Tecniche e Strumenti utili per l’Evoluzione

Tecniche e Strumenti utili per l’Evoluzione

Noi tutti (Adamo) abbiamo liberamente deciso, d’accordo con il Padre, di uscire dal Paradiso. Per fare questo ci siamo dimenticati la nostra vera identità e origine. In altre parole siamo caduti in una bassa consapevolezza: ci siamo addormentati e, da allora, non abbiamo fatto altro che sognare e tuttora sogniamo.

Nel sogno abbiamo costruito un mondo relativo illusorio, una nostra realtà fittizia, oscillando con la nostra mente scissa tra due poli opposti (dualismo). Simbolicamente abbiamo mangiato il frutto proibito dall’albero della conoscenza del bene e del male.

La polarità o dualismo consente a Dio, nei Suoi Figli, di fare esperienza di Se Stesso. Prima è stato necessario sviluppare l’ego per poter assimilare le esperienze del polo opposto a Dio (Ciò che Dio non è). Quindi sperimentare il male per capire poi cos’è il bene. E altrettanto è avvenuto per ogni altro aspetto della vita.

Cosa è essenziale nella vita? L’AMORE E IL POTERE . In effetti basterebbe solo l’amore, ma quello vero incondizionato, perché esso ha in sé tutto il potere.

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Tuttavia finora l’amore e il potere li abbiamo cercati al di fuori di noi, dove abbiamo trovato dei surrogati.

Abbiamo lottato l’un contro l’altro per conquistare il potere e abbiamo creduto di poterlo usare per ottenere un amore co-dipendente (emozionale), per essere amati, poiché l’essere umano ha bisogno dell’amore come dell’aria che respira. Ma ci siamo resi conto che il potere esteriore, tanto faticosamente conquistato, non dura a lungo e così anche l’amore. Allora ci sentiamo insicuri, privi di energia, frustrati, impotenti e infelici.

Vogliamo cambiare lo stato delle cose e ci chiediamo: “Come posso cambiare la mia realtà infelice in una nuova realtà felice, con il minimo sforzo?”

In altre parole, vorrei cambiare le mie condizioni attuali di: paura, insoddisfazione, malattia, disoccupazione, tossicodipendenza, guerra, etc, in condizioni ottimali di: sicurezza, soddisfazione, salute, lavoro, libertà dalla droga, pace, etc.

Questo è possibile perché noi abbiamo il potere di fare tutto e senza lottare. Del resto l’ha detto anche Gesù: “Voi potete fare cose più grandi di quelle che ho fatto Io, poiché in voi è il potere del Padre Mio” E ancora: “Guardate gli uccelli del cielo! Non seminano, non mietono né raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi forse più di loro?…Osservate i gigli del campo, come crescono. Non lavorano e non tessono; eppure io vi dico che nemmeno Salomone in tutta la sua magnificenza vestiva come uno di loro.”

Più lavoriamo sulla conoscenza, più aumenta la nostra consapevolezza.

ELEMENTI DI FISICA  

Tutto è energia e vibrazione

Non è la materia la vera realtà, ma l’energia e la sua la vibrazione; lo confermano le ricerche della fisica, in particolare della fisica nucleare. La materia è illusione. Questo fatto ha conseguenze incalcolabili sulla nostra vita. L’energia è ondulatoria con una propria frequenza vibratoria.

L’energia si manifesta a molti livelli a seconda della vibrazione. Alla vibrazione più bassa si raddensa e diventa materia. Aumentando la vibrazione diventa luce, raggi x, raggi gamma, fino all’infinito sconosciuto.

Se tutto è energia, anche i nostri pensieri sono energia, e ciò significa che i nostri pensieri dispongono di un potenziale in grado di causare qualcosa nel mondo esteriore. I pensieri non sono qualcosa che interessa solo la nostra testa. Se tutto è energia, anche l’essere umano è energia e ciò significa che:

1. l’essere umano è capace di evolversi a proprio piacimento;

2. l’essere spirituale (che è l’essenza dell’uomo ed è energia) è immortale, poiché l’energia non può essere distrutta.

Cosa succede quando a un corpo viene aggiunta energia? La vibrazione (la frequenza) di quel corpo si alza e ciò significa che lo stato del corpo cambia. Un pezzo di ghiaccio diventa acqua. E se aggiungiamo altra energia, l’acqua diventa vapore.

Questa è fisica. E ciò che vale per l’acqua e il ghiaccio, vale anche per l’uomo. Se l’uomo riesce ad elevare la propria vibrazione, arriva logicamente il momento in cui diventa invisibile, perché ha trasformato il suo corpo materiale in corpo eterico. Quindi non esiste la morte. L’idea della morte è un modo di vedere le cose totalmente limitato e materialista in cui noi stessi ci siamo cacciati e con le cui conseguenze dobbiamo vivere. Duemila anni fa Gesù ha cercato di dimostrare che la morte non esiste. “Morte, dove sono i tuoi artigli ?” Ma solo pochi hanno compreso di che cosa si tratti.

Se quindi l’essere umano è vibrazione, è possibile cambiare a piacimento le vibrazioni. Come? Attraverso il nostro pensiero. Con i nostri pensieri cambiamo le vibrazioni del nostro corpo ed è facile verificarlo.

Pensiamo “amore” e poi pensiamo “odio”. L’effetto sul corpo è diverso perché cambia la vibrazione. Il nostro pensiero può sprofondarci nella materia oppure può elevarci fino al cielo. Dipende solo da noi.

Poiché tutto è vibrazione, la malattia non è altro che una disarmonia delle vibrazioni. E’ chiaro allora che una tale disarmonia può essere influenzata da altre vibrazioni, cioè dalla musica, dai colori, dagli aromi, e naturalmente anche dal nostro pensiero.

Possiamo considerare l’uomo come uno strumento musicale. Se uno strumento musicale è scordato produce suoni disarmonici. L’uomo è di solito uno strumento musicale scordato in quanto produce costantemente suoni disarmonici, ossia : aggressioni, conflitti, insoddisfazioni. Dobbiamo quindi ri-accordare lo strumento “uomo” con l’aiuto del nostro pensiero. Ma nessuno lo può fare per noi.

Non esistono malattie incurabili. Anche il bambino autistico è vibrazione e quindi modificabile.

La realtà – lo dice l’etimologia della parola – è luce divina universale, è vibrazione. Non esiste null’altro! Se pensiamo che il mondo sia una valle di lacrime, allora sprofondiamo. Se pensiamo che il mondo sia una gioiosa festa, ci eleviamo. Così sia!

La legge di azione-reazione, legge di causa ed effetto o legge del karma.

La legge di azione e reazione è una legge importante della Fisica. Essa si basa essenzialmente sul potere creativo dell’uomo. Secondo tale legge ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. In termini matematici.

Azione = reazione

La fisica ci insegna la legge di azione = reazione. Se ad esempio esercito una pressione di 10 kg contro una parete, anche la parete esercita la stessa pressione di 10 kg contro di me.

Ora applichiamo questa legge al nostro modo di pensare.

Primo: che cos’è un pensiero?

Poiché tutto è energia/vibrazione, anche un pensiero è vibrazione/energia. Possiamo considerare il pensiero come un corpo energetico. Gli effetti dei pensieri variano logicamente a seconda della grandezza di questo potenziale energetico. Ci sono pensieri forti e pensieri deboli. Poiché tutto è vibrazione, coi nostri pensieri possiamo agire su tutto.

Dal momento che ogni pensiero è creativo ed ha un potenziale energetico, ogni pensiero ha la tendenza a realizzarsi; questa tendenza è naturalmente tanto più grande quanto più grande è il potenziale energetico del pensiero.

Quanto più potente è il nostro modo di pensare, tanto più grande è quindi la possibilità che i nostri pensieri si realizzino. La gioia e l’entusiasmo sono ad esempio pensieri carichi di energia che producono corrispettivi risultati positivi. Un modo di pensare coerentemente positivo e gioioso porta con matematica certezza a risultati positivi.

