George Orwell 1984

George Orwell 1984

«Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato», scriveva profeticamente George Orwell in 1984

Il mondo è diviso in tre immensi superstati in perenne guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è governata secondo i principi del Socing, il Socialismo Inglese, dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa.

I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto.

  • Tutto è permesso, non c’è legge scritta.
  • Niente, apparentemente, è proibito.
  • Tranne pensare, se non secondo i dettami del Socing.
  • Tranne amare, se non con il fine esclusivo di riprodursi.
  • Tranne divertirsi, se non con i programmi televisivi di propaganda.
  • Tranne vivere, se non secondo gli usi e costumi imposti dall’infallibile e onnisciente Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona.

Ovunque grandi manifesti che lo ritraggono, con i suoi grossi baffi neri, ovunque slogan polìtici da lui ideati: “La guerra è pace”; “La libertà è schiavitù”; “L’ignoranza è forza”.

Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire. George Orwell

Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.  George Orwell

Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo postnucleare, il protagonista, Winston Smith, l'”ultimo uomo in Europa” (questo il titolo che avrebbe preferito l’autore) e Julia, la sua compagna, lottano disperatamente per conservare un granello di umanità.

Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.

George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (Motihari, 1903 – Londra, 1950), è stato un giornalista, saggista, scrittore e attivista britannico. Orwell è uno dei saggisti di lingua inglese più diffusamente apprezzati del XX secolo. La sua grande fama è dovuta a due romanzi scritti verso la fine della sua vita, negli anni quaranta: l’allegoria politica de La fattoria degli animali e 1984, che descrive una così vivida distopia totalitaria da aver dato luogo alla nascita dell’aggettivo «orwelliano», oggi ampiamente usato per descrivere meccanismi totalitari di controllo del pensiero.

Orwell condusse sempre la sua attività letteraria in parallelo con quella di giornalista e attivista politico.

1984

Voto medio su 20 recensioni: Da non perdere

Per vedere cosa c’è sotto il proprio naso occorre un grande sforzo. George Orwel

La Fattoria degli Animali – Gli animali di una fattoria, stanchi dei continui soprusi degli esseri umani, decidono di ribellarsi e, dopo avere cacciato il proprietario, tentano di creare un nuovo ordine fondato su un concetto utopistico di uguaglianza. Ben presto, tuttavia, emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con l’astuzia, la cupidigia e l’egoismo che li contraddistinguono si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più docili e semplici d’animo.

Gli elevati ideali di uguaglianza e di fraternità proclamati al tempo della rivoluzione vittoriosa vengono così progressivamente traditi e, sotto l’oppressione di Napoleon, il grosso maiale che riesce ad accentrare in sé tutte le leve del potere e ad appropriarsi degli utili della fattoria, tutti gli altri animali finiscono per conoscere gli stessi maltrattamenti e le stesse privazioni di prima.

L’acuta satira orwelliana verso un certo tipo di totalitarismo, che ha avuto in Stalin la sua esemplificazione più clamorosa, è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un’energia stilistica che pongono La fattoria degli animali sulla linea della grande tradizione libellistica inglese del Settecento

La Fattoria degli Animali
Con contenuti extra

Voto medio su 5 recensioni: Buono

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 Crediti immagine Fresh Paint

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