Ho’ oponopono, istruzioni per l’uso

Ho’ oponopono, istruzioni per l’uso

La formula di Ho’oponopono “Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo”.

Cosa significano queste parole?

  • “Mi dispiace”: vuol dire riconoscere la propria creazione.
  • “Perdonami”: perché non sapevo di averla dentro di me.
  • “Grazie”: perché mi permetti di pulire questo ricordo.
  • “Ti amo”: amo te, la Divinità interiore.
    Potremmo dire: “Mi amo”.

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Quando pronunciare questa formula?

Quando ci troviamo di fronte a un conflitto, a una reazione violenta, un incidente, un trauma, a tutto ciò che fa affiorare in noi un’emozione forte e negativa.

Come pronunciarla?
Ad alta voce o in silenzio, tra sé e sé.

A chi rivolgere questa frase?
A se stessi, alla Divinità interiore, al proprio custode, all’universo, a Dio.

Può essere usata come prevenzione?
È possibile pronunciare la formula “Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo” anche quando non avvertiamo alcun particolare conflitto. Farlo permette di cancellare i ricordi emersi a nostra insaputa. Alcuni recitano la formula come un mantra durante una camminata, una corsa o un giro in bicicletta.

È possibile pronunciarla durante un evento felice?
Sì, abbiamo a disposizione uno strumento che ci consente di mettere a riposo l’ego e vivere fino in fondo la gioia, in tutta umiltà.

Si può praticare Ho’oponopono davanti alla tv?
È possibile praticare Ho’oponopono davanti a qualunque cosa risvegli in noi emozioni negative, sia questo internet, il telefono o la radio.

Occorre pronunciare ogni parola della formula?
Cominciando a praticare Ho’oponopono, prenditi il tempo di pronunciare la formula per intero, fino a quando non avrai integrato la sensazione trasmessa da ogni parola.
Dopo potrà essere sufficiente dire: “Grazie, ti amo”.

Che cosa succede poi?
Sopraggiunge la calma. Non abbiamo più aspettative su quanto accadrà, perché Ho’oponopono significa innanzitutto conseguire la pace interiore.

Entrare nel processo di Ho’oponopono è tutto sommato piuttosto semplice.

Quando qualcosa ci disturba, quando sopraggiunge una piccola seccatura nella vita quotidiana oppure un evento molto più grave, è sufficiente ripetere le quattro piccole frasi, che in realtà sono delle paroline: “Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo”. Attraverso queste quattro frasi ripetute varie volte nell’arco di un certo periodo, accade qualcosa, talvolta addirittura un miracolo.

Niente appare più semplice e alla portata di tutti.

Brano da “Il Grande Libro di Ho’oponopono” scritto da Luc Bodin, Nathalie Bodin, Jean Graciet

Estratto da “Il grande libro di Ho’oponopono

I ricordi sono immagazzinati nel subconscio, che gli hawaiani chiamano Unihipili o “Bambino interiore”.
È la sede delle emozioni e dei ricordi.

Per questo motivo il processo di Ho’oponopono invita a chiedere al Bambino interiore di lasciar andare le sue paure e liberare i ricordi che sono stati la causa del problema o della situazione. È infatti in questa parte del sé che sono conservati tutti i ricordi. Il Bambino interiore ha un grande bisogno di essere rassicurato e amato, giacché è proprio attraverso l’amore che riuscirà ad alleggerirsi di questo fardello liberando i ricordi.

Al contrario il conscio o Uhane, che per gli hawaiani significa “madre”, è la parte che rappresenta la mente o l’intelletto, la parte che può scegliere se pulire i ricordi o evitare di intraprendere il processo e continuare così ad alimentare l’illusione del controllo.
Il suo è un ruolo importante. Richiede parecchia umiltà, perché compiendo la scelta di pulire i ricordi la mente deve abbandonare i comandi.

Deve riporre fiducia e annullarsi davanti alla “Divinità”.

Vi è infine il superconscio, anima o Sé superiore, che gli hawaiani chiamano Aumakua, ossia “padre”. Questa parte è in collegamento diretto con la Divinità interiore e a essa chiediamo di pulire i ricordi nel momento in cui vengono liberati dal subconscio.

La richiesta è rivolta al Sé superiore o all’anima, che subito passa il comando alla Divinità interiore, il cui ruolo consiste nel pulire e purificare la causa o le cause del problema.
È pertanto possibile rivolgersi direttamente alla Divinità interiore.