Ma non dimentichiamo che anche i pensieri di paura sono spesso carichi di energia ; ed anche essi hanno la tendenza a realizzarsi con matematica certezza. Per questo i pensieri di paura non sono mai vantaggiosi.

Pensieri simili hanno vibrazioni simili, perciò si attraggono.

Dalla fisica sappiamo che nessuna energia può andare persa. Quindi nessun pensiero va perso!

La legge Azione = reazione ci dice anche che ogni pensiero torna a chi lo ha trasmesso. Qualunque cosa pensiamo, torna a noi. E questa è vera giustizia!

Gesù l’ha ben sintetizzata nella frase: “Ciò che seminate raccoglierete”.

Gli orientali la chiamano Legge del karma.

Il karma non è il cieco fato dei latini, né l’atroce predestinazione di Calvino, il quale s’è immaginato un Dio che, all’atto stesso della nascita, condanna miliardi di uomini alle eterne bolgie infernali, comunque essi si comportino. Il karma non è nemmeno il crudele determinismo della scienza occidentale che ha inventato il caso: esso con le sue cause sta impassibile dietro la nostra vita e con i suoi effetti ci calpesta, senza guardarci in faccia. Il karma è proprio il contrario: è la libertà. Ognuno raccoglie oggi quello che ha seminato ieri in atti, pensieri, sentimenti, contegni, progetti, speranze. Basta cambiare il seme di oggi, per avere un altro frutto domani, ossia una diversa sorte. Siamo sempre noi a costruirci l’avvenire. Ogni nostro domani ha in oggi la sua radice, da noi generata. Il karma è la libertà interiore e ci induce alla ricerca della libertà esteriore.

Il karma è la legge equilibratrice di azione e reazione, di semina e di raccolta. E’ qualcosa che ci portiamo appresso da altre vita che solo noi possiamo elaborare e risolvere: nessuno può fare il lavoro per noi, neanche un grande essere. Se osserviamo bene, benché apparentemente inflessibile, in realtà il karma è una legge benefica, perché ci indica, attraverso le nostre esperienze di vita (che essa ci mette di fronte), la direzione verso la quale raggiungere la nostra crescita spirituale. La differenza tra il karma e il destino cristiano è fondamentale: il destino è passivo, è un non ben definito scenario che qualcuno vuole che si compia e verso il quale non possiamo fare niente.

La legge karma invece dice che niente è imposto dall’esterno, ma tutto è attivamente creato dall’uomo attraverso i suoi pensieri, le sue scelte e le sue azioni.

Supponiamo di criticare una persona. Questa legge non significa che anche noi verremo criticati da quella persona. Significa che il nostro pensiero torna a noi nella stessa e medesima qualità. Forse veniamo criticati da un’altra persona, ma forse il pensiero torna a noi come problema di salute, oppure come evento che ci tocca (incidente, licenziamento, ecc.).

Ma le conseguenze vanno ben oltre. Che cosa succede se qualcuno ci critica o ci inganna? In quel caso dovrà essere lui – e non noi – a sopportare le conseguenze del suo pensiero e della sua reazione. Noi non dobbiamo muovere un dito per vendicarci. E’ la legge di causa ed effetto di cui parlò Gesù : “Ciò che seminate, raccoglierete.” Sia nel bene che nel male.

Se auguriamo salute, benessere, successo, tutto questo ci tornerà a noi. Anche se lo facciamo a persone che non incontriamo, poiché la distanza nel campo del pensiero non ha alcuna importanza.

Questa legge non ha nulla a che fare con la fede; è pura fisica.

Quando pensiamo è come se gettassimo un sasso in uno stagno. Attorno al nostro pensiero si sviluppano delle onde. E le onde tornano immancabilmente al punto in cui il sasso è caduto in acqua. La stessa cosa succede coi pensieri. Ma nel campo dei pensieri non ci sono resistenze, perciò essi tornano con la stessa energia con la quale li abbiamo trasmessi. Facciamo quindi attenzione a ciò che pensiamo!

Se critichiamo qualcuno che a sua volta critica, la reazione è più complessa di quando si critica qualcuno che non critica. In questo caso il contraccolpo arriva molto prima.

 Quanto più qualcuno è attaccato alla materia (è spiritualmente addormentato), tanto più lenta arriva la reazione. Per chi è asceso alla 5° dimensione, il tempo di reazione è dimezzato, rispetto a quello che vige nella 3° dimensione.

Poiché il più delle volte non riusciamo a spiegarci gli eventi che ci capitano, li attribuiamo al caso. Nessuno è vittima di un evento casuale, nessuno viene derubato casualmente, e nessuno viene ucciso casualmente.

Non esiste il caso nel cosmo!

La legge dell’azione e reazione o di causa ed effetto è infallibile. Non ha nulla a che fare con la morale. Non è né buona, né cattiva. Semplicemente è. E questo significa che è a-morale.

Con il nostro pensiero creiamo la nostra realtà. Qualunque cosa sperimentiamo nella nostra vita, noi ne siamo il creatore. E ciò significa che possiamo cambiare tutto, se lo vogliamo.

Il nostro futuro dipende da ciò che pensiamo ORA. Perciò, nel nostro interesse, pensiamo il meglio di noi stessi e degli altri. Il cosmo è organizzato in modo incredibilmente semplice. Così semplice che non lo cogliamo subito. Chi non conosce il detto “Chi semina vento, raccoglie tempesta”? Se il nostro raccolto non è buono o quantomeno non è soddisfacente, dobbiamo assolutamente chiederci quali sono stati i pensieri che abbiamo seminato.

Possiamo comunque sempre proteggerci dall’influsso dei pensieri negativi, cambiando il nostro modo di pensare, emettendo pensieri positivi e costruttivi. Se riusciamo a sintonizzare subito il nostro pensiero sull’amore, allora il contraccolpo, anche dei pensieri più malvagi, non può nuocerci.

Quali sono i contraccolpi di questa legge in campo finanziario? In questo campo esiste il concetto di “uscite” e di “entrate”. Le uscite sono quindi dei doni che io faccio pervenire ad altri. Il dono, l’uscita, è l’azione. La reazione a questa uscita sono le entrate, cioè ricevere. Quindi le nostre entrate sono la reazione alle nostre uscite. Se spendiamo i nostri soldi con generosità, anche le nostre entrate saranno generose. Quando diciamo che una cosa è cara, non apprezziamo sufficientemente il lavoro di un altro. Pensiamo che ciò che abbiamo ricevuto abbia meno valore di quanto abbiamo pagato. In questo modo si crea povertà!

Al contrario, chi compra un prodotto pensando che sia a buon prezzo, riconosce il lavoro di un altro e di conseguenza verrà riconosciuto anche il suo lavoro. Grazie al pensiero positivo, diventerà sempre più ricco. Ciò che conta è la nostra idea di “caro” o “a buon mercato”. Povertà e ricchezza vengono prodotte nella nostra testa.

Nell’universo non esiste morale! La natura non conosce morale. La morale è opera dell’uomo e gli serve per dominare altri uomini.

Questa legge non è valida solo per l’individuo, vale anche per la famiglia, per un’azienda, per un popolo e per tutta l’umanità. L’insieme dei pensieri di un popolo determina il suo destino.

Per quanto riguarda le catastrofi, ne esistono di due tipi: ci sono catastrofi che sono la conseguenza di cambiamenti naturali del cosmo. Ma molte catastrofi sono semplicemente una conseguenza del pensiero umano. La terra è malata a causa del nostro modo di pensare. Il problema non è l’inquinamento. L’inquinamento materiale è solo una conseguenza dell’inquinamento mentale.

Perciò facciamo attenzione ai nostri pensieri.

Ciò su cui ci concentriamo, aumenta.

Tutto è energia e con il nostro pensiero aggiungiamo altra energia. Le conseguenze sono sorprendenti :

Se ci concentriamo sulle nostre debolezze, esse crescono.
Se ci concentriamo sulla malattia, essa si aggrava.
Se ci concentriamo sulla concorrenza, essa cresce.
Se ci concentriamo sulla mancanza di denaro, la mancanza aumenta.
Se ci concentriamo sul problema della droga, il problema stesso cresce.

