I punti fondamentali del pensiero positivo. Louise Hay


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I punti fondamentali del pensiero positivo. Louise Hay

Lo scopo di questo articolo è di descrivere quelli che secondo il mio punto di vista sono i punti chiave del pensiero di Louise Hay.

Dobbiamo ricordarci che l’unica cosa con cui stiamo trattando sono pensieri, ed il pensiero può essere cambiato e, che ci crediate o no, noi scegliamo i nostri pensieri. Louis Hay

Non potete nascondervi dalla Vita. La Vita è qui che aspetta che voi la viviate a pieno. Prendete il coraggio a due mani e andate avanti nella vostra Vita. Chiedete per quello che volete. Confidate nel fatto che lo meritate, e poi permettete alla Vita di darvelo. Siate sicuri di essere disposti a riceverlo. La Vita non vi può dare nulla se tenete i pugni chiusi. Aprite la vostra mente, aprite il vostro cuore e aprite le vostre  braccia. La vita Vi ama e vi vuole dare solo il meglio! Louise Hay

La sua proposta di crescita evolutiva è infatti molto simile a quella dell’Arcano, nonostante abbia origini diverse e una differente metodologia.

Quello che mi ha colpito di Louise Hay, oltre alla sua straordinaria guarigione dal cancro, è la semplicità e la grande umanità del suo linguaggio, che punta diritto al cuore delle persone senza paroloni e complicate teorie.

Le sue audiocassette, che ormai scandiscono parte delle mie giornate, mi sono di grande aiuto dopo una giornata di lavoro e ancora mi commuovono, ricordandomi di amare e comprendere anzitutto me stesso.

Louise Hay ha scritto parecchi libri e questo articolo non ha assolutamente la pretesa di dire tutto. Le cose che dice Louise Hay, come anche quelle che propone l’Arcano, sono infatti più da sperimentare che da sapere.

Ognuno di noi è responsabile delle proprie esperienze.

Ognuno di noi è responsabile al 100% di ciò che fa e di ciò che gli accade nella vita, il meglio e il peggio (vedi i Principi dell’Arcano più sotto).

Questo non significa affatto che gli altri abbiano sempre ragione o che giustifichiamo gli eventuali comportamenti negativi degli altri. Significa invece che negli accadimenti della nostra vita noi siamo totalmente responsabili della nostra parte.

La cosa non è affatto scontata come può sembrare poiché se noi fossimo totalmente responsabili delle azioni che compiamo e delle situazioni che ci accadono, non avremmo nessuno da incolpare per esse. Infatti sarebbero solo il nostro comportamento e le nostre convinzioni a determinare situazioni negative per noi.

Siamo gli artefici della nostra vita, ma quasi sempre rinunciamo a questo potere incolpando gli altri per le nostre frustrazioni.

Louise Hay dice che niente può avere autorità su di noi, perché noi siamo gli unici “pensatori” nella nostra mente.

I nostri pensieri e le nostre parole creano la nostra realtà

Ciò che pensiamo di noi stessi diventa reale per noi. I pensieri che abbiamo nella mente creano il nostro futuro, e le parole che usiamo per descrivere le nostre esperienze, creano la nostra realtà.

Facciamo attenzione alle parole che usiamo, i pensieri sono come gocce d’acqua e si accumulano nel tempo diventando convinzioni profonde e fatti.

Abituiamoci a soffermarci più spesso sui nostri pensieri, sul nostro modo di parlare e sulle frasi che pronunciamo, sulla scelta delle parole.

Veramente vogliamo il genere di vita che questi pensieri creano?
Scegliamo i pensieri che più ci occorrono.
Scegliamo pensieri creativi, che possano aiutarci a metterci nel percorso verso ciò che desideriamo.

I pensieri “negativi”, cerchiamo di capire da dove vengono e perché li abbiamo fatti, perché vogliamo ostacolarci.

Nulla è stato creato o realizzato senza essere stato prima pensato e desiderato.

Accettazione e amore per noi stessi

Le chiavi per un cambiamento positivo sono l’approvazione di sé e l’accettazione di sé nel momento presente.

Vale a dire che chiunque, inclusi noi stessi, ha fatto e sta facendo il meglio che può in ogni momento, con l’esperienza, la comprensione e la conoscenza che ha o ha avuto in quel dato momento.

Ciò non vuol dire giustificare o dimenticare le nostre “malefatte” passate o presenti, ma vuol dire che da questo momento possiamo accettarci così come siamo, comprendendoci e perdonandoci per le nostre attuali incapacità, cosa che può essere anche dolorosa.

Se da bambini i nostri genitori erano infelici, con molti sensi di colpa o con molte paure, o carichi di rabbia, abbiamo senz’altro appreso numerosi concetti negativi su noi stessi e sulla vita.

Abbiamo anche dovuto rinunciare a molte cose per adeguarci ai loro insegnamenti e non perdere il loro amore.

