I soldi : cosa, o meglio, chi sono davvero?

I soldi: cosa, o meglio, chi sono davvero? Arrivare ai soldi che ciascuno merita per il proprio progetto di vita è possibile, scopri l’esperienza di Gabriele Policardo attraverso il suo racconto.

I soldi: cosa, o meglio, chi sono davvero?

Talvolta nella vita accade d’inserire un foglio dentro a una bottiglia e affidarlo all’oceano. Questo si verifica con sogni, promesse, preghiere, progetti. A me è capitato alcune volte. Una di queste riguarda il tema che sto per trattare: il rapporto con i soldi, la possibilità di averne anch’io, il ruolo che essi hanno nella mia e nella nostra vita.

Quanto dolore, quanto amore nei nostri soldi!

Scopriremo insieme che essi hanno un’anima, e che anima! I soldi pensano, si muovono, amano e odiano: sono dotati di una loro coscienza e personalità. Abbiamo tutte le ragioni per amarli e rispettarli a nostra volta, trattandoli nel migliore dei modi.

Il messaggio immateriale che molti anni fa misi in bottiglia era rivolto alla mia Anima. In quel lontano giorno, senza alcuna ricchezza e distante anni luce da ogni forma di successo, domandai a me stesso: «Quelli che ce l’hanno fatta e scrivono libri su come hanno conquistato il podio, vendendone milioni di copie… come ce l’hanno fatta? Davvero sono riusciti a domare i cavalli imbizzarriti del destino, a forgiare il metallo incandescente del divenire, a piegare le leggi della fisica e dello spirito ai propri scopi, a entrare in una così perfetta e intima armonia, in modo da sfruttare le forze stesse della natura, per raggiungere i propri obiettivi? Taglierò anch’io quel traguardo, riuscirò nell’impresa? Farò della mia vita un’opera d’arte? Dimostrerò a me stesso e agli altri che le idee, prima o poi, si fanno strada, che il talento e la fatica vengono premiati? Chi sa se un giorno scriverò anch’io un libro su come farcela, o meglio ancora, un libro… sui soldi!»

Ebbene, eccomi qui.

Consegnai queste riflessioni a una bottiglia e la affidai a un mare interiore. Poi, quasi me ne dimenticai. Anche le bottiglie dimenticate continuano a navigare: hanno una grande pazienza e seguono rotte imperscrutabili. Spesso per arrivare a destinazione attendono a lungo che noi siamo interiormente pronti.

I modi di credere

Ricordo bene il giorno in cui ho deciso di credere veramente. Ci sono infatti due modi per credere: il primo è credere affinché non succeda; il secondo è credere perché si realizzi.

Nel primo caso si fantastica, si specula, s’immagina, ma solo come illusione, come esercizio di energia intellettuale.

Nel secondo la sensazione è assai diversa. È quel credere che affonda le radici nello spirito, che si sente formicolare in tutte le cellule; è un creare nascosto che somiglia piuttosto a un ricordare. Ricordare da un futuro già avvenuto da qualche parte. Richiamare a sé. Non tanto un raggiungere, quanto più un attrarre. Sì, quel giorno diedi inizio al cambiamento. Comprai un foglio verde e una bella cornice. Scrissi su questo foglio: «Io vivo nel fiume della pienezza, della salute, della felicità, della forza e della ricchezza».

Naturalmente, quel giorno non ero né ricco né felice né tantomeno sereno. E in fondo, neppure “ci credevo” con tutto me stesso. Però ero giunto a quel grado di sofferenza che innesca processi strutturali, quel dolore che spinge in un modo o nell’altro a cambiare. Passarono giorni, mesi, anni: alla fine raggiunsi il mio obiettivo. Oggi, quando guardo quel cartello, ancora appeso nel mio bagno, una parte di me strizza l’occhio al vecchio me e gli dice: «Tieni duro! Abbi fede».

Vi fu un altro momento fondamentale in cui questo modo di credere fu cruciale e la mia relazione con il denaro si trasformò radicalmente.

Tutto ciò che ho conquistato e compreso, qualunque aspetto abbia a che vedere con il successo e la mia vita di autore, deriva in gran parte dalle costellazioni familiari e dall’effetto guaritore che hanno avuto nel mio destino. Non è un caso che al primo seminario di costellazioni cui partecipai da cliente abbia portato come richiesta la difficoltà a guadagnare denaro.

Quando compresi che lì c’era il futuro, che sarebbe stato un ottimo modo di pormi al servizio degli altri e di fare qualcosa di buono della mia vita, decisi di apprendere questo metodo alla fonte. Il che significava andare direttamente da Bert Hellinger.

Per un’ottima sincronicità, giusto una decina di giorni dopo questa intuizione, si sarebbe tenuto in Germania un training camp internazionale, vale a dire un grande seminario di cinque giorni in cui Hellinger personalmente avrebbe diretto costellazioni e dispensato insegnamenti e perle di saggezza. Rivelo queste informazioni personali perché ciascuno potrà verificare, su di sé, come il nostro destino si disveli a noi quando smettiamo d’inseguirlo, di forzare, di perseguire l’illusione che possiamo realmente decidere e controllare il materiale informe del divenire.

Allora sarei partito per incontrare il grande Bert, era fatta! Salvo un piccolo, marginale dettaglio. Per accedere al camp era necessaria una certa somma di denaro che io non possedevo. Ma dove trovarla in così poco tempo?

La sera che seguì a questo fatale dilemma, i miei genitori vennero dalla Sicilia a Roma per farmi visita e uscimmo a cena. Naturalmente, anche loro soffrivano nel vedermi così demoralizzato, a lottare e faticare ottenendo poco o nulla. Aspettai che avessero bevuto un po’ di vino, contando sull’effetto stordente dell’alcol. Quasi a fine cena, mi feci forza e dissi loro: «Papà, mamma, mi servono dei soldi».