Ma naturalmente anche :

Se ci concentriamo sul benessere, questo aumenta.
Se ci concentriamo sulla salute, essa aumenta.
Se ci concentriamo sulla pace, essa aumenta.

Su che ci concentriamo noi?

Guardando la TV e leggendo la stampa, oltre il 90% delle notizie sono cattive. Ciò vuol dire che la gente si concentra sulla violenza, sulle guerre, sulle catastrofi, sulla povertà, sugli omicidi, sulla malattia, sugli intrighi, sulle lotte politiche, sulla corruzione, etc. E qual è il risultato? Che tutto ciò su cui ci si concentra aumenta. La pratica lo dimostra ampiamente.
Essere totalmente responsabili di sé: addio al caso.

Da quanto precedentemente detto ne consegue che : siamo responsabili di tutto ciò che ci accade.

Ciò che pensiamo determina la nostra vita. Non diamo quindi mai più il nostro potere a qualcun altro, dicendo : “è lui il responsabile, io sono la vittima”.

Nel cosmo non esiste nessuna vittima.
Nel cosmo non esiste il caso.
Tutto ciò che ci capita lo abbiamo creato noi con i nostri pensieri.

Chi arriva in questo mondo materiale, si è prefissato un determinato compito. Per poter portare a termine questo compito ha bisogno di determinate condizioni di partenza. E queste condizioni di partenza le crea scegliendosi i propri genitori. Scegliendo i genitori sceglie anche la razza, il colore della pelle, la religione, la nazione. E sicuramente non per caso.

Quanto sopra detto implica una verità che le religioni occidentali non riconoscono: la reincarnazione. Anche se questa faceva parte dell’insegnamento di Gesù e costituiva il patrimonio di conoscenze dei cristiani delle origini. La Chiesa l’ha abolita nel corso dei primi secoli (543 d.C.) a seguito di lunghe ed acerrime lotte nel suo ambito.

I bambini non sono piccole creature non ancora sviluppate. I bambini sono probabilmente più sviluppati dei loro genitori. E non sempre sono i genitori che servono ai bambini; spesso è grazie ai bambini che i genitori possono imparare una certa lezione.

La reincarnazione può spiegare facilmente tanti casi che altrimenti sono inspiegabili e quindi attribuiti al caso.

Chi crede nella reincarnazione, non darà mai ai genitori la colpa di una cattiva educazione. E non potrà nemmeno dire : “Ho ammazzato il signor Rossi, ma ho avuto una gioventù difficile.” Questa giustificazione attribuisce la colpa ai genitori, e ciò contrasta con le leggi cosmiche. Ognuno è totalmente responsabile di ciò che fa, di ciò che pensa e di ciò che gli succede.

Se non siamo disposti a sentirci responsabili di tutto ciò che ci accade nella nostra vita, non faremo nessun passo avanti.

Il mondo soggettivo (Non esiste alcun mondo oggettivo)
Cos’è il mondo? La chiave di comprensione del potere umano.

Ci è stato inculcato per secoli che esiste un mondo oggettivo, un mondo esattamente misurabile e quindi uguale per tutti, un unico mondo. Un tale mondo non esiste ! La fisica e la neurobiologia hanno dimostrato che un mondo oggettivo non esiste.

La fisica quantistica ha constatato che un “qualcosa” può essere osservato sia come particella, sia come vibrazione. E ciò dipende dall’osservatore [1]. Perciò il mondo viene influenzato dall’osservatore. Il mondo oggettivo non esiste. Il mondo è ciò che di esso pensiamo: è quello che noi vogliamo vedere !

Non siamo quindi in balia di un qualche mondo buono o cattivo. Noi, e solo noi decidiamo quale sia il nostro mondo. Noi e solo noi decidiamo se il nostro mondo è buono o cattivo.

Cos’è il mondo? Il mondo è ciò che di esso pensiamo ! Che cosa significa questo per la nostra vita? Significa che per noi è vero ciò che consideriamo vero.

Cosa pensiamo del mondo? Qualunque cosa pensiamo, lo è. Questo è potere!

Dunque non esiste un unico mondo, ma ne esistono molti. Ogni persona vive nel mondo che essa si è creato con il proprio pensiero. Questo ha delle conseguenze di grande portata. Proviamo a sostituire il termine “mondo” con altre parole :

Mia moglie è ciò che penso di lei.
Mio marito è ciò che penso di lui.
I miei figli sono ciò che penso di loro.
I miei collaboratoti sono ciò che penso di loro.
Il mio capo è ciò che penso di lui
I miei clienti sono ciò che penso di loro.
La recessione è ciò che penso di essa.

Quale potere incredibile è contenuto in queste affermazioni! Se pensiamo che quanto suddetto sia pura teoria, abbiamo ragione: il mondo è ciò che pensiamo di esso!

Perciò ognuno ha la sua propria verità.

L’essere umano con il suo potenziale di per sé illimitato si rende di sua propria volontà completamente impotente. Nessuno sarebbe capace di fare altrettanto!

Gli uomini sono come specchi posti l’uno di fronte all’altro. Tutto il mondo funziona da specchio. Noi vediamo in esso sempre e solo noi stessi. Vediamo aggressioni se siamo aggressivi. Vediamo pace se siamo in pace.

Noi creiamo il mondo con i nostri pensieri.

Ogni essere umano ha la sua propria verità. E questo è l’unico punto fisso di partenza per una discussione costruttiva. Se affrontiamo la discussione pensando che esista il “vero” e il “non-vero”, non otteniamo nulla, tranne il litigio. Noi abbiamo ragione, l’altro ha torto. La cosa irritante della questione è che l’altro vede le cose esattamente al contrario. Se invece affrontiamo la discussione pensando che “ognuno ha la sua propria verità”, è possibile un confronto costruttivo.

Ognuno di noi è ciò che pensa e crede di se stesso. Se penso di essere un incapace, quello sono. Se penso di essere un Dio, quello sono. E ci accade sempre quanto crediamo ci debba accadere.

Il mondo è ciò che di esso pensiamo. E tutto è UNO. Se noi cambiamo cambia anche il mondo che ci circonda e quindi le persone con le quali ci relazioniamo.

Ognuno di noi è veramente un essere onnipotente!

Affermiamo sempre : “Io sono” e “Io so” ! “Io sono onnipotente e onnisciente” !
Tutto è unità.

L’uomo si sente separato dagli altri, dalla natura e persino dalla vita. Sentirsi separati è tuttavia un’illusione umana, in verità questa separazione non esiste affatto. E’ una sensazione che nasce dal pensiero razionale (di testa). Il pensiero di cuore non conosce sentimento di separazione. Questo ci fa capire quanto abbiamo isolato la testa dal cuore.

Non esiste alcuna separazione tra gli esseri umani, tra l’essere umano e la natura, tra gli eventi, qualunque sia la distanza tra di loro!

In altre parole, ogni parte dell’universo contiene le informazioni sul tutto. Ogni persona dispone di tutta la conoscenza del cosmo, dispone di onniscienza ! Nel DNA di ogni cellula è contenuto il tutto.

Nel cosmo non esiste separazione, ma unità. Questa è la realtà ! In questa conoscenza sta la soluzione di tutti i nostri problemi.

I mistici lo sanno da sempre : Tutto è UNO
I fisici lo sanno : Tutto è UNO.

Gesù lo sapeva e lo disse : “Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me.” Ed anche : “Io ed il Padre siamo UNO.”

Sai Baba dice: “L’individuo e l’universo sono la stessa cosa, così come l’onda è il mare. L’immergevisi dà pienezza. Nell’immergersi in esso, l’ego si dissolve; tutti i simboli e i segni dell’individualità, come nome, forma, casta, colore, credo, nazionalità, chiesa, setta, diritti e doveri conseguenti, svaniscono. Per tali individui, che si sono liberati della ristrettezza dell’individualità, l’unico compito è il perfezionamento dell’umanità, il benessere del mondo e la diffusione dell’amore. Anche senza che essi agiscano, lo stato di beatitudine in cui si trovano spanderà beatitudine sul mondo. L’amore è tutto; l’amore è di tutti”.