Crescendo e diventando adulti trasformiamo le nostre esperienze in modo da ricostruire l’ambiente emozionale della nostra infanzia e ripetiamo nei rapporti personali lo stesso tipo di relazioni che abbiamo avuto con i nostri genitori.

Ma soprattutto trattiamo noi stessi come loro ci hanno trattato, cioè ci puniamo, ci incolpiamo, ci consideriamo male, ci svalutiamo, ci odiamo.

Abbiamo invece bisogno di conoscere il bambino che vive ancora nel profondo di noi, e di diventare il genitore affettuoso di cui il nostro bambino interiore ha bisogno.

Impariamo quindi anzitutto ad amare e perdonare noi stessi. Come possiamo aspettarci che gli altri ci amino e ci accettino se noi per primi non ci amiamo e non ci accettiamo?

Anche se ci ci hanno insegnato il contrario, noi meritiamo e possiamo essere amati, a patto che anzitutto siamo noi a crederci, poiché quello che crediamo e pensiamo diventerà realtà per noi.

Lasciare andare il passato

Ripercorrendo gli eventi della propria vita, ognuno di noi ha avuto successi e insuccessi. Ma se mettiamo a fuoco le situazioni che riteniamo non vadano per il meglio, possiamo notare che hanno delle caretteristiche in comune, delle costanti che si ripetono nel tempo e che alla lunga si rivelano determinanti affinchè quelle situazioni vadano male.

Dice Louise Hay che per ogni situazione che si ripete c’è un bisogno dentro di noi.

Se non fosse così non avremmo bisogno dei fallimenti, dei rapporti mediocri, della povertà, degli eccessi o di qualunque altra cosa corrisponda a un nostro problema.

Questi comportamenti che non vorremmo avere sono però solo dei sintomi e volontà e disciplina non bastano se non si elimina la causa. I sintomi torneranno di nuovo quando la volontà a un certo punto verrà meno.

È fondamentale invece entrare in contatto con i bisogni sottostanti e imparare a comunicarli con efficacia. Sono bisogni fondamentali di amore, di nutrimento, di contatto, di accettazione, di riconoscimento, di sicurezza e considerazione che quasi sempre ci rifiutiamo di ammettere.


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Da bambini abbiamo imparato che esprimere liberamente le nostre emozioni è una cosa negativa. E questo vale un po’ per tutte le emozioni ma in particolare per ciò che ha a che fare con la sessualità e la rabbia.

La rabbia è talmente repressa che molti di noi sono spaventati dalla propria rabbia: temiamo di non riuscire a controllarla e che ci spinga a compiere qualche azione dannosa. Il risultato è che la rabbia o esce in modo del tutto inconscio e incontrollato come in un attacco d’ira, oppure si esprime in modo nascosto o spostato.

E’ invece importante e liberatorio permettere a noi stessi anzitutto di sentirla completamente e renderci così finalmente conto di quanta ne abbiamo e poi di creare una situazione sicura dove poterla esprimere: da soli all’inizio è difficile, meglio con una guida, con una persona esperta di cui ci possiamo fidare.

In una situazione sicura possiamo permetterci di parlare ad alta voce o di urlare, di scalciare o diventare collerici, di insultare chi vogliamo, di colpire cuscini e materassi, o qualunque altra cosa vogliamo fare.

Dopo aver fatto ciò in un ambiente sicuro, saremo molto più coscienti della nostra rabbia e di quali situazioni ci fanno arrabbiare e impareremo a mostrarla (non ad agirla) senza troppa paura di compiere atti distruttivi.

Saremo capaci di affrontare tali situazioni nella maniera che riteniamo sia più efficace e cominceremo ad usare la fermezza al posto della rabbia per farci valere.

Impareremo a chiedere ciò che ci serve e a fare ciò che desideriamo senza farci influenzare dagli altri o sentirci in colpa per i nostri desideri.

Dopo aver provato e manifestato la nostra rabbia, è necessario cercare il dolore che essa nasconde per sentirlo ed esternarlo. Utilizziamo la rabbia come meccanismo di difesa per non sentire questo dolore.

Perdonare

Perdonare non vuol dire giustificare il cattivo comportamento di qualcun altro o diventare vittime della violenza altrui; vuol dire lasciare andare il nostro risentimento su quella situazione.

Rinunciare al nostro risentimento e trasformarlo in comprensione libera noi stessi. Il perdono è un dono che ci facciamo.

Non è facile perdonare chi riteniamo ci abbia fatto dei torti o delle cattiverie, quindi cominciamo con le situazioni che ci sembrano più facili, per attraversare man mano dolori sempre maggiori. Cominciamo con piccoli, ma autentici, atti di perdono.

Il perdono secondo il pensiero dell’Arcano

Ho aggiunto questo paragrafo per fare maggiore chiarezza su ciò che si intende per “lasciare andare il nostro risentimento su quella situazione”.

Secondo il pensiero dell’Arcano il perdono è quel processo di scioglimento dell’odio che nel tempo ci trasforma profondamente nel nostro modo di pensare, agire e sentire e ci libera dai legami col passato.

