Il Quadrato Magico del Sator

Il Quadrato Magico del Sator

Il quadrato del Sator è una ricorrente iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. La loro giustapposizione, nell’ordine indicato, dà luogo a un palindromo, vale a dire una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra o viceversa.

L’iscrizione è stata oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in graffiti, ma il senso e il significato simbolico rimangono ancora oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate.

La struttura

Disponendo le parole su una matrice quadrata (vedasi figura), si ottiene una struttura che ricorda quella dei quadrati magici di tipo numerico.

Le cinque parole si ripetono se vengono lette da sinistra a destra e da destra a sinistra, oppure dall’alto al basso o dal basso in alto. Al centro del quadrato, la parola TENET forma una croce palindromica.

Storia del misterioso quadrato

Il curioso quadrato magico è visibile su un numero sorprendentemente vasto di reperti archeologici, sparsi un po’ ovunque in Europa. Ne sono stati rinvenuti esempi in Roma, nei sotterranei della basilica di Santa Maria Maggiore, nelle rovine romane di Cirencester (l’antica Corinium) in Inghilterra, nel castello di Rochemaure (Rhône-Alpes), a Oppède in Vaucluse, a Puy-en-Velay, nella corte della Cappella di Saint-Claire, a Siena, sulla parete del Duomo cittadino di fronte al Palazzo Arcivescovile, nella Certosa di Trisulti a Collepardo (FR), a Santiago di Compostela in Spagna, ad Altofen in Ungheria, a Riva San Vitale in Svizzera, solo per citarne alcune.

A volte le cinque parole si trovano disposte in forma radiale, come nell’abbazia di Valvisciolo a Sermoneta (Latina), oppure in forma circolare, come nella Collegiata di Sant’Orso di Aosta.

Altre chiese medioevali ancora, nelle quali si registra, in Italia, la presenza della frase palindroma (in forma di quadrato magico oppure in forma radiale o circolare) sono: la Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima, la chiesa di San Potito ad Ascoli Satriano (Foggia), la chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, in provincia dell’Aquila[1], la Chiesa di San Michele ad Arcè, frazione di Pescantina (Verona), Chiesa di Santa Maria Ester ad Acquaviva Collecroce (CB), nel monastero francescano di Ficarra (Messina) e altri ancora.

Gli esemplari più antichi e più celebri sono quello incompleto rinvenuto nel 1925 durante gli scavi di Pompei [sepolta il 24 agosto del 79 d.C.], inciso su una colonna della casa di Publio Paquio Proculo, e quello trovato nel novembre del 1936 su una colonna della Palestra Grande sempre a Pompei. Quest’ultimo ha avuto grande importanza negli studi storici relativi alla frase palindroma[2] poiché esso è completo e arricchito da altri segni interessanti che non si sono trovati altrove[3] e fu certamente inciso prima dell’eruzione del 79 d.C.[4][5] A partire da questi ritrovamenti, il quadrato del Sator viene anche detto latercolo pompeiano.

L’enigma del significato

Difficile stabilire il significato letterale della frase composta dalle cinque parole, dal momento che il termine AREPO non è strettamente latino. Alcune congetture su tale parola (nelle Gallie e nei dintorni di Lione esisteva un tipo di carro celtico che era chiamato arepos: si presume allora che la parola sia stata latinizzata in arepus e che nel quadrato essa avrebbe la funzione di un ablativo strumentale, cioè un complemento di mezzo) portano a una traduzione, di senso oscuro, quale Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote, della quale si cerca di chiarire il senso intendendo il riferimento al seminatore come richiamo al testo evangelico.

Una interpretazione più semplice considera Arepo come nome proprio, da cui il significato diviene: Arepo, il seminatore, tiene con maestria l’aratro.

Il termine arepo si può anche intendere come «piccola pezza di terra», in riferimento a un passo di Columella dove arepenne viene dato come sinonimo di origine gallica di semiiugero, con uguale radice di arpentum. Inoltre il termine rotas può indicare “il convento”. Il significato sarebbe stato dunque: “Il Seminatore di un arepo mantiene con il suo lavoro il convento”[7]. Se invece rotas si rifacesse alle ruote celesti, potrebbe essere letto come “il Creatore delle terre tiene, cioè governa, le ruote celesti”. Il concetto della unicità del mondo immanente con quello trascendente, identificato anche dalla forma a croce del “tenet”, forma che esprime simbolicamente l’unione del cielo e della terra.