Come fare pulizia?

Per fare pulizia si utilizzano le quattro frasi chiave di Ho’oponopono:

“mi dispiace, ti chiedo perdono, ti ringrazio, ti amo”.

La regolare pratica del processo permette di ridurre queste frasi a un semplice “mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo” o anche “grazie, ti amo”. Ci lasceremo dunque guidare soprattutto dall’intuito, utilizzando le parole che ci sembrano più adatte.

Diciamo “mi dispiace” perché non sapevamo di racchiudere dentro di noi quel ricordo.

Diciamo poi “perdonami” alla Divinità, le chiediamo di aiutarci a perdonare noi stessi per esserci lasciati trascinare da tali ricordi.

In seguito, “ringraziamo” i ricordi per essere emersi e averci dato l’opportunità di liberarli. Ringraziamo inoltre la Divinità per il suo aiuto.

Concludiamo infine con “ti amo” perché soltanto l’amore guarisce. Con queste parole ci rivolgiamo ai nostri ricordi, come pure a noi stessi.

Il processo di Ho’oponopono consiste nel perdonare, ringraziare e inviare a se stessi amore.

Nel farlo, cancelliamo il ricordo. Man mano che la sofferenza dentro di noi svanisce, svanisce anche nell’altro. Pronunciando queste parole le rivolgiamo a noi stessi, ma ancor più precisamente al bambino che è dentro di noi e soffre.

La semplicità di Ho’oponopono sta in questo. Non è più necessario scoprire da dove deriva il ricordo o da quale evento doloroso trae origine. Per la mente si tratta di un concetto ostico, perché essa cerca di comprendere e tenere tutto sotto controllo.

Cionondimeno, la mente risulta utile in questo processo e il suo ruolo è importante. Possiede infatti il libero arbitrio.

Può prendere la decisione di abbandonare ogni tipo di controllo e di potere, riponendo fiducia nella Divinità interiore e chiedendo al Sé superiore di pulire i nostri ricordi, liberandoci.

Per questo motivo, quando ci rivolgiamo all’energia di Ho’oponopono dobbiamo riuscire a sviluppare una profonda fiducia in noi stessi, una fede totale nella nostra anima, cosicché la mente possa infine abbandonare qualsiasi potere e controllo.

L’intelletto lascia spazio all’intuito del cuore.

Potremmo dire che la mente è simile a un super computer, una macchina così perfetta che l’uomo non sarà mai in grado di fabbricarne una altrettanto efficiente.

Tuttavia, un computer senza software e senza dati non è di alcuna utilità.
È soltanto una macchina vuota.

La mente funziona allo stesso modo.
A fungere da dati sono i ricordi del passato.

La mente vi fa sempre riferimento prima di prendere una decisione e questo ci porta a vivere la vita secondo schemi dettati dal passato. Se smettiamo di giudicare, cioè se smettiamo di utilizzare le ricette del passato, vivremo l’istante presente e saremo pronti ad accogliere una nuova realtà. Una realtà non più sotto il controllo del nostro ego, bensì sotto la guida della nostra anima.

Abbandonare le aspettative

L’obiettivo, il fine di Ho’oponopono consiste nel collegarci con la Divinità interiore attraverso l’anima. Per farlo, occorre abbandonare qualsiasi aspettativa, perché l’energia di Ho’oponopono implica il non doversi più sforzare di capire e pertanto il non aspettarsi nessun risultato. L’aspettativa infatti chiama nuovamente in causa la mente.

Aspettarsi qualcosa richiede un intervento da parte della mente e se quest’ultima riprende il controllo, l’anima si ritrae e nulla accadrà. A partire da quel momento, la mente blocca il processo. Ecco perché essa deve allentare fino in fondo la presa.

A quanto pare questo aspetto, ossia “abbandonare le aspettative”, è il più difficile da mettere in pratica, perché significa “non desiderare nulla”. Per inseguire e raggiungere un obiettivo siamo stati abituati innanzitutto a comprenderlo, ad analizzare i dati, dopodiché a entrare in azione.

È l’ambito della “razionalità”, che dipende dall’intelletto, dalla mente e dall’ego.

