Chi Sono Io? La ricerca più sacra

Chi Sono Io? La ricerca più sacra – Nel suo noto stile chiaro e lucido, Jean Klein – uno tra i più grandi maestri di Advaita Vedanta – ci offre un libro che è fondamentalmente su noi stessi, sulla nostra realtà e su come possiamo cominciare a realizzare la nostra vera natura, la nostra quiete e la pienezza interiore.

I dialoghi contenuti in questo libro sono divisi per argomento e includono:

  • La relazione,
  • La natura del pensiero,
  • L’arte di ascoltare,
  • La meditazione,
  • L’insegnante e l’insegnamento,
  • Conoscere te stesso,
  • Il discernimento, etc.

Il desiderio di interrogarsi sulla vita viene dalla vita stessa, da quella parte della vita che è ancora nascosta. La vita ci sprona a interrogarci. Vuole essere ammirata. Finché non lo è, la domanda rimane irrisolta.

Leggi un estratto dal libro e scopri attraverso le parole di Jean Klein come tentare una risposta alla domanda più difficile e antica.

Imparare ad interrogarsi – Estratto da “Chi Sono Io?” di Jean Klein

Il desiderio di interrogarsi sulla vita viene dalla vita stessa, da quella parte della vita che è ancora nascosta. La vita ci sprona a interrogarci. Vuole essere ammirata. Finché non lo è, la domanda rimane irrisolta.

La domanda “chi sono io?” appare spesso nel corso della vita ma le voltiamo le spalle. Ci sono molti momenti in cui siamo spronati a chiederci: “Cos’è la vita? Chi sono io?”.

Forse abbiamo sentito, sin dall’infanzia, un’indistinta nostalgia di “qualcosa di più”, un anelito divino. Forse sentiamo che ci sfugge la vera ragione della nostra nascita, scivolando via. Forse tutti i modi che abbiamo usato per cercare di dare un senso all’esistenza ci sono venuti a noia: l’accumulo di apprendimento, esperienze e ricchezze, ricerche religiose, distrazioni compulsive, droghe e quant’altro. Oppure stiamo attraversando una crisi in cui sentiamo di non poter più controllare la situazione. Forse temiamo semplicemente la morte.

Tutti questi accadimenti sono opportunità da non sprecare. Vengono dalla vita stessa, che ci chiama a guardare perché sa che, quando la vediamo davvero, non possiamo che ammirarla…

Perché evitiamo la chiamata a interrogarci? Perché evitiamo di scoprire chi siamo?

In gran parte perché abbiamo la profonda sensazione che interrogarsi seriamente significhi la morte di qualcosa a cui ci aggrappiamo, essendo questo qualcosa l’idea che abbiamo di noi stessi: la personalità, l’ego e tutto ciò che l’accompagna. Ma esitiamo anche perché non sappiamo davvero come porre la domanda, la sentiamo ma non riusciamo ad affrontarla, la sentiamo troppo grande per noi, ne siamo soggiogati.

La meraviglia di ciò è che entrambe queste scuse appartengono alla nostra innata saggezza, vengono dalla domanda stessa. Provano che sappiamo già più di quanto pensiamo.

Il primo passo nell’autoindagine è quindi vedere quanto siamo codardi, come evitiamo ogni occasione di indagare davvero, come evitiamo il desiderio o la sensazione di mancanza. Magari li riconosciamo intellettualmente, ma non li accogliamo veramente. Non appena ammetteremo questa reazione, sentiremo che la vita ci sprona a indagare in ogni momento. La domanda sottende sempre tutte le nostre attività compensatorie.

Una volta che abbiamo accettato la sfida della vita è necessario sapere come porre la domanda in modo che sia potente, efficace e non ci deluda. Dobbiamo convincerci che la domanda ci condurrà alla risposta. Il nostro interrogarci deve diventare degno.

Per giungere a un’autoindagine efficace, deve esserci chiaro in che modo essa si distingue dagli altri tipi di indagine. Le nostre domande quotidiane naturalmente danno per scontalo che le risposte significheranno qualcosa per noi, che risuoneranno con le nostre esperienze, con la nostra memoria. Queste domande presuppongono un centro di riferimento, un “io” che può fare paragoni c interpretare.

In un mondo di riferimento in cui paragone e memoria sono strumenti essenziali, l’assunto che una risposta debba essere sullo stesso piano della domanda è perfettamente valido. Questo è il modo in cui comunichiamo verbalmente. Ma quando ci chiediamo “chi sono io?”, interrogandoci sull’interrogatore, mettiamo in discussione questo centro di riferimento e ovviamente ciò che viene messo in discussione non può darci una risposta.

In quest’arena di indagine, la memoria non ha un ruolo, perché cosa c’è di paragonabile a “io” o Vita? Non c’è via d’uscita. Noi siamo quello. Quindi siamo costretti a fermarci, senza sapere dove andare. Non lo sappiamo e basta. Si può passare una vita arrovellandosi sui limiti del concetto di Kant, ma quello che per il filosofo è il punto di arrivo dell’indagine, per il vero cercatore è solo il principio perché questo è il momento in cui egli si sposta dall’indagine spirituale “guidata da un presentimento” a quella che potremo chiamare la ricerca sacra, che è la risposta.