La comunicazione totale

Poiché tutto è vibrazione e tutto è UNO, allora nel cosmo esiste una comunicazione totale – tutto comunica con tutto; che lo vogliamo o meno. Nessuno è isolato; nessuno può isolarsi. La comunicazione è sia consapevole, sia inconscia. Questo è stato dimostrato anche dalla fisica quantistica (Teorema di Bell).

Noi comunichiamo con tutto nel cosmo, e il cosmo comunica con noi. Perciò non c’è nessuna distanza tra noi e il prossimo. Qualunque cosa pensiamo di una persona la comunichiamo ad essa, ovunque sia. Che lo vogliamo o no, con il nostro pensiero influenziamo il mondo.

Le conseguenze del nostro potere illimitato: i problemi sono solvibili

Alcune persone credono che certi problemi e conflitti non siano risolvibili. Queste persone hanno ragione per due motivi :

1. perché il mondo è ciò che ogni essere umano pensa di esso ;
2. perché molti problemi effettivamente non sono risolvibili con il nostro tradizionale modo di pensare.

Altri sono invece dell’opinione che tutti i problemi e conflitti siano risolvibili. Ed anche loro hanno ragione per due motivi :

1. perché il mondo è ciò che ogni essere umano pensa di esso ;
2. perché essi propongono un modo di pensare radicalmente diverso.

Riassumiamo qui i principi che devono essere rispettati :

Ogni essere umano deve iniziare ogni cambiamento da se stesso. Smettiamola di intrometterci nelle faccende degli altri.

Ogni essere umano dispone di libera volontà ; può pensare ciò che vuole. Può cambiare ogni momento il suo pensiero, e con ciò cambiare il suo futuro.

Il potenziale di ogni essere umano non è limitato, ma illimitato. L’uomo deve impiegare questo potenziale illimitato se vuole risolvere in modo ottimale i suoi problemi e se vuole raggiungere più rapidamente i suoi obiettivi.

Tutto è vibrazione/energia. Di conseguenza tutto può essere cambiato a piacere.

Non esiste alcun mondo oggettivo. Il mondo è ciò che io penso di esso. Ciò dà ad ogni essere umano un incredibile potere. Con il suo pensiero egli può cambiare il mondo.

Tutto è UNO. Le conseguenze di questa conoscenza sono incalcolabili ; portano all’eliminazione dei conflitti e quindi ad un comportamento estremamente economico. Questo significa che gli obiettivi vengono raggiunti in minor tempo e che i problemi vengono risolti più rapidamente.

Dobbiamo liberarci dal pensiero di “o questo, o quello”, che è limitato e portatore di conflitti, e passare al pensiero di “sia questo, sia quello”. Ciò significa che dobbiamo smettere di giudicare continuamente la vita.

Presupposto di tutto ciò è la nostra capacità di abbattere le barriere dei tradizionali sistemi di credenze che noi stessi ci siamo imposti. Non c’è altra via.

Lo Spazio-Tempo
La definizione tradizionale del concetto di tempo.
Le entità minime (es: gli elettroni, gli atomi, ecc.) mutano continuamente di posizione all’interno dello spazio.
La realtà materiale dunque muta continuamente la sua forma.

Questi mutamenti di forma della realtà complessiva non sono tutti tali che gli uomini li possano contenere o percepire.

Ad esempio: la realtà intorno a noi muta di forma perché gli animali si muovono o le cose leggere vengono spostate dal vento o perché il sole o la luna o le stelle si spostano nel cielo, e tutto ciò può essere percepito.

Non possiamo però percepire il muoversi delle entità all’interno degli oggetti, così come non possiamo percepire i mutamenti della realtà che avvengono fuori dalla portata della nostra vista o su di un continente lontano.

La realtà inoltre assume periodicamente forme che sembrano ripetersi, per quello che possiamo percepire, identiche le une alle altre. Ad esempio: ogni giorno spunta il sole e la realtà, da questo punto di vista, riassume la stessa forma del giorno prima. Nel mentre però, durante ogni giorno che si ripete, avvengono una miriade di altri mutamenti, alcuni dei quali ricorrono innumerevoli volte durante una giornata, come le onde del mare, ed altri invece che hanno una ciclicità più lunga del giorno, come la crescita delle piante.

Per tale motivo gli uomini e le altre entità viventi hanno dovuto stabilire in comune una forma di cultura che consentisse di rapportarsi correttamente fra loro e con questi continui e complessi mutamenti della realtà.

Questa forma del conoscere o “modo di vedere con gli occhi della mente la realtà” è il concetto di tempo.
Il tempo cioè non è altro che un “codice”, una cultura per individuare le varie forme che la realtà assume istante per istante.

Ovvero non esiste alcuna entità autonoma tempo ma esiste solo una cultura del tempo come convenzione fra gli uomini allo scopo di classificare le innumerevoli forme della realtà.

La realtà, in quanto composta unicamente di spazio e di entità minime in movimento continuo, muta continuamente nella forma ma giammai nella sostanza.

Le entità individuali minime, gli astri, le persone, per effetto di continui processi di aggregazione e dis-aggregazione, si organizzano, si modificano, si riproducono e si decompongono causando con questo loro “vivere” eterno, i continui mutamenti di forma della realtà.

Gli uomini allora hanno classificato le varie forme che la realtà assume continuamente a grandissima velocità individuandole con i vari “istanti” del tempo.

Ogni attimo di ciò che noi definiamo tempo è cioè un numero di codice che attribuiamo ad una fase di sviluppo della realtà ovvero ad una certa “forma” della realtà.

Ad esempio, se diciamo 1 gennaio 1800, ore 13, con questo “numero di codice” abbiamo inteso identificare la forma che la realtà aveva in quella fase dello sviluppo.

Ne deriva che quello che noi definiamo: scorrere del tempo non è altro che il succedersi delle “forme” infinite della realtà.

La forma del conoscere o la cultura dello “scorrere del tempo” avviene ovviamente nella stessa “direzione” dello “scorrere della realtà” e cioè nella direzione dello sviluppo.

La realtà infatti è una realtà che “va avanti” nel senso di una realtà che si sviluppa ricercando forme aggregative sempre più omogenee.

Il concetto di tempo è uno dei primi segni linguistici o codici di interrelazione che l’uomo abbia istituito perché ovviamente l’esigenza di avere un modo comune di individuare e classificare le forme della realtà che si succedono è ancestrale.

Per poter “visualizzare” il concetto del tempo e poterlo così “capire”, nel senso di individuarlo come forma del conoscere, è utile fare un esempio.

Supponiamo di farci filmare per “un’ora” di seguito nel mentre ci muoviamo fra le cose della nostra quotidianità.
Supponiamo poi di dividere il film ottenuto in un numero molto alto di fotogrammi pari, ad esempio, a mille fotogrammi al secondo.

Ebbene! Guardando i singoli fotogrammi in successione ci renderemo conto appunto con gli occhi della mente (è questo il solo modo per “capire” veramente un concetto tanto “controculturale”) di come noi stessi ci muoviamo nella realtà che scorre nei suoi continui mutamenti e che a scorrere non sono gli istanti del tempo ma le forme della realtà.

A quel punto supponiamo di voler invitare un nostro amico a guardare uno dei fotogrammi ottenuti. Ebbene avremo due possibilità.

La prima sarà quella di descrivergli il fotogramma accuratamente affinché, dalla descrizione che gli abbiamo fatto, lo possa individuare.

Questo primo metodo ovviamente sarà molto laborioso e per nulla attendibile poiché il veloce succedersi dei fotogrammi avrà fissato mutamenti della realtà talmente modesti che il nostro occhio non potrà forse percepirli.

La seconda sarà quella di numerare i singoli fotogrammi e di indicare al nostro amico il numero del fotogramma che vogliamo che veda.

Ebbene, nel numerare i fotogrammi non abbiamo fatto altro che quello che fecero gli uomini quando inventarono il tempo per codificare le innumerevoli forme della realtà.

