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Dialogo sul perdono

Dialogo sul perdono.

Che cos’è il perdono? Il perdono è la guarigione dalla malattia chiamata rancore, è un risultato del tendere dell’amore a permeare ogni aspetto della vita. È una tappa del percorso di liberazione dalla sofferenza in favore della felicità. È la liberazione da alcuni conflitti in favore della conciliazione, soprattutto perché perdonare significa liberarsi da malfattori interiori.

Intendi dire che il dolore che subiamo, e quello che provochiamo, è comunque in noi?

Preferisco usare il termine sofferenza piuttosto che dolore. La sofferenza è psichica, legata a emozioni e pensieri. Il dolore è fisico. E’ bene distinguere questi due fenomeni, anche se, chiaramente, la sofferenza favorisce il dolore e viceversa, il dolore aumenta la sofferenza.

La sofferenza che proviamo è sempre nostra, ogni nostra esperienza è del nostro esserci. Non sentiamo mai la sofferenza altrui, ma proviamo la nostra stimolata anche dalla sofferenza altrui. Ognuno fa esperienza soltanto del proprio mondo, non si può fare esperienza di ciò che è esteriore a noi, alla nostra percezione. La percezione è sempre interiore, anche se alcuni fenomeni percepiti possono sembrare esterni.

È possibile perdonare veramente, completamente?

Il perdono fa emergere l’amore, ovvero è una conseguenza del manifestarsi dell’amore. L’amore è vero, è verità esperienziale. Non ci può essere falso perdono, ma si può perdonare falsamente definendo perdono ciò che non lo è.

Il vero perdono è il perdono completo, l’amore è completezza. Il falso perdono è un perdono incompleto. C’è però molta differenza tra un perdono incompleto perché si è vicini a perdonare completamente e un perdono non completato perché non si progredisce verso il perdono totale.

Puoi dare degli esempi di falso perdono?

Il parametro del vero perdono è l’amore, che è poi trascendimento del perdono stesso. Precede la dualità perdonare-non perdonare. C’è vero perdono quando si prova amore verso chi si provava rancore. Il perdono non è un concetto, implica l’aumento della qualità delle proprie proiezioni e quindi esperienze relative a qualcuno verso il quale prima si provava risentimento.

A volte ferite molto profonde vengono completamente rimosse dallo stato cosciente: è possibile che la volontà di perdonare guarisca anche ciò che abbiamo dimenticato?

Più che di volontà parlerei di intenzione. Ciò che di solito viene definito volontà è il prevalere di alcuni desideri rispetto ad altri. Il prevalere del bisogno di perdonare sull’impossibilità di farlo è un favorire i desideri evolutivi. Semplicemente analizzando il conosciuto è quasi impossibile perdonare, tanto meno si può perdonare e guarire veramente da ciò che è ignoto o è stato dimenticato. Le ferite inconsce si possono guarire con l’aiuto della richiesta o dell’affermazione diretta: chiedo all’amore di eliminare le cause del rancore, mi apro a liberarmi dalle cause del rancore.

Difficile è perdonare l’altro, ma ancora più difficile è perdonarsi, perdonare i propri errori e le ingiustizie compiute. Perché è così facile invece rimanere attaccati a vittimismo e autolesionismo?

Ciò che è solitamente definito errore andrebbe visto come impossibilità di fare diversamente in quel dato momento, perché se è accaduto era ineluttabile. Il problema di molti è che immaginano di determinare, come onde, cioè individui, i movimenti dell’oceano. Invece li subiscono. Quando i processi oceanici coincidono con le loro aspettative e tendenze si appropriano il merito di ciò che succede, mentre quando le aspettative non si realizzano si attribuiscono i demeriti, facendo la parte delle vittime oppure incolpando gli altri.

Perdonare aiuta a guarire dalla sofferenza. La sofferenza ordinaria peggiora la malattia sofferenza, che è raramente definita come patologia, anche a causa del culto della sofferenza, una vera e propria pandemia esperienziale. La sofferenza ordinaria è utile per stare e far stare male, il perdono serve a guarire, avvicinandosi alla felicità. Va considerato che, nel senso stretto del fenomeno, la sofferenza è ogni esperienza diversa dall’amore. La sofferenza ordinaria è la sofferenza meccanica, il non amare, che si perpetua di giorno in giorno.

La stessa liberazione dal rancore può produrre sofferenza, ma è afflizione non ordinaria, perché consapevolizza, è transitoria e libera dalla sofferenza. È un esperienza positiva perché aiuta a uscire dal circolo vizioso della sofferenza ordinaria. La sofferenza è positiva nella misura in cui è frutto del processo di purificazione psicofisica ed energetica. La qualità della sofferenza potrebbe essere definita dalla misura in cui libera dalla sofferenza stessa.

Perdonare è una libera scelta?

