profondo, e profondo rispetto per il punto del viaggio in cui si trovano. Forse state solo cercando di aiutare voi stessi.

Forse il vero cambiamento non si origina dal tentativo di imporre il cambiamento agli altri, ma da un allinearsi con il luogo in cui si trovano proprio adesso, dal dare libero corso a tutta l’intelligenza creativa del momento, dall’onorare l’unicità del loro percorso e il loro misterioso processo di guarigione.

Quando cercate di cambiare qualcuno, gli state comunicando che così com’è non va bene, che rifiutate la sua esperienza presente e le opponete resistenza e la trovate spiacevole e volete che sia diversa. Potreste perfino comunicargli che non gli volete bene. Quando smettete di cercare di cambiarlo, e gli andate incontro così com’è, e vi allineate con la vita così come si presenta, un grande e inaspettato cambiamento è allora possibile, perché adesso siete veri amici ed alleati dell’universo.

Smettete di cercare di cambiare gli altri, ed essi cambieranno, oppure no, a modo loro, nei loro tempi perfetti.

Forse l’aiuto più grande sta proprio nel farsi da parte.

Quando il terreno si sgretola


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Cosa accade quando vi cede il terreno sotto i piedi?

Un’amicizia si interrompe all’improvviso, il successo si tramuta in fallimento dalla sera alla mattina, muore una persona cara, ricevete una diagnosi di punto in bianco, e improvvisamente sentite uno sradicamento profondo, una viscerale incertezza, la sensazione che il mondo vi stia sfuggendo di mano.

Niente sembra più reale. Avete la sensazione che la vita non sia più la “vostra” vita, di trovarvi in un qualche strano film impersonale, di non sapere dove andare, e neppure dove posare i piedi. Il futuro, che un tempo sembrava tanto solido e “reale”, si rivela adesso per la menzogna e la fiaba che era, ed i vostri sogni sul “domani” si frantumano in mille pezzi. “Domani” non ci sarebbe comunque mai stato, non nel modo che avevate inconsciamente programmato.

Adesso non ci sono risposte in grado di soddisfarvi, non ci sono autorità a guidarvi, perché nessuno può sperimentare la vostra esperienza al posto vostro, nessuno ha le risposte di cui avete bisogno, e vi sentite profondamente soli su un pianetucolo che gira nello spazio vasto e insondabile. Vorreste tornare gattoni nel ventre originario, ma il ventre è scomparso.

Meraviglioso! È meraviglioso! Che invito! La vita non è andata storta, perché la vita non può andare storta, perché tutto è vita, e la vita è tutto. Solo i nostri sogni e i nostri piani sulla vita possono andare in frantumi, la vita in sé non può farlo. Questa esperienza presente, questa confusione, questo dubbio cosmico, questo dolore non è contrario alla vita, è vita, vita furiosa, vita vibrante, la sacra vita dell’istante. Questa non è la scena “sbagliata” del film, questo è il film, per quanto difficile sia guardarlo in questo preciso istante.

C’è una vasta intelligenza all’opera, un’intelligenza che ci fa respirare la notte, fa battere il nostro cuore, pompa sangue ovunque nel corpo e guarisce le nostre ferite quando “noi” non siamo neppure lì a notarlo o interessarcene.

Che accade se, solo per un istante, smettiamo di cercare di capire tutto, smettiamo di attaccarci ai vecchi sogni e smettiamo di piangerne la perdita, e affrontiamo la realtà cruda, disgregata delle cose, così come sono? Che accade se, solo per un istante, facciamo davvero la mossa radicale e inaspettata di dire sì all’incertezza, al dubbio, alla confusione, alla sofferenza, al dolore? Che accade se affermiamo l’irrisolto mistero piuttosto che cercare di sfuggirgli? Che accade se ci voltiamo verso la desolazione invece che dall’altra parte? Che accade se davvero abbiamo fiducia nella rottura-apertura delle cose, e lasciamo che l’intelligenza profonda della vita operi la sua magia sotto forma di desolazione?

Può andar bene, solo per un istante, non avere le risposte, non avere i punti di riferimento, non sapere più niente? Può andar bene, solo per un istante, sentire questo, qualunque forma questo stia assumendo ora? E, in mezzo alle macerie, possiamo di nuovo respirare, ed entrare in contatto con quel luogo dentro di noi, quell’intimo e familiare luogo di silenzio e profonda presenza? Il luogo che non ha bisogno di sapere e a cui non importa l’esito dei sogni e che non vuole nessuna risposta? Riusciamo a ricordare queU’immobilità che, segretamente, è sempre stata la nostra migliore amica? Riusciamo a rilassarci in quella chiarezza che non è mai svanita? Possiamo fondare la nostra posizione su quella consapevolezza che non può essere distrutta?

