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Imparare a gestire il denaro

Imparare a gestire il denaro.

Lo scopo di questo libro è di dare l’opportunità ai lettori di riflettere sulle loro conoscenze rispetto al tema trattato, in quanto la mia esperienza clinica mi ha dimostrato, in tutta la sua evidenza, l’ignoranza generalizzata che si evince sulla gestione del denaro con le sue drammatiche conseguenze.

Molti anni fa mi colpì la lettura di un saggio, dal titolo “Modelli famiglia” di Giorgio Nardone, docente e fondatore del “Centro di terapia famiglia”.

La direzione di una rivista economica strategica aveva chiesto allo studioso un consiglio riguardo ad una strana situazione emersa da una rubrica tenuta sul giornale. Tale rubrica rispondeva ai quesiti dei lettori su questioni finanziarie, attraverso il contributo di specialisti del settore. Un evento ricorrente aveva colpito i redattori, ossia l’invio di molte lettere da parte di giovani che chiedevano lumi su come poter ereditare in anticipo il patrimonio dei genitori, ossia prima della loro morte.

Nardone motiva tali richieste, cioè il perché i figli si sentano in pieno diritto di entrare in possesso di quel denaro, come frutto di un modello genitoriale e sociale iperprotettivo che educa adolescenti privi di responsabilità e di progetti personali, quale risultato di un eccesso di amore e protezione profusi in modo incondizionato, senza peraltro che i figli se lo meritino.

Nardone ritiene che la risposta più indicata da fornire a questi figli pretenziosi sia: “Guadagnatevi ciò che vorreste avere da spendere”.

A tal proposito, Oscar Wilde scrive: “È con le migliori intenzioni che il più delle volte si ottengono gli effetti peggiori”.

Andando alla radice del problema e dei danni conseguenti, facendo riferimento a indagini iniziate circa venti anni fa, emerge innanzitutto che il genitore stesso non ha competenze e conoscenze adeguate sull’educazione finanziaria, quindi non può insegnare ciò che non conosce, come d’altro canto la stessa scuola che, solo in tempi recenti, ha iniziato a muovere qualche timido passo verso l’educazione finanziaria.

Inoltre questo modello genitoriale, teso alla protezione dei propri figli da ogni sacrificio, responsabilità, impegno, non ha fatto altro che crescere figli “zoppi, incapaci, irresponsabili, deboli, arroganti, presuntuosi, irrispettosi, immaturi”, quando invece i genitori dovrebbero “dare radici per farli crescere e poi le ali per farli volare”. Con un modello educativo così iperprotettivo ai giovani non crescono le ali e, di conseguenza, rimangono a casa anche dopo i quaranta anni perché incapaci di diventare individui autonomi, emotivamente ed economicamente.

Le ricerche citate, così come anche altre, dimostrano che ancora oggi poco si fa per sensibilizzare le persone su questo tema o, meglio, si fa tanta ricerca e si pubblicano grandi risultati e grandi progetti sull’educazione finanziaria ma, ahimè, nulla poi diventa programma scolastico chiaramente fruibile per far sì che tutti imparino un giorno a diventare liberi finanziariamente.

ESSERE LIBERI FINANZIARIAMENTE SIGNIFICA AVERE UNA RENDITA UGUALE O SUPERIORE ALLE SPESE DEL SOGGETTO PER VIVERE

Un messaggio molto significativo da aggiungere a questa premessa proviene dall’esperienza che ho vissuto direttamente.

Qualche anno fa, dopo aver divorato alcuni libri sull’educazione finanziaria, ho creduto erroneamente, nel mio inconscio, che la raggiunta competenza nella gestione del denaro includesse, come risultato, il diventare ricca. Questo equivoco mi ha fatto abbandonare le buone prassi descritte nella seconda parte del mio libro per conquistare la ricchezza, finalizzata alla libertà di gestire il proprio tempo, senza l’obbligo di dover lavorare per vivere, ossia “la Corsa del Topo”, ma lavorare per il piacere di farlo.

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, educare all’acquisizione di un metodo per creare delle rendite da “non lavoro”, equivalenti alla cifra che occorre alla persona per vivere senza lavorare, è alla portata di ognuno.

Questa modalità è più realistica e più semplice da praticare di quanto si possa immaginare. Sono arrivata a questo insight grazie alla mia pratica clinica, osservando quei casi per i quali sarebbe stato sufficiente un guadagno maggiore per raggiungere il giusto benessere emotivo e gestionale. Se invece di associare la libertà finanziaria alla ricchezza essa venisse associata all’abbondanza, diventerebbe un messaggio accessibile a tutti ed è esattamente ciò che mi propongo con il presente libro.

Per concludere, questa lettura vi può dare l’opportunità di cambiare la vostra vita economica e diventare felici, mettendo in pratica i suggerimenti della seconda parte del libro, in maniera costante e quotidiana. di Pina Li Petri

Premessa del libro “Diventare Ricco Non Diventare Povero

L’educazione finanziaria costituisce nella società moderna sempre più un bisogno, un’esigenza importante per il nostro benessere bio-psico-sociale… Più informazioni su Diventare Ricco Non Diventare Povero

PS. Può anche interessarti approfondire leggendo questo articolo… Ricchezza, Abbondanza, Prosperità – Nella società odierna per sviluppare il nostro pieno potenziale è indispensabile l’utilizzo dei soldi e dei beni materiali: è una realtà incontestabile e ci offre una buona motivazione per migliorare il rapporto che abbiamo con il denaro…

Foto di Thanks for your Like • donations welcome da Pixabay

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