L’idea di scegliere è soltanto un concetto. La cosiddetta scelta è una mera constatazione di ciò che è avvenuto, primariamente come conseguenza dei processi totali della manifestazione e minimamente per merito o demerito individuale.

La capacità di attivare processi positivi è anche condizionata, favorita, dai processi genetici dei nostri antenati o dalle attitudini di chi ci ha educato, o da capacità che abbiamo maturato e che non possono non agire, influire.

Il pensiero, quindi anche l’idea di scelta, è sulla superficie dell’esserci, mentre le cause degli avvenimenti sono in profondità.

La scelta è un concetto, non esiste scelta. C’è soltanto il concetto scelta, che sta a indicare l’impossibilità di fare diversamente, perché gli avvenimenti interiori e quelli esteriori hanno prodotto un risultato, a un certo punto ineluttabile.

Maggiore è la qualità degli influssi ai quali si sottostà, più precisamente si è obbligati a sottostare, maggiori sono le possibilità che si creino condizioni favorevoli per il perdono e per altri eventi positivi.

In sostanza non si perdona, ma a causa di influssi favorevoli al perdonare, si manifesta l’esperienza che è generalmente definita perdono. L’idea “io perdono” non è del tutto corretta. L’espressione corretta è: parti di me partecipano a un processo che porta al perdono e che dipende da innumerevoli influssi.

Il rapporto tra individuo e totalità può essere paragonato con la relazione tra l’onda e l’oceano. L’influsso dell’onda-individuo sull’oceano-totalità è sostanzialmente una reazione dell’onda al movimento dell’oceano. Anche i processi interiori dell’onda sono parte dell’oceano.

L’onda non può fare a meno di reagire all’oceano e l’oceano non può che fare l’oceano. Si tratta sempre di una non scelta: la non scelta dell’onda è sofferenza, la non scelta dell’oceano è amore, beatitudine.

Più siamo amore più siamo oceano, più produciamo idee ed emozioni negative e superflue, identificandoci con il corpo, le emozioni e i pensieri, più siamo un’onda sofferente. La felicità è dell’essere integrale, non parziale. Perdonare fa parte del liberarsi dall’essere parzialità per divenire integralità.

In chi non ha maturato la capacità di perdonare e di amare prevalgono meccanismi negativi acquisiti anche grazie all’influsso negativo della collettività, tra cui la mancanza di un metodo evolutivo di qualità, quindi la mancanza di educazione intesa nel senso profondo del termine come processo di consapevolizzazione e di emersione delle proprie potenzialità positive.

Quindi la tua risposta ci indica anche, per quanto blasfemo possa sembrare, come perdonare la vita e dio. Molti di noi restano così a lungo bloccati nel rancore e nel dolore perché non accettano gli errori, le perdite e le sconfitte più grandi…

Alcuni sono ottimi scenografi negativi che subiscono il proprio dramma vitale. Per facilitare il perdono è utile consapevolizzare che la fonte sostanziale del risentimento è interiore, non esteriore.

Si tratta del nostro atteggiamento verso un avvenimento o una persona, che può essere comprensibile vista l’offesa subita.

Osservando però il risentimento dalla prospettiva della salute esso è insano, perché produce ulteriori fenomeni negativi nella vita. Anche la fonte del perdono è in noi, ed essa rende possibile trasformare il modo di vedere la situazione relativa al rancore favorendo l’amore verso se stessi, il prossimo, la vita in generale e l’origine della vita stessa. La mancanza di amore è di per sé una specie di rancore verso la vita.

L’accettazione è un processo positivo, ma non bisogna fermarsi all’accettazione. La verità è nel chiaro constatare dell’amore che le cose non potevano accadere diversamente. L’accettazione è il superamento del non accettare, ma è pur sempre una questione di una specie egoismo: è come se l’onda accettasse ciò che ha prodotto l’oceano… Ma l’onda non ha nessun potere sull’oceano. Perciò l’unico atteggiamento veritiero sarebbe constatare lo stato oceanico di un dato momento.

L’oceano amore non accetta i propri prodotti, semplicemente li constata, se necessario.

Ma questo atteggiamento non potrebbe essere inteso come fatalismo?

E’ questione di verità, non di fatalismo. Rendersi conto della propria impotenza, in quanto individui poco consapevoli, è un modo per aprirsi all’onnipotenza dell’amore oceano. Più si è vicini ad amare, più si supera il destino ordinario e si è destinati ad essere amore, il destino dell’immenso.

Perdonare equivale a dimenticare?

Perdonare significa trasformare il ricordo in Amore. Perdonare non significa serbare rancore, come potrebbe trasparire dalla frase, espressa in modo ordinario: io perdono, ma non dimentico. Perdonare libera dal passato e dal futuro. Provare rancore vincola a ciò che è stato e produce condizionamenti negativi per ciò che sarà. La memoria dovrebbe essere una risorsa, non una prigione.

