Liberati dai Manipolatori

Liberati dai Manipolatori – Come disinnescare la loro influenza negativa e riconquistare l’indipendenza emotiva.

Tante persone vivono sotto l’influenza di qualcuno senza saperlo.

Presentano sintomi ricorrenti: l’ansia innanzitutto, ma anche paure, sensi di colpa, insicurezza.

Spesso sono confuse e scoraggiate.

L’origine di questi disturbi, in molti casi, è un vero e proprio persecutore, una persona che mente, si lamenta, critica, umilia e colpevolizza.

Può essere il partner, un familiare, un amico, un collega che «utilizza» il bisogno di affetto dell’altro per soddisfare i propri bisogni.

In questo libro l’autrice descrive i sintomi tipici delle vittime e delinea con precisione l’identikit del manipolatore per aiutarci a scoprire chi ci fa del male e a liberarci di lui (o di lei) per sempre.

Un percorso pratico per individuare e bloccare chi ci vuole togliere energia e voglia di vivere.

Leggi un capitolo tratto dal libro di Christel Petitcollin e impara come difenderti da chi vuole manipolarti per impedirti di essere emotivamente indipendente.

È importante che si capisca bene cos’è un rapporto di dipendenza psicologica, i suoi meccanismi, il clima che instaura. Abbiamo la tendenza a denigrare le persone dipendenti: le riteniamo psicologicamente fragili per natura, invece lo sono diventate in seguito alla violenza psicologica.

Vedere la trappola

Molti sostengono che alle vittime basterebbe esercitare il libero arbitrio, dire «stop», per ritrovare la serenità. Pensiamo subito che siano consenzienti e partecipi in questa sordida relazione: insomma, se sono dipendenti è perché lo vogliono e ci trovano un tornaconto.

Tali spiegazioni semplicistiche assolvono la coscienza collettiva. È vero che dall’esterno, guardando funzionare un simile rapporto, non vediamo la trappola così com’è, con le sue molestie quotidiane, la programmazione mentale, il ricatto, le minacce, la perdita di punti di riferimento; la persona manipolata sembra perciò corresponsabile della propria alienazione.

Ma è importante capire che, prima di diventare vittima, quella persona ha subito un lavaggio del cervello. Nel libro La rana che finì cotta senza accorgersene e altre lezioni di vita, Olivier Clerc racconta la storia di una rana che nuota voluttuosamente nell’acqua fresca, senza sapere che la stanno portando a ebollizione. L’acqua diventa deliziosamente tiepida, poi di un caldo soporifero e infine ustionante e mortale.

Questa metafora illustra alla perfezione come sia possibile lasciarsi imprigionare in questo genere di situazioni senza reagire. La trappola può richiudersi su chiunque, non soltanto su individui disturbati e masochisti.

Che cos’è la dipendenza?

Il rapporto di dipendenza psicologica è un rapporto impari caratterizzato da un’influenza esercitata dal dominante sul dominato, senza che quest’ultimo se ne renda conto. La vittima, infatti, ha solo una lievissima consapevolezza che sia l’altro a controllare la relazione.

Possiamo parlare di «colonizzazione» della mente, perché si tratta di una vera e propria invasione del territorio psichico. Il persecutore nega il diritto della sua vittima di esistere in quanto persona distinta, le toglie la prerogativa di avere desideri personali, rifiuta la sua diversità. I confini interindividuali vengono progressivamente cancellati fino a creare questo rapporto di alienazione.

La dinamica della dipendenza

La dipendenza si instaura per tappe.

L’effrazione

L’effrazione consiste nell’introdursi in modo illegale in una proprietà privata. Ed è proprio di questo che si tratta: in maniera molto insidiosa, il territorio mentale della futura vittima verrà colonizzato. I manipolatori sembrano sapere benissimo fin dove spingersi con voi e a che punto fermarsi, qualche istante o millimetro psicologico prima del punto di rottura.

Così avanzano con lentezza e metodo, testando i limiti, fino a occupare la totalità del vostro territorio personale. Poi, senza vergogna, una volta forzate tutte le porte d’accesso, si prendono il diritto di spiarvi senza discrezione, di interrogarvi senza ritegno, di imporsi nel vostro spazio, fino ad accedere alla vostra intimità fisica o psicologica.

