Il principe azzurro

Il principe azzurro

Il principe azzurro non esiste per il semplice motivo che non esiste un uomo di successo che dedichi la propria vita a una donna.

È una contraddizione in termini.

Un uomo di successo, per essere un uomo di successo, deve dedicarsi al successo, non a una donna.

Da che mondo è mondo, gli uomini di successo hanno solo una cosa, in testa. Dominare il mondo che li circonda. Economicamente, politicamente, socialmente, intellettualmente, materialmente.

Non ha importanza, in che modo. L’importante è dominarlo. Cioè affermare la propria personalità.

Persino il Buddha, il primo assertore dell’amore universale, ha imposto la propria personalità al mondo.

Per non parlare di Gengis Khan, di Attila, di Alessandro Magno, di Giulio Cesare, di Carlo Magno, di Napoleone, di Hitler e dei mille altri uomini di successo di tutti i tempi, piccoli e grandi, famosi e ignoti, a prescindere dalla loro condotta morale.

Nessuno di loro, si è dedicato a una donna.

Tutti le hanno trascurate, le donne. Quando non le hanno completamente ignorate.

Il Buddha ha abbandonato la moglie il giorno dopo che ha partorito per andare a cercare il modo di liberarsi dalla sofferenza. Probabilmente quella di dover fare il padre.

Hitler ha sposato Eva Braun soltanto in punto di morte. Come a dire: il più tardi possibile.

Non fa parte del dna degli uomini, dedicarsi alle donne.

Certo, nel branco preistorico, gli uomini difendevano le donne dagli assalti delle belve e dei nemici. Ma questo perché assicurava la loro stessa sopravvivenza soddisfacendo il loro secondo impulso naturale: la riproduzione.

La loro occupazione principale era un’altra. La caccia. O la guerra, per assicurarsi il territorio di caccia. In termini moderni, il lavoro.

Nessun uomo sano di mente antepone una donna al proprio lavoro.

Neppure la propria famiglia. È contro la sua natura. È come chiedere a una donna di non fare figli per amore del marito. Fare figli è l’impulso naturale della donna.

Gli uomini hanno in testa solo due cose. L’autoaffermazione e la riproduzione. Tutta la loro vita non è altro che una lotta per l’attuazione di questi due istinti. Il resto per loro non conta niente.

Ti possono raccontare quello che vuoi.

Questo non vuol dire che gli uomini sono delle bestie prive di spiritualità. Nell’autoaffermazione ci sta anche lo sviluppo spirituale. L’autoaffermazione in ambito spirituale, intellettuale, scientifico, artistico, religioso, è molto diffusa, fra gli uomini. Anzi, questa spinta può essere talmente forte da occultare persino il loro secondo istinto, la riproduzione. Che rimane comunque il loro secondo istinto.

Persino Einstein, ha fatto dei figli.

Gli uomini di successo normalmente li hanno tutti e due.

Autoaffermazione e riproduzione.

Anzi spesso l’attività sessuale degli uomini di successo è frenetica. Ma non improntata alla fedeltà.

Un uomo di successo infatti non è mai protettivo e assistenziale. Per il semplice motivo che a un uomo di successo non frega niente degli altri. È un adulto predatore.

Si occupa solo di se stesso. Se non facesse così non sarebbe un uomo di successo. E quindi non può essere un principe azzurro.

Per interessarsi agli altri, per essere protettivi e assistenziali, bisogna essere genitori.

Ma un uomo di successo non è mai un genitore.

I genitori sono dei fantastici principi azzurri. Ma di solito hanno più di settant’anni. E di solito non sono nemmeno belli. E scopano poco. Magari anche male. Quindi non ti piacciono. La cosa più grave, però, è che tu non piaci a loro.

Loro cercano un altro genitore, con cui accoppiarsi. Meglio, una genitrice. Sono stufi di avere a che fare con i bambini.

I genitori sono un grosso salto in avanti, nell’evoluzione personale maschile.

Ma ce ne sono pochissimi.

Di solito li fanno santi.

È più facile che lo diventi una donna, genitore, per un semplice fattore biologico: ha una propensione naturale all’allattamento.

Un uomo di successo non può permettersi di fare il genitore. È troppo occupato a dominare l’ambiente. E la dominazione dell’ambiente non implica la sua protezione.

Tutti gli uomini di successo sono stati pessimi genitori. Persino il Mahatma Gandhi, come padre è stato uno schifo.

Per forza: o ti dedichi alla famiglia o ti dedichi al successo.

Se vuoi un uomo che ti assista, non puntare su un uomo di successo. Anche l’ultrasettantenne, senza successo ma genitore, lascialo perdere.

Un morto di fame, fallito nel lavoro e nelle relazioni sociali, è l’ideale: si dedicherà a te e alla famiglia con tutto se stesso. Non ha altro.

Puntare sull’assistenza e la dedizione di un uomo di successo è come puntare su un cavallo zoppo.

Se vuoi proprio essere assistita e non trovi nessuno, fatti ricoverare in ospedale.

Ma non in quelli grossi, delle grandi città, dove se sei in punto di morte e suoni il campanello arrivano solo per portarti all’obitorio. In quelli piccoli, di provincia, dove c’è ancora il tempo e la voglia di sedersi sul letto di un malato e di parlargli.

L’ospedale è la tua estrema risorsa. Gli ospedali sono pieni, di gente che è li non per guarire, ma per essere assistita.

Perché tu sei malata.

Se credi al principe azzurro, credimi, sei malata.

Estratto da “Il Principe Azzurro Non Esiste” di Giulio Cesare Giacobbe

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