Anche loro cioè, avviliti dalla difficoltà di descrivere o di ricordare le varie forme della realtà e di rapportarle fra di loro per quello che a loro serviva, pensarono bene di codificarle in secondi, minuti, ore, giorni ed anni.

Definirono poi:
eternità il succedersi infinito delle forme della realtà;
passato le forme che la realtà ha avuto e che non ha più;
presente la forma che la realtà ha nel mentre appunto viviamo ovvero partecipiamo di questa forma;
futuro le forme che la realtà avrà.

Il presente dunque è tutto ciò in cui il passato si è modificato ed il futuro è ciò che si modificherà.
Lo spazio-tempo secondo la teoria della Relatività
Il tempo non è assoluto, bensì relativo. E’ stato Einstein a scoprire e a spiegare questo fenomeno con la legge della Relatività, ricorrendo all’esempio del paradosso dei gemelli.

Immaginate due gemelli ventenni dei quali uno è un astronauta che si imbarca su un astronave per un viaggio su un pianeta distante dalla terra 8 anni luce. Immaginate che la tecnologia sia talmente avanzata da essere riuscita a costruire un’astronave capace di raggiungere velocità pari all’80% di quella della luce, (si dice 0.8c) circa 240.000 km al secondo, 860 milioni di km all’ora. Nessuna astronave che abbia una massa potrà mai raggiungere la velocità della luce, sia perché sarebbe necessaria una quantità infinita di energia, sia perché la sua massa diverrebbe infinita. Dopo il viaggio, che tra andata e ritorno è durato 20 anni (Tempo=2xSpazio/Velocità = 2x8c/0.8c = 20), il gemello rimasto sulla terra avrà 40 anni. Ma il fratello astronauta quando ritorna sulla terra, avrà solo 32 anni, ben 8 anni di meno!

Il gemello astronauta ha semplicemente vissuto solo 12 anni, il suo orologio segnava esattamente come l’orologio di suo fratello, mentre il suo gemello ha vissuto per 20 anni. Nessuno avrebbe avuto consapevolezza di questa differenza se non facendo il confronto finale.

Se fosse stato possibile viaggiare alla velocità esatta della luce (300.000 km al secondo), il gemello astronauta sarebbe ritornato dal suo viaggio ancora ventenne, il fratello sulla terra avrebbe avuto 36 anni.
Tutto ciò non solo è dimostrabile matematicamente attraverso semplici calcoli, ma è stato dimostrato attraverso sperimentazioni rigorosissime.

Il tempo è un effetto della materia ed è legato a tutto ciò che ha una massa. Una cosa che non ha massa, non ha tempo. Il pensiero è un esempio classico di qualcosa che non ha massa, essendo pura conoscenza o informazione.

Quindi possiamo dire che:
LA MATERIA HA SPAZIO E TEMPO

mentre
LA PURA INFORMAZIONE NON HA SPAZIO E NON HA TEMPO.

Allo stesso modo:
DIO E OGNI ESSERE SPIRITUALE NON HA SPAZIO E NON HA TEMPO

Ciò che è illimitato non può esistere in un luogo specifico, perché è ovunque. E se è dappertutto, non si trova in nessun posto in particolare.

Dio è ovunque, perciò non è in un punto preciso, perché per poter essere lì non dovrebbe essere in nessun altro posto, il che per Dio è impossibile.

Esiste soltanto una cosa impossibile per Dio, vale a dire non essere Dio. Dio non può “non essere”, né può essere diverso da Se Stesso. Dio è in ogni luogo e perciò non è da nessuna parte. Ciò significa che Egli è Qui e Ora.

Il tempo non è un continuum. E’ un elemento della relatività che esiste in senso verticale, non orizzontale (vedi Fig. 1). Nella materia, cioè nella realtà relativa, noi lo immaginiamo come una linea da sinistra a destra, che parte dalla nascita di un individuo e termina con la sua morte. Il tempo non inizia in un punto finito dell’Universo per dirigersi verso un altro punto finito. In realtà va “su e giù”, come la spoletta di un fuso che rappresenta l’Eterno Adesso. Esiste solo Un Momento: l’Eterno Adesso.

Tutto sta accadendo ora e Dio ne è glorificato. Non c’è attesa per la Gloria di Dio. E’ tutto qui, Tutto Adesso! Non c’è inizio e non c’è fine. Il Tutto di ogni cosa semplicemente E’.

Il tempo, come lo intendiamo noi non c’è, è una costruzione della nostra mente. Tutto esiste e accade simultaneamente. Tutto ciò che è accaduto e che accadrà sta succedendo adesso.

Il tempo non è movimento, ma un campo che noi attraversiamo a bordo dell’astronave terra. Non è il tempo a “passare”, ma sono gli oggetti a muoversi nel campo statico da noi chiamato spazio. Il tempo è semplicemente il nostro modo di calcolare i movimenti. Gli scienziati questo lo sanno benissimo, perciò parlano di un continuum spazio-temporale.

Einstein teorizzò che non era il tempo a muoversi, ma lui stesso a spostarsi nello spazio a una determinata velocità. Quindi per “alterare” il tempo doveva solo modificare lo spazio tra gli oggetti o la velocità con cui lui si muoveva nello spazio tra un oggetto e l’altro. Questo spiega il paradosso dei due gemelli. In altre parole, il tempo sull’astronave passerebbe più rapidamente che sulla terra.

La velocità degli oggetti fisici è limitata, ma quelli non fisici, come i pensieri e lo spirito, possono muoversi attraverso l’etere a velocità incredibili, superiori a quella della luce. Ciò accade spesso nei sogni o in altre esperienze psichiche (tramite veggenti). Nel sogno possiamo accedere a, e vivere, eventi futuri non ancora accaduti nella nostra realtà materiale. Questo spiega anche il “dejà vu”.

Se siamo in grado di “vedere” un evento o un’esperienza futura che non ci piace, possiamo decidere di non sceglierla, cambiando il nostro intento in modo da evitare il risultato indesiderato.

L’evento futuro, già accaduto a livello spirituale (al di fuori del tempo e dello spazio) nel qui ed ora, a noi, nella realtà relativa non ci è ancora “accaduto” in quanto non lo conosciamo. Una cosa “accade” solo quando è “sperimentata” e lo è solo quando è “conosciuta”.

Dal momento che noi siamo Esseri spirituali illimitati, esistiamo simultaneamente in ogni stadio del continuum spazio-temporale. In altre parole, il nostro Essere spirituale è sempre stato, è sempre e sempre sarà, in mondi senza fine. Perciò ognuno di noi esiste in più luoghi e in ogni tempo.

Come Essere Divino, ciascuno è capace di avere contemporaneamente più di una esperienza e di dividersi in tutti i “se stesso” che vuole. Può vivere la stessa vita ogni volta che lo desidera, in mondi diversi. E può anche vivere vite diverse in “tempi” diversi. Così, mentre è “se stesso” qui e ora, può essere anche “altri” in “tempi” e “luoghi” diversi.

Poiché per l’Essere spirituale non esiste il tempo, noi stiamo vivendo tutte le nostre vite contemporaneamente. Quando lasciamo il corpo e accediamo al piano della beatitudine con il nostro corpo di luce, noi “vediamo” tutte le nostre vite”, sia “passate” che “future” e lì pianifichiamo la nostra prossima vita sulla terra, cioè decidiamo, scegliamo e creiamo Chi Siamo Realmente e ci incarniamo di nuovo per sperimentare la nostra attuale idea di noi stessi.

L’orizzonte degli eventi (Tratto da “Il gioco cosmico dell’uomo” di Giuliana Conforto)

L’orizzonte è l’inganno di cui parlano i maestri. L’osservabilità umana, ormai lo sappiamo, è limitata ad un solo universo e, di questo, solo la metà. C’è una censura cosmica infatti che impedisce di osservare oltre: è l’orizzonte degli eventi, non un confine nello spazio, bensì una velocità limite, la velocità della luce l’unica velocità assoluta, universale ed uguale per tutti gli osservatori.