D’altro canto, la scelta stessa dell’obiettivo da raggiungere ha rappresentato in precedenza il frutto di una riflessione mentale. È così che, in linea molto generale, ogni essere funziona.

Per scegliere un obiettivo da raggiungere la mente attinge alla sua banca dati, ossia i ricordi o le esperienze passate, così come farebbe un computer con i dati sull’hard disk. La scelta di un obiettivo, di una decisione da prendere, è dunque in ultima analisi soltanto il prodotto dei nostri ricordi.

È questo il motivo per cui la mente si sbaglia tanto spesso.

Lo stato di “vuoto” e il momento presente

La mente esiste solo nel passato o nel futuro, per cui perde potere e controllo nel momento presente. Nel presente infatti non riesce più ad agire e abbandona i comandi. Ecco perché per Ho’oponopono esiste soltanto questo particolare momento, il “qui e ora”. Per essere efficace, va pertanto praticato nel momento presente, quando il collegamento con la mente viene a mancare.

Praticando Ho’oponopono (e mi spingo addirittura a dire “vivendo” Ho’oponopono, perché si tratta di uno stato d’animo), la “rinuncia” e il distacco devono essere totali, così da permetterci di conseguire uno stato di “vuoto”, lo stato “zero” di cui parla il dottor Len.

Lo stato di “vuoto” può essere raggiunto soltanto nel “qui e ora”.

È in questo stato di “vuoto”, nel quale non desideriamo più nulla, che può manifestarsi l’ispirazione.

L’ispirazione proviene dall’anima o dalla Divinità in noi.

La Divinità sa esattamente ciò che va bene per noi.
L’ispirazione è sempre giusta.

Amare se stessi

È importante mantenere questa energia d’amore a un livello sempre elevato.
Per farlo, le frasi andranno pensate ogni giorno.

Ho’oponopono può infatti essere utilizzato per qualsiasi cosa. Quando esci di casa per recarti al lavoro o a un appuntamento, chiedi subito al Sé superiore o alla Divinità di pulire ciò che potrebbe essere in te causa di un qualsiasi problema o ostacolo con le persone che incontrerai.

Ripeti le frasi “mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo”e pian piano vedrai compiersi la magia.

Per trovare le parole, le frasi che più ti si confanno, lascia briglia sciolta all’intuito.

Rivolgiti al Bambino interiore e chiedigli di liberare i ricordi, ringraziandolo e ricordandogli che lo ami. Rassicuralo. Rivolgiti quindi al tuo Sé superiore e domandagli di pulire, di purificare con l’aiuto della Divinità le cause del problema, dopodiché ringrazialo.

È altresì possibile rivolgersi ai propri ricordi rammentando loro che li amiamo, perché ci offrono la possibilità di liberarli e dunque di liberare noi stessi.

Ecco perché praticando Ho’oponopono tutti i giorni, varie volte al giorno, sviluppiamo sempre più dentro di noi quei magnifici valori simili a briciole d’amore: gratitudine, perdono, rinuncia, umiltà, gioia, assenza di giudizio, fiducia in se stessi e amore verso la propria persona.

In questo modo, poco a poco scopriamo chi siamo realmente.

Lo scopo di Ho’oponopono consiste nel liberarci dai nostri ricordi  per raggiungere la luce e l’illuminazione, così da conoscere la pace e la libertà.

Brano da “Il Grande Libro di Ho’oponopono” scritto da Luc Bodin, Nathalie Bodin, Jean Graciet

Il Grande Libro di Ho’oponopono –  Saggezza hawaiana di guarigione

PER SAPERNE ANCORA DI PIÙ

  • Punto Zero – Nuove scoperte e straordinarie testimonianze dei miracoli di Ho’oponopono
  • Come fare Ho’ Oponopono  – Chiarimenti su teoria e pratica del Ho’ Oponopono.

Oponopono JOLANDA PIETROBELLI – Ho avvicinato Ho’ oponopono, leggendo con entusiasmo Zero Limits di Joe Vitale, scrittore individuato su The Secret. Il metodo mi è piaciuto subito, semplice in sé, che non richiede grande perspicacia, ma volontà e onestà, l’ho sentito immediatamente mio e dato che alla fine, di energia si tratta, energia di amore, ho pensato di approfondirlo studiando gli scritti del Dott. Hew Len, medico hawaiano che pratica ho’oponopono dal 1983….

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