Donne, lavoro, relazioni e valori


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Donne, lavoro, relazioni e valori.  È possibile conciliare tutto? «Ha le sue cose… le ci vorrebbe un uomo… non fa sesso»: sono le simpatiche frasi che si affibbiano a una donna quando sul lavoro ha uno scatto di nervosismo o non fa quello che il capo di turno le ha chiesto. Quante volte le abbiamo dette noi stessi o le abbiamo sentite pronunciare?

Come possono le donne portare sul lavoro i propri valori, l’empatia, il mondo delle emozioni e delle relazioni senza essere ridicolizzate o stigmatizzate?

Alessia D’Epiro, coach e formatrice per start up in rosa, ci insegna come le risorse tipicamente femminili siano una miniera d’oro nell’attuale mondo del lavoro: ma le aziende e il legislatore se ne saranno accorti?

Il tuo percorso professionale ti ha portato da brand manager per una multinazionale a un lavoro di consulenza per imprese e micro imprese tutte al femminile: come mai hai deciso di dedicare la tua professionalità solo alle donne?

Il motivo principale sta nell’aver preso consapevolezza del fatto che il mio lavoro andava contro i miei valori. Lavorando come brand manager nel settore kid per diversi marchi internazionali, pensavo di poter apportare un valore aggiunto ai progetti, grazie alla mia formazione che si incentrava su pedagogia e marketing. Con il tempo mi sono però resa conto che io avevo valori diversi rispetto a quelli che proponevo con il mio lavoro.

Sono così passata dai progetti per kid a progetti onlus per le multinazionali, che mi hanno portato a contatto con le associazioni femminili. Da lì è emersa la necessità di fare qualcosa che fosse più aderente ai miei valori di inclusione ed equità, rispetto a ciò che avevo fatto fino a quel momento. Spesso si dice che le donne tra loro lavorino male: invidie, gelosie, pettegolezzi minerebbero la franchezza dei rapporti di lavoro che, secondo vulgata, sarebbero più franchi e immediati tra uomini. Io ho sempre lavorato all’80% con donne e mi sono sempre trovata benissimo.

Ci parli della tua esperienza al riguardo? Sono dicerie. Spesso interne alle aziende, le quali ancora sono portatrici di vecchie credenze. Trovo che in questi ambienti, dove la competizione la fa ancora da padrone, spesso si possono verificare delle dinamiche simili a quelle che hai descritto, ma credo che queste riguardino tanto le donne quanto gli uomini. Personalmente, con la WomanBoss Academy, miro a formare delle competenze di auto imprenditorialità e assertività, che vengono coltivate anche grazie a un network sano, chiaro, felice e pulito.

Mi piace poter dire che la mia esperienza smentisce completamente queste dicerie. Secondo un’indagine di The Boston Consulting Group e Valore D, soltanto il 22% dei manager è donna, a fronte di una media europea del 29%. Le donne oggi sono ancora penalizzate nel lavoro? Sotto quali aspetti? Sicuramente c’è ancora tanto lavoro da fare. Il Gender Gap è una realtà, sotto tanti aspetti. Se anche Sherly Sandberg, direttrice di Facebook, ne parla ancora, vuol dire che la differenza non è ancora stata integrata.

Peccato, perché la differenza è una ricchezza, e noi italiani siamo ancora piuttosto indietro rispetto alle altre parti del mondo. In Italia, poi, manca la cultura imprenditoriale, oltre al fatto che per le donne pesano ancora un’educazione e una cultura che spesso veicolano stereotipi di genere molto forti: lo vediamo nella pubblicità, alla televisione e anche nella letteratura per l’infanzia.

Il tuo lavoro di consulenza si propone come la via per coniugare lavoro e adesione ai propri valori, includendo – e non escludendo, come vuole il tradizionale mondo del lavoro – il lato “femminile” rappresentato dalle emozioni, dalle relazioni, dal cuore…


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Perché tutto questo è una risorsa e non un ostacolo? In ogni individuo si dovrebbe integrare il lato maschile e femminile, e questo ce lo dicono scoperte scientifiche, nuovi modi di approcciare il fare impresa e movimenti sociali. L’integrazione delle due polarità è una risorsa perché pensare che si possa scindere le emozioni dal lavoro è de-umanizzate.

L’intelligenza emotiva è indispensabile in ogni lavoro, e come tale dovrebbe essere sempre considerata una risorsa, proprio perché fa parte di ognuno di noi. Inoltre, oggi giorno il consumatore è parte attiva nel mercato: si parla sempre più di costruire una relazione, più che vendere un prodotto.

Non si può quindi costruire una relazione senza le emozioni che devono essere presenti, anche solo per ascoltare i bisogni dei propri clienti e rispondere in maniera empatica alle loro esigenze.

Oggi le donne che vogliono coniugare un lavoro che rispecchi anche il loro mondo interiore e una vita familiare importante devono sapere che possono contare solo su se stesse: secondo te cosa dovrebbe fare il legislatore per incentivare la presenza delle donne nel mondo del lavoro e l’imprenditorialità al femminile? Le donne sono le migliori d’Europa. Siamo il numero più alto di imprenditrici in Europa.

Nonostante l’economia e la legislazione non a favore. Non ci facciamo fermare da questi ostacoli. Naturalmente, se arrivassero i giusti riconoscimenti – come gli asili aziendali o un welfare statale che funzioni, o il riconoscimento della paternità obbligatoria – sarebbe più facile.

L’idea che siano solo le donne a dover coniugare lavoro e vita familiare appartiene a una società che ancora non ha compiuto un passo avanti fondamentale. di Alessia D’Epiro

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