L’orizzonte degli eventi è come un “velo di luce” che nasconde la vera realtà; è uno “schermo”, diverso da quelli abituali della televisione o del cinema, perché non è piatto come quelli, cioè solo in due dimensioni, bensì in quattro (4D), quelle dello spazio-tempo nel quale abitualmente ci muoviamo: tre di spazio, larghezza, lunghezza e profondità più la quarta che è il tempo. L’orizzonte per noi è simile ad un uovo che ci circonda e ci accompagna ovunque, entro il quale si formano le immagini del “film” simile a quello di altri osservatori vicini; il che induce a confondere il “film” con la “realtà” oggettiva.

L’orizzonte degli eventi è l’emblema dell’umana illusione, perché profila solo alcune delle tante immagini possibili: quelle relative al passato. Ad esempio gli osservatori astronomici hanno visto, circa dieci anni fa, l’esplosione di una supernova, che era avvenuta in realtà 150.000 anni prima. L’evento è apparso all’orizzonte terrestre solo allorché il segnale luminoso lo ha raggiunto.

Più ci allontaniamo nello spazio e più osserviamo nel passato, spiega la fisica, che disegna il famoso cono luce (Fig. 1). So che questo genere di diagrammi crea difficoltà, ma serve a capire il significato dell’inganno che è ben più radicale di quanto si crede. Lo schermo osservabile è lo spazio-tempo, cioè la zona interna, distinta da quella esterna che invece non è osservabile. Come si può vedere, il cono lega lo spazio al tempo, sia passato che futuro, ma nasconde tutta la realtà presente. L’osservatore infatti è all’incrocio dei due assi e non può osservare un evento presente, perché tutto il presente è nella zona non osservabile. Vicinissimo a ciascuno di noi, nell’attimo fuggente del presente, si possono celare quindi corpi, intelligenze e realtà che non vediamo e che mai potremo vedere, con la normale vista.

L’inganno è tanto più grave, perché la fisica sa bene che le immagini possono venire anche dal futuro: può apparire incredibile, ma è certezza matematica. La scoperta risale agli anni ’40; fu compiuta da R. Feynmann e fa parte del bagaglio culturale di qualsiasi studente di fisica; poiché tuttavia l’esperienza pratica sembra smentirla, è stata presto dimenticata. La fisica non pensa che segnali dal futuro possono essere tutti gli esempi della creatività umana: immaginazione, sogni, .intuizioni, idee geniali, arte, musica, filosofia, matematica, profezie, precognizioni, progetti, ecc..

Il senso comune crede che le uniche immagini siano quelle riferite al passato e perciò si abbarbica al passato, senza riuscire ad immaginare e a creare un futuro diverso.

Quel punto speciale che è il vertice del cono‑luce è quindi il presente, anch’esso alla velocità della luce. L’osservatore posto nel vertice o fuoco del proprio orizzonte è perciò parte dello stesso orizzonte, parte della propria illusione.

Osservare l’orizzonte è ciò che facciamo abitualmente ed è un po’ come collegarsi ad Internet: sullo schermo del computer appaiono le immagini; non appaiono però quelli che le hanno trasmesse, né tanto meno appare la realtà vera in cui quelli si muovono in quell’istante.

L’inganno, nel caso reale, ci coinvolge ancora di più perché lo schermo è in 4D: ciascuno dì noi si muove quindi dentro lo schermo stesso, senza rendersene conto e, soprattutto, senza sapere che può sempre “uscirne”, se così vuole.

Come? Per la scienza “uscirne” significa superare quella “barriera” che è la velocità della luce e che molti credono insormontabile. In verità è molto più semplice; l’essere umano è dotato di corpo e di pensiero. Se è evidente che il corpo non può superare la velocità della luce, è anche evidente che il pensiero può farlo tranquillamente e lo fa.

Il pensiero può essere all’istante in luoghi lontani, in un passato remoto o in un futuro lontano; non è vincolato allo spazio-tempo e tanto meno al passato; non ha limiti di velocità, viaggia avanti e indietro nel tempo.

Il cono-luce, ovvero l’orizzonte degli eventi in un diagramma dello spazio-tempo (non è lo spazio reale che osserviamo). Tutta la superficie del cono doppio è la velocità della luce, anche il suo vertice, ove è “inchiodato” l’osservatore all’istante presente. L’osservabilità dell’occhio umano e degli strumenti scientifici è limitata alla zona “interna” del cono, zona che non ha limiti nello spazio, ma nelle velocità.

L’osservatore, posto la vertice, vede solo i corpi i cui segnali luminosi hanno avuto il tempo di raggiungerlo, vede perciò solo il passato (semicono inferiore) e può immaginare il futuro (semicono superiore). Una stella che nasce ora sarà visibile solo quando la sua luce sarà giunta fino a noi. L’uomo non può vedere alcun corpo, vicino o lontano, composto da materia oscura, cioè da materia che non emette o assorbe luce. La comunicazione con i corpi di materia oscura percorre le “vie della Forza”, che sono interiori perciò diverse dalla luce elettromagnetica.

La mente dell’uomo potrebbe non avere limiti; viaggiare “oltre” l’orizzonte con l’immaginazione e, oggi, anche con i calcoli, alla scoperta di realtà invisibili e “paradossali”. Il viaggio della mente è nel tempo; un viaggio che compie di norma, ma finora .i modo sofferto, perché lacerato, diviso dal corpo che rimane inchiodato invece al presente. L’unità tra mente e corpo, il segreto della chiave ermetica “tutto è pensiero”, svela ciò che per la mente umana è ancora un mistero buffo: “oltre” l’orizzonte, cioè “oltre” lo spazio-tempo, c’è il cyberspazio, ovvero la rete telematica ove viaggia l’informazione senza tempo, per l’uomo il pensiero. “Oltre” è in effetti dentro e il suo pensiero è la causa della sua realtà.

Come punto focale, l’osservatore infatti è sia dentro che fuori il cono luce, dentro con il corpo e fuori con la mente; l’unità tra corpo e mente è l’amore rivolto a se stessi.

Per riconoscerlo la mente dovrebbe accettare di osservare se stessa: compiere cioè un atto semplice, suggeritoci da Socrate, ormai millenni or sono, ma che la mente teme ed evita in tutti i modi, in qualsiasi ambito o disciplina.

L’osservazione di sé implica l’audacia di mettersi in discussione; perciò la mente si difende, si “arrampica sugli specchi”, proponendo argomenti assurdi, complicati oltre che confusi. La mente umana è incantata ad osservare l’orizzonte, dice Yoda, il maestro Jedi di Guerre Stellari, nel film L’impero colpisce ancora, (quando stenta ad accettare Luke Skywalker come suo allievo).

L’orizzonte degli eventi è, guarda caso, proprio una sorta di specchio; uno specchio magico, perché riflette le velocità rispetto a quella della luce, fungendo così da interfaccia tra lo spazio-tempo, osservabile, ove si generano le immagini, e il cyberspazio, occulto, che ne trasmette l’informazione.

Lo specchio magico scambia geometria e musica tra loro, cosa che da tempo anche la matematica sa fare; non è difficile e non è solo matematica. La funzione dello specchio magico è simile a quella di un qualsiasi monitor di un televisore o di un computer e non solo: è anche quella dei nostri sensi, ad esempio l’udito. La matematica offre effetti speciali: rovescia il cono luce su se stesso come un calzino e così trasforma lo spazio in tempo, il dentro in fuori, il concavo in convesso e, il tutto, viceversa; invece l’orizzonte degli eventi, cioè l’intero cono‑luce incluso il vertice, ove è inchiodato l’osservatore nell’attimo fuggente del suo presente, permane invariato: l’orizzonte è perenne, senza spazio e senza tempo, riconosce così la fisica.

L’orizzonte degli eventi è lo specchio immaginario interno, una sorta di memoria personale dove l’individuo immagazzina le proprie immagini. Le immagini non sono la realtà. Sembra banale ma non lo è, perché di fatto scambiamo le une con l’altra. Le immagini sono dentro la mente umana che mente, perché rifiuta di riconoscersi per ciò che è: un terminale di un’unica Mente cosmica; un terminale Intelligente, che però si comporta da stupido, perché invece di partecipare all’infinita saggezza della Mente Cosmica alla quale è naturalmente collegato tramite il cyberspazío, si attacca all’orizzonte e si ostina a credere solo a ciò che vede.