A questo serve infatti prendere coscienza della propria rabbia, serve a sciogliere l’odio distruttivo di cui essa è la punta dell’iceberg.

Perché il perdono sia autentico è necessario rinunciare all’odio vendicativo col quale vorremmo essere ripagati delle umiliazioni subite, invece di lenire le ferite che tali umiliazioni ci hanno prodotto.

Una trattazione approfondita di questi argomenti è presente nelle sezioni di questo sito dedicate ad Antonio Mazzetti, Laura Rita e Antonio Mercurio.

Le affermazioni

Tutto ciò che abbiamo detto finora è possibile fin da ora, a patto che noi lo vogliamo. Dice Louise Hay che possiamo cominciare da subito a modificare gli schemi mentali a cui abbiamo ricorso finora, rendendo positivo il nostro modo di parlare e basandoci su schemi più positivi per i nostri pensieri.

Questo è possibile facendo uso delle affermazioni. Per affermazioni si intende scegliere consapevolmente frasi e termini che ci aiutino a metterci immediatamente nel processo per raggiungere quello che desideriamo.

Le affermazioni si possono fare davanti allo specchio, leggerle ad alta voce con convinzione, scriverle più volte al giorno o, perché no, anche cantarle.

Le affermazioni sono il primo passo per il cambiamento. Facendo affermazioni, diciamo all’inconscio che stiamo prendendo in mano la nostra situazione, che possiamo e vogliamo fare qualcosa per cambiare.

Le affermazioni usate con una certa costanza diventano convinzioni e produrranno sempre dei risultati.

Ecco alcuni esempi di affermazioni:

* Sono una persona realizzata e sicura di sè
* Il mio corpo è vitale e la mia mente serena, sono in perfetta armonia
* Faccio tutte le cose con amore e ogni giorno la vita mi restituisce cose buone
* Riesco sempre a mettere in pratica le mie capacità e il mio talento
* Lavoro in un posto meraviglioso e i colleghi mi stimano

Perchè le affermazioni siano funzionali è necessario che il messaggio da fornire all’inconscio sia ben chiaro. Quindi le frasi è meglio che siano dirette, precise e positive e lo scopo va dichiarato apertamente senza sottintesi. I verbi usati nelle affermazioni devono essere al presente.

Ad esempio la prima affermazione dice “Sono una persona realizzata e sicura di sè” e non “sarò una persona realizzata e sicura di sè”. E neanche “Non voglio più essere una persona insicura”.

Guardarci allo specchio e dirci ad esempio “ti amo” o “sono un uomo di successo” all’inizio potrà sembrarci poco verosimile, ma con le affermazioni stiamo gettando un seme.

I Principi dell’Arcano

  • Ciascuno è responsabile delle proprie azioni e situazioni.
  • Ogni disagio, fastidio o negatività che l’altro ci suscita, ha sempre un risvolto negativo nella nostra personalità. E’ importante quindi per noi risolvere tale negatività superandola, invece di pretendere che l’altro sciolga la sua presunta negatività. Il nostro bene-essere dipende quindi soprattutto da noi.
  • Il nostro ideale di perfezione narcisistico ci impone di essere perfetti e senza colpa, ma scoprire di non esserlo ci è intollerabile. Per questo noi odiamo quando ci sentiamo giudicati o accusati. Le imperfezioni degli altri ci offendono come se fossero le nostre, e le loro differenze di comportamento e di pensiero sono sempre da noi vissute come una minaccia alla nostra integrità. Questo fa scaturire in noi il desiderio inconscio di eliminare gli altri con il nostro disprezzo, condannandoli senza appello con la nostra chiusura, facendo invece emergere un finto consenso e una falsa accettazione. Vogliamo pertanto riconoscere e abbattere questo ostacolo ogni volta che ci si affaccerà nell’animo.
  • Eliminare il vittimismo, perchè ogni vittima si trasforma poi in carnefice.
  • Non vogliamo più soffrire per espiare (sensi di colpa), ma creare per noi e per voi una vita gioiosa che abbia un senso.
  • Consideriamo i conflitti come occasioni che dobbiamo cogliere per vedere e assumere i nostri difetti e la nostra storia passata da cui essi provengono (la nostra storia infantile e intruterina). Le situazioni di conflitto sono occasioni per ripercorrere i sentimenti e il vissuto infantile e per trasformare il desiderio di vendetta per i torti subiti e la volontà omicida-suicida in voglia di amare e creatività.
  • Trasformare il potere in potenza creativa.
  • Queste sono le “tappe” del percorso evolutivo in cui crediamo:

Evidenziare ciò che è rimosso – Assumere l’odio (vendicativo, reattivo, distruttivo) – Accettare di sentire l’angoscia – Accettare di sentire il dolore e il vuoto – Perdonare.

di Chiara Mazzetti Tratto da Associazione – Arcano

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Crediti foto: geralt via  pixabay

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