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Come creare la pace nelle nostre case ai tempi del coronavirus

Come creare la pace nelle nostre case ai tempi del coronavirus

#Iorestoacasa è una delle espressioni che sta accompagnando questi nostri mesi di pandemia.

È apparsa prima sui social, poi nei cartelli più o meno improvvisati per la chiusura dei negozi e poi anche sui disegni dei bimbi appesi ai balconi. Ed ormai è anche un leitmotiv in tutti media.

Per la nostra sicurezza dobbiamo restare in casa e al momento non sappiamo ancora bene per quanto.

Ma come ci stiamo nelle nostre case?

Questa situazione non è certo uguale per tutti. Ora la differenza la fanno i metri quadrati rispetto al numero degli inquilini, una più o meno intelligente suddivisione degli spazi, gli accessi ad internet, per non parlare dei balconi e dei giardini.

La psichiatra Erica Poli ha consigliato a tutti di definire e creare uno spazio proprio per far sentire, alla nostra parte animale, di avere comunque, anche se fosse solo in una sedia, un luogo sicuro, un rifugio, un territorio di proprietà con chiari confini.

Eppure lo spazio fuori non ci può dare pace se la pace non la abbiamo nella nostra unica vera casa, il nostro corpo, come ci ricorda chiaramente Jon Kabat Zinn in Dovunque tu vada ci sei già.

Chi pratica Mindfulness, yoga, o qualche sport ha già sperimentato l’importanza di fare pace con il proprio corpo. Ma in questo momento il non poter andare in giro ci ha costretto un po’ a tutti, allenati o no, ad entrare dentro di noi.

Alcune settimane fa nei social è diventato virale il disegno di una persona seduta nella posizione del loto con una scritta “Se non puoi andare fuori, vai dentro.”

Ma quanto ci costa farlo davvero? Quanto ci spaventa incontrare noi stessi? Accettarci ed accoglierci? Come stiamo dentro al nostro corpo?

La nostra cultura dominante non ci ha certo aiutato nel costruire un buon rapporto con il nostro corpo. I media ci hanno imposto modelli e stereotipi con conseguenze degno del letto di Procuste. Ve lo ricordate?

Procuste era quel bandito che nell’antica Grecia aggrediva i viandanti torturandoli facendoli sdraiare su di un letto, tirandoli per allungarli se troppo corti, o tagliandogli pezzi se troppo lunghi.

Sembra macabro vero? Eppure non è forse quello che facciamo anche noi ai nostri corpi, e alle nostre vite, per avvicinarci ai canoni di bellezza e di successo e per essere amati ed accettati?

Vanessa Incontrada ci ha regalato un bel monologo raccontando di sè, ma merita ricordare anche il grande lavoro di Lorella Zanardo sul corpo delle donne nei media.

Ma attenzione, non si tratta solo di corpi di donne. C’è un letto di Procuste anche per gli uomini.

Questa pandemia però ci sta regalando tempi e spazi perfetti per prendere consapevolezza dei nostri letti di Procuste. Ora possiamo renderci conto di quello che abbiamo fatto e stiamo facendo ai nostri corpi ed alle nostre vite, ed iniziare ad amarci così come siamo. E non si tratta di una scelta egoistica.

Qualcuno di molto saggio duemila anni fa lo disse chiaramente: “Ama il prossimo tuo come te stesso.”

Ma se non ti ami come puoi pensare di amare qualcun altro?

Pensiamo anche al continuum della maturità proposto da Covey: prima c’è la vittoria privata poi quella pubblica, prima mi rendo indipendente poi vivo appieno l’interdipendenza.

Ecco perché per creare la pace fuori di me devo vivere in pace dentro di me. Ma lo faremo?

Non è detto. Corriamo, in molti, il rischio di cadere vittime di tutte le armi di distrazione di massa offerte dal web. Ma se decidiamo davvero di salvarci le tecniche per conoscerci e fare pace con noi stessi sono molte, ed ognuno può scegliere la propria.

Ed il primo passo lo possiamo già fare insieme, ora, leggendo questo articolo, entrando in contatto con il nostro respiro. Sentendo l’aria che entra e l’aria che esce. Facendo un altro respiro, lento e profondo: inspirando ed espirando.

E ripetendoci nei prossimi tre respiri un mantra che insegna Thich Nhat Hanh “Sono arrivato, sono a casa, sono arrivato, sono a casa, sono arrivato sono a casa”.

Il respiro ci guiderà naturalmente ad accettarci, a sentirci a casa dentro di noi.

Certo occorrono pratica e pazienza. Ma l’impegno merita e la pace arriverà e senza nemmeno accorgercene trasformeremo l’#iorestoacasa in #ioamolamiacasa, per poi estendere questo amore intorno a noi con un #ioamolaterra e un #ioamotutto.

E allora, inspiriamo ed espiriamo. Tutti. E la pace sarà creata, in noi e nelle nostre case. Di Samantha Marcelli 

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