Il cervello umano ha infinite potenzialità latenti che ignora e che finora non ha attivato, usa infatti una “memoria umana” solo una tenue, parziale e distorta traccia della Memoria Cosmica; soprattutto, usa un solo programma per interpretarla. La traccia è la storia umana, che viene insegnata a scuola con la convinzione che sia l’unica, e il programma è il dualismo, cioè la “divisione” che non c’è.

L’orizzonte degli eventi è solo un film “solido” e interattivo; uno dei tanti possibili film: una serie di immagini che si riferiscono quasi tutte al passato dell’osservatore; solo alcune immagini, sogni, progetti e speranze, sono legate al suo futuro e nessuna al presente. Passato, presente e futuro sono però tutti relativi all’osservatore e alla materia che compone il suo corpo.

Per il Computer Cosmico Centrale, posto ad energie miliardi di volte superiore rispetto a quelle dell’intero sistema solare, quindi in un futuro lontano rispetto al nostro attuale presente, i tanti film sono già tutti passati e contenuti nella Sua Memoria.

L’uomo potrebbe cambiare film in qualsiasi istante, se ne fosse cosciente e la smettesse di credere che c’è un solo film legato a quello che crede erroneamente il suo “irrimediabile” passato. Oggi tutto fa credere che quel film, che chiamiamo storia umana sulla terra, sia prossimo alla fine, senza perciò significare la fine del mondo; è un cambio di film che implica un balzo nel futuro, il passaggio dalla memoria individuale e collettiva del pianeta alla Memoria Cosmica.

Nella mitologia greca, la Memoria è Mnemosine, madre delle Muse; è una dea che conosce i segreti della bellezza e della saggezza. Davanti a Lei, che è eterno presente, si inchinano le tre facce del tempo. L’orizzonte degli eventi infatti è l’eterno presente, che trasforma le tre dimensioni spaziali (larghezza, lunghezza e profondità) in tre dimensioni temporali, cioè in tre ritmi, ovvero tre facce del tempo, proprio come racconta l’antica leggenda.

Per la fisica ufficiale, l’orizzonte degli eventi è un intreccio caotico di raggi di luce, non un insieme di immagini, che è un intreccio invece ordinato di raggi di luce. La “distanza” tra le due tesi è quella tra caos e ordine, tra il caos della mente umana e l’ordine sublime della Mente Cosmica che trasmette il Messaggio, la Forza che scorre potente nelle vene dello Jedi e dei tanti grandi della storia che hanno rivelato da millenni le stesse eterne verità.

L’orizzonte degli eventi è lo specchio incantato perché è lì che si incanta la mente, girando e rigirando come un disco rotto sulle sue stesse tesi. Lo specchio rivela, da un lato il grande inganno e, dall’altro, l’enorme potere dato agli uomini. Lo specchio è inganno: Narciso per abbracciare l’immagine di se stesso si uccide. Narciso è la storia di ognuno di noi. Nel rincorrere le immagini, gli obiettivi o ideali che noi stessi creiamo, procediamo dritti verso la morte senza vivere la vita. Non ascoltiamo il cuore e non sentiamo le emozioni, non rispettiamo i nostri sentimenti e il nostro sempre più disperato bisogno di amore e di felicità.

Sullo specchio fisico, si proiettano infatti anche le immagini prodotte dall’uomo, che hanno un grande potere creativo: possono creare realtà, anche procreare, visto che il sesso funziona più con le immagini che con l’amore vero e profondo per il partner. La dissociazione, frequente negli uomini, tra immagini, sentimenti ed emozioni interne rende infatti il sesso più una merce di scambio che l’espressione sublime della creazione, donata alle creature, cioè ai corpi fisici umani, per godere insieme all’universo.

Ogni osservatore si trova nel punto focale del proprio cono-luce e può vedere solo i corpi che emettono e/o assorbono la luce ordinaria. Non li vede tutti ma solo quelli che si trovano nel suo passato e il cui segnale luminoso ha avuto il tempo di raggiungerlo, quelli dentro la metà inferiore del suo cono-luce. Può immaginare il futuro, che è la metà superiore del cono e può inoltre sentire all’istante altri tipi di segnali invisibili ma potenti e attraenti, come pensieri, , visioni future, emozioni, sensazioni, sentimenti.

Il Principio Olografico (il Tutto nel Tutto)

Per comprendere meglio come tutte le energie del cosmo sono collegate, può essere utile osservare il funzionamento del Laser. Il Laser è un dispositivo che emette luce estremamente compatta, ordinata, con onde di pari vibrazione che si propagano in perfetta fasatura, un po’ come soldati in parata. La luce Laser ha molte applicazioni nella scienza, nella medicina, e nell’industria: è usata infatti nei lettori CD, nelle fibre ottiche e nella chirurgia oculistica.

Anche la fotografia usa la luce Laser ed è chiamata olografia. L’ologramma è una fotografia tridimensionale creata dall’incrocio di due raggi laser.

L’ologramma è prodotto quando un unico raggio laser viene diviso in due raggi separati. Il primo raggio arriva all’oggetto fotografato attraverso una lente divergente e si riflette sulla pellicola fotografica, il secondo viene riflesso attraverso due specchi e quindi viene diretto sulla lastra fotografica mediante una lente divergente, per urtare contro la luce riflessa dal primo raggio; l’incontro dei due raggi crea una forma d’interferenza d’onde simile a quella formata dall’espansione delle onde che originano due gocce cadute contemporaneamente sulla superficie dell’acqua (vedi figura 16).

Quando guardiamo direttamente sulla pellicola fotografica, non vediamo altro che piccoli anelli concentrici irregolari, considerati come forma d’interferenza, e non vediamo affatto la forma dell’oggetto fotografato.

Ma quando un fascio laser di luce intensa attraversa la pellicola, sullo spazio sopra la pellicola appare un’immagine tridimensionale dell’oggetto originale. Girando attorno alla proiezione fotografica, questa sembra effettivamente un oggetto reale, ma quando si cerca di toccarlo con la mano si scopre subito che in realtà non esiste.

La tridimensionalità dell’ologramma non costituisce il suo unico aspetto straordinario. Se prendiamo la pellicola fotografica che contiene l’immagine di una mela, per esempio, e la tagliamo in due pezzi, illuminando poi la metà con un fascio laser, otterremo l’immagine completa della mela. Lo stesso si verifica se tagliamo la pellicola in piccoli pezzi e illuminiamo ogni parte con il laser: anche in questo caso vedremo l’immagine intera della mela (vedi Fig. 17).

Tuttavia, più piccole saranno le singoli parti della pellicola, meno nitida sarà l’immagine, che si allontanerà sempre più dalla fotografia normale. Si arriva dunque alla conclusione che ogni piccolo pezzo della pellicola olografica contiene tutte le informazioni registrate sull’intera pellicola.

Il Tutto è olografico. Tutto è in correlazione. Nessuna parte dell’insieme può essere lasciato alle spalle senza urtare contro l’insieme. Perciò se nella nostra creazione una parte di essa è scollegata, come per esempio la Terra, allora ne risente l’evoluzione di tutta la creazione. Anche noi esseri umani siamo olografici.

Il tempo olografico è diverso dal tempo sequenziale, perché il tempo olografico non conosce separazione tra passato, presente e futuro. Molte delle manipolazioni sulla Terra separarono il tempo in categorie distinte nelle quali passato, presente e futuro cessarono di essere unificati.

La più grande causa della manipolazione del tempo è l’energia nucleare, specialmente quella emessa dai conflitti atomici. Quando la guerra nucleare divenne prevalente sulla Terra, portata da Esseri di altri mondi che si sono combattuti fra loro in guerre stellari distruttive, il tempo divenne separato causando la separazione di passato, presente e futuro.

