Il passo più difficile : dalla paura all’amore


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Il passo più difficile : dalla paura all’amore – Il sintomo e la malattia come linguaggio d’amore.

Malattia, vecchiaia, morte: tre parole dinnanzi alle quali è normale che un brivido percorra la schiena e tutto l’essere si ponga sulla difensiva. E di queste, quella che spaventa di più è la malattia. Forse perché la morte – come anche la vecchiaia, per quanto la si possa contrastare – è un destino che ci accomuna tutti e dal quale non ci si può sottrarre.

È La livella di Totò, che ci rende tutti uguali. Ma la malattia no. La malattia non è un destino comune, non è scontata, è tutto fuorché una certezza: al contrario, porta con sé un senso di incertezza, di paura («Mi ammalerò?» «Guarirò?») e, soprattutto, di insopportabile ingiustizia («Perché io mi sono ammalato e l’altro no?») unito a una – apparente – insensatezza che la rende assolutamente intollerabile.

Ed ecco che l’essere umano si mette sulla difensiva, attaccando o rifuggendo la malattia: la si può odiare, contrastare, combattere fino a stroncarla ed estirparla; oppure ignorare volgendo lo sguardo altrove. Ma se invece provassimo a comprenderla?

Cosa ci sta dicendo la malattia? È così insensata e ingiusta come ce la dipingono? Nel corpo umano nulla è inutile, superfluo o senza senso: tutto si rivela – man mano che lo si conosce – orientato alla sua conservazione, benessere ed evoluzione. L’invito è quindi a conoscere e comprendere la malattia e il suo messaggero, il sintomo: il latore di un’informazione importante, decodificata la quale tutto il nostro essere ne trarrà beneficio. Un messaggio utile proprio perché riguarda ciò che abbiamo ignorato, ciò che necessita di maggiori attenzioni perché troppo a lungo trascurato. E il suo invito a guardare – a farci vedere ciò che ha bisogno di cure per poterlo guarire nel senso più pieno e completo – non può che essere un invito d’amore. Ma se sintomo e malattia sono un linguaggio, possiamo imparare a comprenderlo? Se siamo disposti a trasmutare la difesa – attiva o passiva – in comprensione, che cosa potremo scoprire?

Le Biocostellazioni come strumento di comprensione del messaggio d’amore insito nella malattia

Cosa rafforza la nostra salute? Mi occupo tutto il giorno, tutti i giorni, di sintomi e malattie. Continuamente, persone che hanno frequentato i miei corsi e anche un notevole numero di sconosciuti, mi scrivono sottoponendomi richieste relative ai propri sintomi. Cosa cercano in me, nelle Biocostellazioni? Cercano una spiegazione verificabile, un paradigma che possano far proprio e sentire vero fin nelle ossa, nella carne, in quell’antico sapere che è insito in noi e sembra sia stato smarrito da un certo tipo di medicina, sia ufficiale che alternativa.

Quel che rafforza la nostra salute è proprio la conoscenza, la comprensione, la possibilità di gestire i propri processi fisiologici senza paura, senza angoscia, senza quella marea di probabilismi, pressappochismi, allarmismi che ci viene continuamente rovesciata addosso dal terrorismo biologico dei mass media. Nel profondo della nostra anima, tutti noi sappiamo che in ogni malattia c’è tanto amore.


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In lunghi anni di studi, ricerche, verifiche costanti e incontri con migliaia di persone, ho potuto sempre constatare che i sintomi sono relazioni sospese, amori falliti, separazioni che non siamo riusciti a integrare. Il sintomo rappresenta sempre qualcuno. Le Biocostellazioni ci hanno finalmente permesso di recuperare queste relazioni sospese attraverso dei rappresentanti, così che in un numero impressionante di casi, i sintomi – esattamente come erano apparsi – si sono ritirati.

È un miracolo? È una magia? È una terapia? Nulla di tutto questo. È l’applicazione sistemica delle leggi semplici della biologia, che ci permette di riportare ordine laddove c’è violazione, riconciliazione laddove c’è separazione, re-inclusione laddove c’è esclusione e rifiuto.

Al centro, l’individuo e il suo diritto sacro, inviolabile, di decidere per sé quale percorso terapeutico, quale medicina, quale rimedio lo faccia sentire più al sicuro. Senza che nessuno si permetta d’interferire. L’aspetto più importante e innovativo delle Biocostellazioni è che non si tratta di capire o non capire, credere o non credere.

È una legge strutturale e biologica della natura, quella per cui ogni relazione sospesa – in base al nostro codice familiare (ovvero, la coscienza sistemica) – si manifesta attraverso una precisa fisiologia speciale (sintomo). La parte che ho più a cuore del mio progetto di aiuto e di formazione è senz’altro il trasmettere, con cura e precisione, queste conoscenze alle persone, perché possano riprendere in mano le redini della propria vita e acquisire la capacità di comprendere e dunque di decidere.

Questa nuova dimensione dell’aiuto, in cui il facilitatore (non amo definirlo “terapeuta”) si pone allo stesso livello del cliente o paziente, standogli accanto nel processo di recupero della relazione sospesa, nell’esplorazione del significato biologico, sistemico della malattia, è a mio avviso il futuro.

Un futuro in cui tutto sarà rivolto a rafforzare la nostra salute, la nostra libertà, la nostra responsabilità d’individui liberi, in un mondo di relazioni, in un amore spirituale, nel quale potremo finalmente osservare i fenomeni con cuore puro e fiducia, senza dover più ricorrere al potere taumaturgico dei sacerdoti che “sanno”, senza più quel profitto che inquina terribilmente il mondo della salute. Soprattutto, senza aver più bisogno delle categorie di malattia e guarigione.

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