Nemmeno un angolo del vostro territorio deve sfuggire alla loro conquista. L’obiettivo seguente sarà mantenere le vostre porte aperte, così da avere costante accesso al vostro mondo.

La cattura

In un rapporto di dipendenza si può parlare di attrazione, nel senso più ipnotico del termine: si ottiene l’attenzione esclusiva della preda, si cattura la sua fiducia per poterla poi privare della libertà. I manipolatori fanno ricorso ai canali sensoriali per monopolizzare l’attenzione del loro interlocutore.

Lo sguardo

È pesante, molesto, penetrante, a tratti glaciale. Le persone più sensibili manifestano disagio davanti a un simile sguardo; non sanno come evitarlo e non riescono a contenerlo.

La parola

I manipolatori parlano molto, talvolta senza sosta, e sempre in modo enigmatico, costringendoci a fare uno sforzo costante e spossante per decodificare i loro messaggi.

Anche quanto tacciono occupano comunque lo spazio sonoro: fischiano o impongono la musica della loro radio. Se il contesto non permette loro di fare apertamente rumore, sfoderano cigolii di sedie, fruscii di carta, colpi di tosse, o tirano su con il naso.

Il tatto

Alcune statistiche lo hanno confermato: accordiamo la nostra fiducia più in fretta alle persone che ci toccano. Oltre a metterci una mano sulla spalla, ad afferrarci il braccio e a stringerci al minimo pretesto, i manipolatori si impongono fisicamente nella nostra sfera personale: ci stanno troppo vicini e ci parlano in faccia. La sensazione di invasione è confermata sul piano fisico.

L’olfatto

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In alcuni casi i manipolatori hanno un rapporto con l’igiene così distaccato da imporci odori corporei forti e pungenti. Altri scelgono un profumo eccessivo, che dà la nausea. Andare in giro con escrementi sotto la suola delle scarpe e lasciar bruciare materiali che carbonizzandosi emanano fetore sono altri modi di imporsi, talvolta in maniera duratura, alle narici delle loro vittime.

Occupando il nostro spazio visivo, uditivo e cinestesico, i manipolatori tentano di «catturarci». In effetti funziona, perché è impossibile ignorare la loro presenza.

La programmazione

Cosa fanno gli ammaestratori con un animale catturato? Lo educano per addomesticarlo. I manipolatori fanno lo stesso: una volta che vi hanno presi si danno da fare per condizionarvi, in un modo molto particolare.

In genere, quando l’apprendimento avviene in un contesto positivo o neutro, diventa facilmente accessibile in tutti gli ambiti. Se invece ha luogo in un contesto emozionale intenso, quando torna la calma viene dimenticato.

Con i manipolatori, la programmazione si attua in un contesto di paura, confusione, senso di colpa. La vittima impara la lezione in uno stato di profondo malessere, quindi dimentica di essere condizionata appena esce da quel contesto negativo.

È come se il condizionamento dei comportamenti restasse intrappolato in una gabbia emozionale che in seguito potrà essere riattivata premendo un pulsante.

Ecco perché le persone dipendenti possono sembrare del tutto normali in pubblico, mentre vivono un calvario nel loro rapporto di dipendenza. Magari la centralinista della vostra azienda, così calorosa e dinamica, viene picchiata dal marito: durante la giornata lavorativa se ne dimentica, ha un comportamento normale, e solo di sera, rientrando a casa, torna a essere terrorizzata. Questo spiega in parte come mai molti maltrattamenti rimangono tanto a lungo ignorati.

La comunicazione nei rapporti di dipendenza

Una comunicazione contraddittoria

I messaggi trasmessi dai manipolatori sono incoerenti, confusi, contraddittori e imprevedibili. Sono fonte di stupore e perplessità per gli interlocutori, che come prima reazione tentano di dare coerenza a quel disordine.

Ma poiché, in parallelo, i manipolatori ingannano con assoluta cognizione di causa e inducono apposta in errore, chi prova a effettuare una decodifica logica dei loro discorsi si sentirà presto sfinito e abbandonerà a poco a poco ogni pretesa di comprensione.