La vera ricerca comincia quando questo non-conoscere cessa di essere un concetto agnostico e diventa un’esperienza vivente. Questo avviene improvvisamente quando la fine degli sforzi della mente è effettivamente sentita a ogni livello, cioè quando diventa una percezione immediata, piuttosto che mera comprensione.

Quando lo stato di “non so” viene accettato come un fatto, tutta l’energia che fino a quel momento era diretta all’esterno — cercando una risposta — o “all’interno” – cercando un’interpretazione – ora è libera dalla proiezione e viene conservata.

In altre parole, l’attenzione non è più diretta all’aspetto oggettivo, ma ritorna a riposare nella sua naturale multi-dimensionalità. Questo si manifesta come un improvviso riorientamento, un cambiamento nell’asse della propria esistenza: la fine della ricerca di risposte al di fuori della domanda stessa. Permettere al non-conosciuto di essere pienamente esplorato conduce colui che si interroga a un nuovo regno. È uno stato di espansione a ogni livello, un’apertura verso lo sconosciuto e quindi verso tutto ciò che è possibile.

Non c’è nulla di introverso o mistico nel vivere nell’apertura, nella vigilanza. Gli strumenti dell’esistenza, della memoria e delirio” vanno e vengono a seconda del bisogno, ma la presenza in cui essi vanno e vengono rimane. La scomparsa del centro di riferimento smette di significare inconsapevolezza, vuoto, morte.

C’è il continuum della coscienza, la Vita, in cui i fenomeni compaiono e scompaiono. Soltanto in questo ci sono assoluta sicurezza e realizzazione. Da questo momento i residui dell’elaborazione, della soggettività, diventano più modesti, non alimentati da nulla al di fuori della domanda stessa, finché i residui della Domanda Vivente si dissolvono nella Risposta Vivente.

Le seguenti pagine riportano conferenze pubbliche e conversazioni private con Jean Klein in Europa e negli USA. Sono state raggruppate in modo che i vari aspetti possano essere messi in evidenza ed esplorati in profondità, ma il principio rimane lo stesso per tutta l’opera. Il principio non è un’idea né una sintesi degli opposti né una sorta di monismo (che sono tutti concetti). Non è nemmeno uno stato di alcun tipo, una sensazione mistica di unione, un’estasi, una negazione del mondo.

Piuttosto si tratta di un non-stato senza tempo, in cui tutti gli stati nascono e si dissolvono. È il continuum di attività e non-attività. È la Vita stessa, la nostra naturale essenza. In questo libro, varie parole come coscienza, bellezza, pienezza, silenzio, soggetto supremo, divinità, consapevolezza totale, meditazione, sfondo, substrato, quiete, verità e così via, sono tutti nomi in contesti verbali diversi dello stesso principio vivente che tutto comprende.

Una volta che il principio è stato visto, il lettore non deve esitare o rimanere passivo, ma sperimentarne la trasposizione in tutte le aree della vita. Il vero contenuto di tali parole è comprensione vivente. Il vero poema viene dopo la lettura. Estratto da “Chi Sono Io?” di Jean Klein

Jean Klein, (1916-1998) musicologo e medico dell’Europa Centrale, trascorse vari anni in India presso un maestro dell’Advaita-Vedanta. Dal 1960 ha insegnato il Vedanta e lo Yoga in Europa e negli Stati Uniti.

Chi Sono Io?
La ricerca più sacra


Prima di Io Sono – Il Riconoscimento Diretto della Verità. Questo libro è una guida dettagliata per scoprire se stessi. Le indicazioni di Mooji, di chiara tradizione advaita vedanta, conducono con precisione assoluta a quella che viene chiamata la propria vera natura, il vero Sé.

Il ricercatore attento, il praticante assiduo potranno seguire tutti gli spunti, gli indizi lasciati dal maestro in questi dialoghi, per fare esperienza diretta di quel nucleo senziente (la consapevolezza pura) davanti a cui compaiono il mondo, la vita e la persona che all’apparenza la attraversa.

La scoperta dell’essere, l’io-sono, e insieme del principio assoluto che ne è consapevole, si esprime attraverso uno stato ininterrotto di pace, di silenzio, distacco, saggezza e amore. Questo volume è una via diretta alla verità da cui tutte le scritture scaturiscono, per chi sia davvero spinto a conoscerla.

Prima di Io Sono
Il Riconoscimento Diretto della Verità


Di seguito suggerimenti di lettura di testi di argomenti simili…

Io Sono Quello. Conversazioni col maestro.

Io, non Io – La via della consapevolezza alla non-mente… Chi sono io?

Io Sono la Verità – Io Sono la Verità è un viaggio affascinante attraverso tutto quello che ci mancava per prendere in mano la nostra vita.

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