Presto, appena il karma della guerra sarà rilasciato da Madre Terra, insieme a tutti gli Esseri che stanno ascendendo, il tempo olografico sarà ripristinato in gran parte della creazione, consentendo di cominciare la danza di unità in tutte le dimensioni. Unità e tempo olografico sono collegati.

L’ologramma rappresenta il principio basilare dell’universo, secondo cui ogni parte contiene l’essenza del tutto, o anche: come sopra, così sotto! Questo principio del “Tutto è contenuto nel Tutto” si applica a tutte le cose create.

Per esempio, sappiamo che ogni cellula umana o animale contiene nel DNA informazioni sufficienti a duplicare un corpo umano o animale. L’iride contiene l’informazione dello stato di salute e del vissuto di tutto il corpo; le piante dei piedi e le mani riflettono le condizioni degli organi interni; la pelle, la muscolatura o le ossa indicano stati fisici od emotivi presenti e passati.

In base al principio olografico, possiamo affermare che ogni piccola parte dell’universo, inclusi noi stessi, è collegata al tutto ed il tutto è in ogni più piccola parte dell’universo.

Inoltre, l’ologramma possiede una fantastica capacità di immagazzinare informazioni. Cambiando l’angolo colpito da due raggi laser in una sola pellicola olografica, è possibile registrare molte immagini diverse sulla stessa superficie.

Qualsiasi immagine registrata si può riprodurre semplicemente illuminando la pellicola con un raggio laser e lo stesso angolo di scatto dei due raggi originali. Impiegando questo metodo i ricercatori sono riusciti a calcolare che in un pollice quadrato di pellicola si può immagazzinare la stessa quantità di informazioni contenuta in cinquanta bibbie.

Analogamente alla pellicola olografica, il cervello immagazzina informazioni percepite attraverso i nostri sensi in forma di onde e non in forma di immagini; ogni volta che un determinato stimolo provoca una vibrazione simile a quella del ricordo specifico (raggio laser), si evoca la proiezione mentale del ricordo richiamato.

Quando uno stimolo visivo arriva ai nostri occhi, esso si trasforma in un flusso elettrico che, espandendosi in forma di onde, stimola una rete di neuroni nel cervello.

Quindi, il cervello non riceve una forma concreta di interferenze d’onde, e non riceve né accumula lo stimolo visivo in forma di immagine, bensì riceve onde che vengono proiettate simultaneamente in forma di immagine e vengono richiamate più tardi come memoria visiva.

Pribram, paragonando l’ologramma al cervello, arrivò alla conclusione che la memoria è distribuita in tutto il cervello.

Inoltre, il principio olografico secondo cui “ogni parte contiene il tutto” spiega come mai si possa asportare un’elevata percentuale della corteccia visuale senza perdere la capacità di effettuare lavori visivi, ma spiega anche la mancanza di corrispondenza individuale fra il mondo esterno e l’attività cerebrale elettrica.

L’attività elettrica nei neuroni crea un campo magnetico attorno alle cellule e una propagazione conosciuta come axoni e dendriti.

Quindi, il campo elettromagnetico non è localizzato nella struttura fisica del cervello, ma fa parte del campo elettromagnetico di tutto il corpo, e il cervello è ritenuto lo strumento specializzato nel captare e proiettare quello che vediamo e sentiamo con gli altri sensi.

Il cervello umano funziona in maniera simile alla televisione: nell’apparecchio, l’antenna riceve delle onde elettromagnetiche di una certa frequenza, che poi vengono trasformate in immagini e suoni dalla televisione. Nel corpo, gli occhi vengono considerati come l’antenna specializzata nel ricevere le vibrazioni della luce visibile, inviate al cervello perché le trasformi in immagini corrispondenti a quelle percepite dal mondo esterno. Le orecchie sono l’antenna che capta i suoni in una frequenza fra 20 Hz e 20.000 Hz, e così via anche per i nostri altri sensi.

Il cervello analizza le onde elettromagnetiche formate dagli stimoli sensoriali e le trasforma nella forma originale appartenente al mondo esterno, analogamente all’apparecchio televisivo che trasforma le onde elettromagnetiche captate dall’antenna in immagini e suoni identici a quelli trasmessi.

La funzione ricettiva del cervello non si limita agli stimoli sensoriali, infatti in alcune situazioni, quando la persona si trova nel cosiddetto stato alfa o in uno stato di trance profondo indotto dall’ipnosi o dalla meditazione, la frequenza cerebrale registrata con l’elettroencefalogramma si abbassa fino ad un valore inferiore a 12 Hz.

In questa situazione, il cervello riesce a captare degli stimoli extrasensoriali conosciuti come ESP (Extra Sensorial Perception).

Nei fenomeni di questo genere, la frequenza d’onda registrata dall’elettroencefalogramma non indica che l’onda captata dal cervello abbia questa stessa frequenza d’onda, bensì che è una frequenza in sintonia con la frequenza reale captata dal cervello. La percezione extrasensoriale, quindi, avviene grazie alla percezione di onde di energia da parte del cervello, senza ricorrere agli organi sensoriali specifici. Se la frequenza d’onda captata direttamente dal cervello è in sincronia con quella vibratoria tattile, si avrà un ESP tattile (il settimo senso).

Se essa è in sincronia con quella uditiva si avrà un ESP uditivo (ottavo senso), quando invece essa è in sincronia con la frequenza d’onda visiva si avrà un ESP visivo.

L’informazione ricevuta mediante questo processo viene captata dal corpo energetico (campo aurico) e dal cervello per essere analizzata e trasformata in informazione vera e propria con un contenuto specifico.

La percezione sensoriale del corpo energetico è stata dimostrata in una serie di esperimenti clinici condotti alla fine degli anni Sessanta dal fisiologo George Von Bekesy, il quale dimostrò che mettendo un vibratore sulle ginocchia di individui con gli occhi bendati, e modificando poi la frequenza di vibrazione, cambiava il posto di percezione della vibrazione, in tal modo si poteva causare un salto della percezione di vibrazione da un ginocchio all’altro e si riusciva addirittura a far sentire al paziente il punto di partenza della vibrazione localizzato fra le ginocchia, nell’aria, senza cambiare la localizzazione del vibratore. Con i suoi esperimenti, Von Bekesy dimostrò che gli esseri umani sono capaci di avere delle sensazioni localizzate nello spazio dove in assoluto non esistono dei ricettori sensoriali.

Nella pratica clinica, un altro esempio di questa percezione si riscontra negli individui che hanno subito l’amputazione di uno o più arti. Essi possono continuare a soffrire di dolore, crampi o formicolio nella zona dell’organo amputato, nonostante l’assenza del corpo fisico: si tratta del fenomeno noto come phanton leg, (gamba fantasma). La persistenza del corpo energetico dopo l’amputazione è stata dimostrata con l’aiuto di fotografie Kirlian su una salamandra alla quale era stata amputata la coda.

La sensibilità del corpo energetico ai dolori è stata verificata anche con l’aiuto dell’ipnosi. Tali esperimenti indicano che la percezione avviene in primo luogo a livello del corpo energetico, ma la sensazione assume una forma più precisa e ben localizzata attraverso i nostri sensi specializzati in ogni tipo di sensazione. Comunque è possibile captare informazioni senza ricorrere ai cinque sensi “tradizionali”, ovvero sviluppando la capacità di percezione extrasensoriale. Infatti, attraverso il settimo senso si è in grado di sentire non solo le alterazioni energetiche del malato, ma anche le alterazioni patologiche del corpo fisico.

Creazione di un ologramma

                                                                                                         FIG.16

L’ologramma si produce quando un raggio laser viene diviso in due laser separati. Il primi va direttamente all’oggetto da fotografare, in questo caso una mela, e il secondo si lascia fondere con la luce riflessa dal primo, dando come risultato delle onde di interferenza che vengono impresse sulla lastra fotografica.

                                                                                                         FIG. 17

Il principio olografico: ogni parte contiene il tutto.
Ciascun frammento mostrerà la mela intera.

Fonte: http://www.lorecalle.it/?p=1886  Pubblicato da laura9999  Alkemica.net / CC BY-NC-ND 3.0

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