Forse l’intelligenza cosmica che siamo non ci ha davvero abbandonati, e nel cuore esatto dell’apparente disastro di questo istante c’è qualcosa che non è affatto coinvolto nel disastro. Possiamo chiamarlo amore, o Dio, o coscienza, o semplicemente Chi Siamo Davvero, a monte dei nostri sogni su come dovrebbe essere la vita, sull’aspetto e le sensazioni e il gusto e il suono e l’odore che questo istante dovrebbe avere. Forse i nostri sogni esistono per essere distrutti, e i nostri piani esistono per crollare, e i nostri domani esistono per dissolversi negli oggi, e forse tutto questo è un unico gigantesco invito a svegliarci dall’illusione del controllo ed abbracciare pienamente ciò che è presente.

Forse è tutto un richiamo alla comprensione, ad accogliere profondamente questo universo in tutta la sua estasi e in tutto il suo dolore e nella sua gloria agrodolce. Forse non abbiamo mai avuto davvero il controllo delle nostre vite, e forse siamo costantemente invitati a ricordarcelo, dato che costantemente lo dimentichiamo. Forse la sofferenza non è affatto il nemico, e al suo centro vi è una lezione diretta, in tempo reale, che dobbiamo imparare tutti, se vogliamo essere veramente umani, e veramente divini. Forse il crollo contiene sempre i semi della svolta.

Forse soffrire non è che un rito di passaggio, non un test o una punizione, né un cartello che indica qualcosa nel futuro o nel passato, ma un indicatore diretto del mistero dell’esistenza in sé, qui ed ora.

Forse la nostra vita non può affatto “andare storta”.

Riavvolgi, avanti, avanti veloce

Il rimpianto è il futile tentativo di alterare il passato compiuto dal pensiero. Ma cercare di manipolare il passato è come cercare di riawolgere il nastro fino ad arrivare ad una scena precedente di un film che state guardando già da un po’, al fine di alterarla.

Il pensiero dice: “Quella scena doveva essere diversa!” o anche “Quella scena non doveva proprio esserci!”. Ma naturalmente il film era perfetto così com’era – una perfezione che in realtà includeva qualsiasi scena apparentemente “imperfetta”.

L’apparenza di un’imperfezione passata è parte della perfezione cosmica di questo istante.

Riconoscere che le cose sono esattamente così come sono, proprio adesso, non è un invito al distacco e alla negazione della vita, una scusa per rifiutare l’apparenza del mondo in quanto “illusoria”, con atteggiamento noncurante. Proprio il contrario. Non è prendersi una pausa dalla vita dicendo “È, tutto perfetto, quindi non farò più niente per portare aiuto o cambiare le cose”. Quello è un altro blocco, un’altra posizione concettuale, un’altra fuga dalla realtà.

Questa perfezione ha un’apertura radicale al mondo, un’apertura al resto del film, un’apertura a ciò che accade. Possiamo ancora imparare lezioni dal passato, e portarle nel futuro. Ma il senso di rimpianto scompare. Non riavvolgiamo più il nastro. Potremmo chiamarla “fiducia”, ma non c’è alcun bisogno di darle un nome.

Non possiamo cambiare il passato (riavvolgi), non possiamo conoscere il futuro (avanti veloce), ma possiamo incontrare la vita esattamente per com’è (avanti), e avanti, avanti…

Ci sono due voi?

Siete Re, Regine, contemplate il vostro magnifico regno in perpetuo mutamento. Pensieri, sensazioni e sentimenti sfilano costantemente in voi, nel momento presente. Senza la vostra costante Presenza, non ce sfilata. Senza di Voi, non ce nulla.

L’unica cosa che desiderate, l’unica cosa che avete sempre cercato – VOI – è l’unica cosa che non apparirà mai nella sfilata di pensieri ed emozioni, perché per voi non può essere una “cosa”. I pensieri danzeranno, le sensazioni fremeranno, i sentimenti bruceranno, ma Voi non apparirete mai alla vostra presenza – PERCHÉ NON POSSONO ESSERCI DUE VOI. Potreste attendere in eterno che appariate Voi. Ma chi sarebbe in attesa?

Da un certo punto di vista, è una tragedia! Non troverete mai quello che state cercando attraverso la sua ricerca. La ricerca spirituale può quindi finire in esaurimento e in disillusione, in frustrazione e persino disperazione.

Da un altro punto di vista la comprensione del fatto che VOI NON POTETE APPARIRE A VOI è un gigantesco invito a ricordare chi siete davvero, a prescindere dalla sfilata: Quello che mai compare né scompare. Quello senza cui non può esservi alcuna sfilata. Quello che si trova al di là del ciclo eterno di vita, morte e rinascita.

Siete Re, Regine, e non c’è lignaggio, non c’è linea di successione: ci siete soltanto Voi. Non è solipsismo o narcisismo – è pace profonda, è compassione-che-spacca-il-cuore per tutto coloro che non comprendono ancora il loro vero valore.  Estratto da  Innamorati di chi Sei, Qui e Ora di Jeff Foster

Innamorati di chi Sei, Qui e Ora
Riscopri la gioia di vivere e la bellezza profonda dell’esistenza!

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