Viceversa, se si leggesse il palindromo cambiando verso di percorrenza alla fine di ogni riga o di ogni colonna (scrittura bustrofedica), si otterrebbe la frase “sator opera tenet arepo rotas”, in cui il termine Sator indicherebbe il semitatore, arepo rappresenterebbe una contrazione di areopago (nel significato di tribunale supremo), e il palindromo potrebbe essere tradotto con: “Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino”; tale interpretazione attribuirebbe pertanto un significato morale al quadrato magico secondo cui: “L’uomo decide le sue azioni quotidiane, ma soltanto Dio decide il suo destino”.

Da notare come, sempre utilizzando una lettura bustrofedica, “arepo” è la costellazione del Grande Carro, la falce degli dei (“harpé”), simbolo del loro potere universale e quindi metafora di Dio.

Data la molteciplità dei possibili significati, il quadrato di Sator si potrebbe intendere come un anagramma anfibologo, contenente volutamente più chiavi di lettura che si rivelavano differentemente a seconda dell livello di conoscenza e profondità del lettore. Il lettore meno colto si sarebbe fermato alla lettura letterale e forse avrebbe afferrato i significati simbolici abbastanza comuni nel mondo antico, come i quattro elementi pitagorici, traendo la lettura, riga per riga: “Il seminatore, tiene, la falce, le opere agricole, le ruote”. Una persona più acuta avrebbe compreso l’anfibologia e le avrebbe trasferite dalla sfera terrestre a quella celeste, cogliendo il legame tra seminatore agricolo e Seminatore celeste, scorgendo la lettura, riga per riga,: “Il Creatore, tiene, il Grande Carro, le costellazioni, le stelle”. Chi fosse dotato poi di cultura, sia letteraria che filosofica, avrebbe intuito la chiave di interpretazione bustrofedica ricca di metafore, traendo lettura, riga per riga: “Dio, si prende cura, del Creato, come l’uomo si prende cura, dei suoi campi”[9], nonché ulteriori significati numerologici, cabalistici, filosofici e teologici.

Simbologia cristiana

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La presenza del palindromo in molte chiese medievali induce a considerarlo – per quanto esso possa aver avuto un’origine più antica – un simbolo che si inserisce nella cultura cristiana di quel periodo. Partendo dalla identificazione del Sator, il seminatore, con il Creatore (vedi la Parabola del seminatore e la Parabola del granello di senape), qualche studioso ha proposto la seguente interpretazione: «Il Creatore, l’autore di tutte le cose, mantiene con cura le proprie opere»[10]. Un’altra sostiene che, coerentemente con abitudini diffuse nel Medioevo, l’impiego in ambiente cristiano del quadrato del Sator doveva corrispondere a finalità apotropaiche, come avvenne per molte altre iscrizioni suggestive, del tipo «Abracadabra» o «Abraxas».

Se la grande quantità di presenze e ritrovamenti in luoghi di culto medievali dimostra che il palindromo avesse un significato religioso in epoca medioevale, più controverso è il contesto del suo uso in epoche antecedenti. Il ritrovamento del «latercolo pompeiano», risalente a data anteriore all’eruzione del Vesuvio nel 79, ha sollevato numerose controversie sull’origine cristiana del quadrato in quanto, pur essendo un fatto documentato la presenza di comunità cristiane a Pompei ed Ercolano e in Campania, la A e la O poste ai lati della croce sono un riferimento alla simbologia dell’Alfa e l’Omega la cui prima comparsa in ambito cristiano è attestata nell’Apocalisse di Giovanni, redatta in data più tarda (anche se in ambito ebraico tale simbologia è presente anche nell’Antico Testamento).

Il primo a ipotizzare la tesi dell’Apocalisse fu Grosser che osservando con spirito enigmistico l’insieme delle lettere che lo compongono[12]rilevò come esse possono servire a comporre una croce, nella quale la parola paternoster si incrocia sulla lettera N: avanzano due A e due O, che possono porsi ai quattro estremi della croce, come fossero l’alfa e l’omega, il principio e la fine, all’interno di quattro quadranti divisi dagli assi orizzontale e verticale formanti la croce. Il quadrato sarebbe dunque una crux dissimulata, un sigillo nascosto in uso tra i primi cristiani ai tempi delle persecuzioni. Questa interpretazione è rafforzata dal fatto che il quadrato magico stesso contiene al suo interno una croce greca dissimulata, costituita dall’incrocio, al centro del quadrato, delle due ricorrenze di tenet, l’unica parola della struttura che è palindroma di sé stessa. Questa interpretazione, per quanto plausibile, non è accettata da tutti gli studiosi, specie da quanti rifiutano l’origine cristiana del palindromo.