Quando il singolo perdona aiuta la collettività a liberarsi dal rancore. Ognuno influisce sulla non scelta altrui e il proprio perdono è anche un modo per migliorare la qualità della non scelta altrui, soprattutto di chi si è perdonato.

Per rendere il perdono più accessibile, per favorirlo, puoi chiudere gli occhi, e affermare interiormente e profondamente: mi apro al perdono, oppure attivazione del perdono in me.

“Perdonare fino a settantasette volte sette”, come disse gesù a pietro… Quindi arrivare a non precepire nemmeno inizialmente alcun principio di rancore o sofferenza?

Non ho mai indagato sul significato di questo concetto attribuito a gesù.

Anche tu hai profondamente connesso il perdono al processo di divenire totalmente amore. Misericordia o perdono nella bibbia e nei testi evangelici; compassione nella filosofia buddista; pìetas per gli antichi greci….; e poi il perdono come esercizio consapevole nella più odierna psicologia sociale… Se ne parla da sempre, eppure, ancora oggi, nel nostro relazionarci, è una pratica così poco usata. Perché?

Anche perché quasi mai il perdono e la compassione sono associati alla felicità. Alcuni vivono il perdono come un obbligo o un peso, mentre è molto conveniente: libera dalla sofferenza e quindi avvicina alla felicità, che tutti, consciamente o inconsciamente, cercano. Più precisamente, tutti coloro che non sono la Felicità stessa. Evidentemente, se se ne parla tanto, ma con risultati non adeguati, i metodi utilizzati per perdonare non sono abbastanza efficaci oppure vengono utilizzati in modo poco qualitativo. Molti non si rendono nemmeno conto dell’utilità di un metodo per favorire il perdono. Andrebbe compreso che il rancore è una malattia e che per curarla c’è bisogno di una terapia. Il metodo consapevolizzante efficace fa parte di questa terapia.

Fa male quando il nostro perdono non viene ricevuto… Fa male aspettarsi qualcosa dal perdono. Il vero perdono non si aspetta nulla in cambio. Perdonare veramente significa liberarsi da una buona dose di sofferenza e questo è di per sé un premio enorme.

A volte non si perdonano persino i pregi agli altri!… Ma questa è invidia, giusto?

L’individuo poco consapevole fa molto per rovinare la vita, propria e altrui. Anzi, non fa quasi niente, tranne subire il meccanismo dannoso e il danno subito.

“Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno…” Perdonare sapendo che il torto subito non verrà consapevolizzato?

Perdonare perché è sano perdonare. Perdonare fa parte del proprio consapevolizzarsi, che implica la liberazione dalla sofferenza. La vera ragione, che è senza concetti, perché amore, è dalla parte di chi si consapevolizza con qualità. Inoltre, la propria maturazione favorisce automaticamente la consapevolizzazione altrui.

Nel “discorso della montagna” gesù ha detto che se noi perdoneremo agli uomini le loro colpe, il padre nostro che è nei cieli perdonerà anche a noi; se invece noi non perdoneremo agli uomini, neppure il Padre nostro perdonerà a noi le nostre colpe…

Il padre, cioè dio assoluto manifesto in noi, non perdona alle nostre parti che non vibrano in amore? In noi c’è il senso della giustizia divina?

Domanda: il padre a cui si riferisce il cristianesimo è il dio manifesto come amore o la sua origine? Dio sia inteso come assoluto che come amore non può perdonare, perché non si risente. L’assoluto non conosce esperienza, l’amore non conosce diversità da sé. Sarebbe utile intendere questa esortazione attribuita a gesù come apertura al regno dei cieli in noi, cioè all’amore, affinché avvenga la trasformazione del rancore in perdono, la liberazione dalla sofferenza in favore della felicità, cioè dell’amore.

La giustizia è anche un insieme di concetti su ciò che si pensa sia la giustizia. L’esperienza divina è l’amore, che è senza pensiero, concetto. Per l’amore, il mondo non ha valore: l’amore non conosce pensiero. L’amore può essere considerato anche come giustizia divina, quindi è giustissimo amare. Dialogo tra Claudia Catani e Andrea Pangos. Di Andrea Pangos

A. Pangos – Creatore dell’insegnamento Alla Ricerca della Reale Identità – metodo completo per la maturazione della Consapevolezza integrale e del suo Trascendimento. Autore di oltre cento articoli spirituali; di varie tecniche di meditazione.

Andrea Pangos

Vedi anche: Dialogo sull’Amore  / No alla sofferenza, sì all’Amore. /  Amore e rapporto di coppia Consapevole

Per chi volesse volesse saperne di più  suggerisco di leggere:

Di Andrea Pangos, scarica gratuitamente: Aforismi spirituali – Divenire – Amare – Esistenza senza tempo – Essere. Per il DOWNLOAD dei file clicca QUI

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay

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