Il silenzio mentale, la necessità di una pratica

Il silenzio mentale, la necessità di una pratica.

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Finchè rilasciamo emozioni di superficie possiamo senz’altro sentirci meglio, destrutturare le parti più visibili della personalità. Possiamo guadagnare un certo controllo su alcune delle nostre abitudini e tendenze. Potremmo sperimentare ‘lampi’ di coscienza espansa con una pratica costante. Dopo circa 10 anni di lavoro tuttavia ho capito che se il rilascio delle emozioni è in effetti abbastanza semplice, quello dei ‘pensieri’ non è così ovvio. Se al rilascio delle emozioni non viene associata un’attività integrativa la pratica rischia, per alcuni (e sottolineo solo per alcuni) di rimanere a un livello troppo superficiale e non portare mai un cambiamento definitivo. Se il ‘lavoro’ diviene la parte centrale della nostra esistenza, allora abbiamo necessità di una pratica dedicata, costante, e di un tempo di pratica sempre più lungo.

So già come questo suoni impopolare, e sento già le risposte di tutti quelli che “la mia vita è troppo impegnata” e “non ho tutto questo tempo”, eppure sono convinto che il tempo lo si possa sempre trovare e che questa del “non c’è tempo per il lavoro interiore” sia un’altra delle mille modalità nelle quali l’ego cercerà sempre di camuffare se stesso per evitare un cambiamento. Già togliendo mezz’ora a facebook e al telefonino ad esempio, guadagnate mezz’ora di pratica.

Per chi ha questo tipo di resistenze poi, ricordo che lo scopo primo della pratica è quello di poterla portare nel mondo reale e praticare nel mondo 24 ore su 24, altrimenti non esiste lavoro sulla sfocatura ma soltanto qualche (comunque utile) momento di rilassamemto. Ma per portare il lavoro nella realtà abbiamo bisogno di una palestra, un esercizio più intenso che sorregga l’attività di consapevolezza nel quotidiano e l’attività che consiglio è il “silenzio interiore”. Mettiamola così: non otterrete il silenzio interiore prima di diversi anni di questa pratica, quindi il titolo è una promessa, un obiettivo, e un memento su quello che stiamo cercando. La pratica è estremamente semplice.

Vi sedete e iniziate a osservare il flusso dei pensieri, guardandoli con la precisione di un laser, e poi sganciandovene. Guardate ai pensieri e lasciateli andare, uno per uno. Non credete a nessuna delle storie che essi raccontano. Lo fate per mezz’ora al giorno, tutti i giorni, in qualsiasi condizione psicofisica siate. Un’altro modo di descrivere questa pratica vitale la trovate nel libro “il mezzo più diretto e rapido per l’eterna beatitudine” disponibile in rete.

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Chiudi gli occhi. Rilassa il corpo. Ora ignora il tuo corpo. Lascia andare tutti gli sforzi. Lascia andare tutto il senso di dover fare qualcosa, come se non ci fosse niente che devi fare e niente cui devi pensare. Lasciare andare tutti gli sforzi significa lasciare andare tutta la volontà e tutti i desideri, come se non ci fosse niente che debba essere compiuto o cambiato. Lascia andare. Rilassati. Lascia andare di più. Rilassati di più. Vedi fin dove è possibile lasciarsi andare. Lascia andare tutti i pensieri. Lascia andare tutti i sentimenti. Lascia andare tutti gli sforzi. Lascia andare tutto, tranne la tua consapevolezza. Qualsiasi pensiero, percezione, immagine o sentimento sorga, lascialo andare non appena si presenta, o addirittura prima che si presenti. Non seguire i pensieri, come se non avessi alcun interesse per essi. Lascia andare tutte le tue percezioni come se non avessero nulla a che fare con te.

Continua a rilassarti sempre di più. Per tutta la sessione di pratica lascia andare di più, poi lascia andare ancora di più e col proseguire della sessione di pratica osserva quanto è possibile lasciar andare. Rilassati completamente. Lascia andare totalmente. Abbandona tutto tranne la tua nsapevolezza. Lasciare andare è cedere, rinunciare completamente. Lasciare andare è arrendersi completamente. Lasciare andare è rilassarsi completamente. Lasciar andare è liberarsi completamente. Lasciare andare è lasciare andare tutti gli sforzi e tutti i pensieri. Lasciare andare è lasciar andare tutti i sentimenti, i desideri e le immagini. Lasciar andare è lasciar andare tutto, tranne la tua consapevolezza. La differenza tra cadere nel sonno e Il Metodo dell’Abbandono, del Lasciare Andare è che quando ti addormenti tu lasci andare tutto compreso la tua consapevolezza; mentre nel Metodo dell’Abbandono, del Lasciare Andare tu lasci andare tutto, tranne la tua consapevolezza.”

Dovete farlo a lungo, e con consistenza. Questo costruisce una capacità di concentrazione ed una energia che si rifletterà su ogni vostro rilascio amplificandone la portata, e, incidentalmente farà anche un’altra cosa. Col tempo porterà fuori gli strati più profondi della sfocatura, le storie antiche e antichissime, i residui della genealogia nel vostro inconscio e le cause dei vostri problemi. Mi preme sottolineare che se non avete la capacità di fermare la vostra mente e dirigerla, il vostro lavoro interiore rimarrà sempre a un livello superficiale. La pratica del Qigong o di qualunque altra disciplina rimarrà a un livello molto superficiale. Non potrete sviluppare energia a sufficienza. Questa pratica col tempo vi aiuterà a vedere i treni di pensiero inconsci sul nascere, vi metterà in grado di percepire quelle piccole emanazioni sotterranee che vi spingono sempre sulle stesse linee di vita. Le inizierete a vedere dai loro primi vagiti, e non ne sarete più coinvolti. Questa pratica col tempo vi porterà al silenzio interiore, e a quel punto probabilmente incontrerete anche la vostra vera voce.

Andrea Panatta http://maghierranti.blogspot.it/

Art. scritto da Andrea Panatta autore di Istruzioni per Maghi Erranti – Il piccolo libro della centratura.

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