Altri anagrammi

La lettura all’interno del palindromo della parola “PATERNOSTER” come crux dissimulata avviene per via di anagramma.

Tale lettura parte dall’attribuzione del quadrato all’ambiente cristiano: essa è stata posta in dubbio da alcuni studiosi, ma è basata su fondamenti storici che risultano ben più solidi rispetto alle tante congetture che si reggono sulla semplice analisi degli anagrammi, anche se, di per sé, non può essere considerata probante. In effetti è ben noto come, a partire da un certo numero di lettere, sia possibile ottenere un gran numero di frasi completamente diverse, anche se non palindrome.

Alcuni degli acrostici che si possono trarre solo dal termine TENET sono: “Tota Essentia Numero Est Tracta” (“L’intera Essenza è ottenuta con il Numero”), “Tecta Erat Nocte Exordio Terra” (“In principio la Terra era ricoperta dalle tenebre”), “Tellurem Effecit Numen Elementorum Temperatione” (“La Volontà Divina creò la Terra con un’equilibrata combinazione degli elementi”), “Terra Effigiem Naturae Essentialis Tenet” (““La Terra conserva l’immagine della Natura Essenziale”).

Tra i tanti esempi di acromini possibili, sempre in campo religioso, si può trarre: O PATER, ORES PRO AETATE NOSTRA (“O Padre, prega per la nostra età”); ORA, OPERARE, OSTENTA TE, PASTOR (“Prega, opera e mostrati, o Pastore”); RETRO SATANA, TOTO OPERE ASPER (“Arretra, Satana, crudele in tutte le tue opere”). Non mancano neppure invocazioni diaboliche: SATAN, TER ORO TE, REPARATO OPES! (“Satana, ti prego per tre volte, restituiscimi le mie fortune”)

Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il Quadrato Magico del Sator Il segreto dei maestri costruttori

Il quadrato magico del SATOR è un quadrato di cinque parole messe in fila sì da potersi leggere in ogni verso, rinvenuto sulle mura di edifici antichi spesso legati all’Ordine dei Templari. Questo schema ha messo a dura prova studiosi e appassionati che hanno cercato di penetrarne l’arcano significato fornendo le più svariate e insoddisfacenti interpretazioni.

Grazie ad una formidabile intuizione finalmente il velo del mistero è caduto e l’Autrice con crescente meraviglia ha scoperto il SEGRETO DEI SEGRETI, quello mai affidato ad alcuno scritto, ma posto sotto gli occhi di tutti attraverso l’armonia delle costruzioni sacre e il simbolismo universale. Custodita dalle scuole iniziatiche, una conoscenza antichissima, dono degli dei, è giunta fino a noi per palesarsi ora nell’epoca in cui tutto sarà rivelato.

Questo libro contiene la prova dell’origine precristiana del quadrato magico, della Conoscenza iniziatica dei maestri costruttori medievali e dei Templari. Il campo informe da cui emergono tutte le forme, la MATRICE della creazione è la base dell’armonia delle costruzioni sacre e della potenza di simboli e alfabeti che da essa hanno avuto origine.

Il Quadrato Magico del Sator
Il segreto dei maestri costruttori

Voto medio su 4 recensioni: Buono

Il Quadrato Magico Un mistero che dura da duemila anni – Il celebre quadrato magico – che presenta sempre le stesse parole in qualunque modo lo si legga, compare in chiese e abbazie medievali, in Italia e all’estero, ma anche su una colonna della palestra di Pompei (l’incisione sarebbe dunque antecedente al 79 d.C.).

Ma qual è il vero senso della frase del quadrato? E’ un semplice gioco enigmistico o nasconde significati esoterici? E’ un’invocazione pagana o addirittura satanica, oppure un simbolo cristiano?

Rino Camilleri, in questo libro, svela i segreti di questo simbolo e ne racconta l’affascinante storia. Prefazione di Vittorio Messori.

Il Quadrato Magico
Un mistero che dura da duemila anni

Crediti immagini Fresh Paint

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