Mamma, incuriosita, mi domandò placidamente: «Per fare cosa?»

Papà, più pragmatico: «Quanti?»

Spiegai che mi occorrevano per andare da Hellinger. «Bert Hellinger?» chiese incredula mamma, che aveva letto alcuni suoi libri. «Sì» risposi. A quel punto ero anch’io un po’ annebbiato dall’alcol, quindi non ricordo granché come il tutto si evolvette; certo è che mio padre, che allora non navigava in ottime acque, espresse un certo implicito grado di disappunto ma non aggiunse altro. Andammo a dormire e non ne parlammo più.

L’indomani mattina, sul suo letto, vidi qualcosa di luccicante. Era la sua carta di credito. Alle prime luci che filtravano dalla finestra, quella carta riluceva come l’oro che apparve d’improvviso agli esploratori giunti attraverso i fiumi nei giacimenti del Klondike, o come le pietre di Shankara del film Indiana Jones e il tempio maledetto. L’aveva lasciata papà e rappresentava più di una possibilità: era una benedizione.

Oggi so che la ragione principale del mio successo e dell’aver risolto i problemi col denaro deriva dalla mia capacità di allora di essere “piccolo” di saper chiedere con umiltà, di stare al mio posto e prendere con rispetto. Inchinandomi ai miei genitori e alla loro grandezza: il loro aiuto non era affatto scontato come molti figli, erroneamente, pretendono. Soprattutto perché quel denaro, donato con amore e fiducia, rappresentava un grande sforzo per loro.

Questo mi permette anche di formulare, già in questa introduzione-narrazione, una piccola legge economica: «Senza genitori nel proprio cuore, niente denaro».

Ma il momento decisivo cui accennavo in merito al credere viene dopo. Grazie all’aiuto di papà e mamma, riuscii ad arrivare in Germania, presso Bad Reichenhall in Baviera, dove Hellinger teneva i suoi corsi.

Senza sapere una parola di tedesco, mi ritrovai in un vecchio hotel stile bavarese, gestito da una coppia di anziani, in tutto e per tutto simili ai personaggi che fanno da sfondo ai telefilm de L’Ispettore Derrick. Stessa luce soffusa, stessa atmosfera da imminente omicidio, stessa rarefatta sospensione esistenzialista. I due erano molto gentili, ma continuavano a parlarmi in tedesco; spiegavo che non capivo nulla, domandavo se conoscessero l’inglese; rispondevano «Yes» e poi continuavano a parlare in tedesco.

Finalmente, il mattino successivo iniziò il camp. Centinaia di persone da tutto il mondo, traduzioni in molte lingue, un’aria scintillante, mistica e magica, la sensazione che lì stesse per accadere qualcosa di storico.

Bert Hellinger

Bert Hellinger apparì sul palcoscenico del teatro, La sua visione mi colpì intensamente. Era molto più di un grande psicologo, ricercatore, maestro e inventore: si stagliava come un’autorità morale, sembrava un capo indiano, era al contempo lucido, rapido e raffinato. Vedeva cose a noi invisibili. Sembrava conoscesse tutti i copioni di tutte le vite che gli si accostavano.

Lo vidi lavorare, ne restai sconvolto. A stento sapevo cosa fosse realmente una costellazione. Mi ci ritrovai dentro e decisi che sarei rimasto in quell’oceano di sapere, l’avrei fatto mio.

Alla prima pausa, corsi in segreteria. Chiesi all’organizzatrice della formazione in costellazioni familiari, Christina, il modulo d’iscrizione. Ero consapevole che quel progetto formativo avrebbe richiesto una somma stratosferica per me, difficile anche da pensare, tra seminari, viaggi, soggiorni. Disponevo, in totale, di circa trecento euro, che non mi bastavano neppure per un solo seminario.

Mentre compilavo il modulo e firmavo, ero totalmente presente e mi dissi: «È giunto il momento di dimostrare a te stesso che tutto ciò in cui credi funziona».

Sapevo che se davvero quello era il mio destino, i soldi li avrei trovati. Tra fatiche, sacrifici, impegno e totale dedizione. Così fu infatti. Non mi fu neanche necessario chiederli ad altri. M’impegnai, con tutto me stesso, lasciando fuori il resto. E ci riuscii, con pienezza.

Da quel passo ebbe inizio la grande avventura e che oggi, a distanza di soli pochi anni, mi ha portato a girare in lungo e in largo l’Italia, a tenere centinaia di seminari, anche più di uno a settimana, senza sosta; ad aiutare migliaia di persone e a ricevere la loro fiducia e il loro affetto.

Molte delle richieste che ho trattato e che mi vengono regolarmente formulate, riguardano il lavoro e il denaro.

Ho osservato così tante volte la dinamica e il movimento profondo che sono dietro questo tema, che raccolgo volentieri tale esperienza e verifica in un libretto che è un trattato e un racconto.

Un amuleto alla duplice anima: capire l’essenza profonda del denaro e mostrare come e dove insorgono gli ostacoli; fornire degli strumenti per superarli. E infine arrivare, con disciplina, impegno e soprattutto amore, ai soldi che ciascuno merita per il proprio progetto di vita. Estratto del libro “Anche i Soldi Hanno un’Anima

Ti consiglio….

Anche i Soldi Hanno un’Anima

Gabriele Policardo

Un libro che indaga le ragioni profonde che ci impediscono di conquistare l’abbondanza e il benessere economico, e che fornisce spunti ed esercizi pratici per la rimozione dei blocchi che non ci permettono di guadagnare il denaro che vorremmo… più informazioni »

Tag: Gabriele Policardo

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