Quando la vittima capitola è come se firmasse un patto inconsapevole con il suo persecutore in cui accetta di obbedirgli in tutto, per sempre, senza più porsi domande.

Un linguaggio ingiuntivo

In un rapporto di dipendenza la comunicazione è a senso unico: non c’è dialogo né scambio di punti di vista. Il dominatore non dà ascolto all’altro; conta solo la sua volontà di ottenere il risultato prestabilito.

Dare un ordine lascerebbe un eventuale spazio alla protesta, perciò i manipolatori preferiscono utilizzare un linguaggio ingiuntivo in cui le direttive sono dissimulate al punto da non essere colte. Esistono due tipi di ingiunzione: quella di conformità e quella di colpevolezza.

L’ingiunzione di conformità

Basata su opinioni personali presentate in modo perentorio come verità universali, impone all’altro di conformarsi alla norma proposta. «Le persone intelligenti…» «Tutti sanno che…» «I bambini che non… diventano tutti dei…» «Bisogna essere proprio idioti per non…»

L’ingiunzione di colpevolezza

Questo linguaggio mira a suscitare un senso di colpa all’idea di adottare comportamenti che non rispondono alle attese della persona manipolatrice. «Soffro per colpa tua…» «Rovinerai i tuoi figli…»

Il trasferimento di responsabilità

Con un sottile inganno, il manipolatore snatura il significato profondo delle espressioni «responsabilità» e «potere di agire». Sono due concetti inscindibili: si può avere la responsabilità solo di ciò su cui si ha il potere di agire. In un rapporto di dipendenza psicologica, invece, il manipolatore conserva il potere assoluto e attribuisce la responsabilità totale alla vittima.

La persona dipendente è quindi considerata responsabile del rapporto nel suo insieme: deve badare all’umore del padrone, a proteggere la sua immagine, a soddisfare le sue esigenze. Con una piccola eccezione: il positivo spetta di diritto al manipolatore. Se la serata è stata un successo, se gli affari vanno bene, se i figli sono bravi a scuola, il manipolatore se ne attribuirà tutto il merito. Solo il negativo è attribuito alla vittima. La responsabilità senza potere è un’alienazione che comporta senso di colpa e frustrazione.

All’opposto, il potere senza la responsabilità porta al delirio e all’assurdo. Sta proprio qui il pericolo di questo tipo di relazioni.

La ritorsione

Il manipolatore fa capire in maniera perfida, spesso senza nemmeno proferire la minima minaccia, che ogni tentativo di cambiamento si ritorcerebbe contro la vittima. Con la ritorsione, il sistema relazionale è bloccato: non è ipotizzabile alcuna apertura al dialogo e al cambiamento.

Un rapporto falso

Nel descrivere il manipolatore si affronta sempre l’aspetto caratteristico delle sue «due facce»: una maschera affabile, simpatica, gioviale e disponibile all’esterno, un volto tetro, contrariato e astioso nell’intimità del suo rapporto con la vittima, e la capacità di passare da una faccia all’altra in un istante, a seconda di chi entra o esce dalla stanza.

La stessa vittima collabora alla mistificazione: manifesta anche lei uno sfasamento tra l’immagine esterna di benessere e ciò che le accade dentro. Persino con il terapeuta tenderà a dissimulare elementi importanti del rapporto di dipendenza.

A volte è solo alla fine della terapia che la persona mi confessa l’alcolismo del suo oppressore o la violenza fisica che usa contro di lei. Questa omissione si spiega in parte con l’amnesia di cui ho parlato in precedenza: la persona non ci pensa.

Esiste un altro motivo: approfittare dei momenti di tregua che si hanno quando il manipolatore infila la maschera simpatica. Per una volta c’è gente in casa, e lui si mostra spiritoso e socievole; allora la vittima respira, si gusta la calma pensando: Se sapessero cosa vivo quando loro non ci sono…

Si nasconde anche ciò di cui ci si vergogna. Una paziente una volta mi ha detto: «Proteggere la sua immagine significa anche proteggere la mia».

Di conseguenza c’è da aspettarsi che la persona dipendente menta quanto il suo persecutore. Ecco perché questi individui nocivi godono di una tale impunità. Estratto da “Liberati dai Manipolatori

Liberati dai Manipolatori
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Crediti immagini Fresh Paint

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