Aforismi

Aforismi Oscar Wilde

La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri. Oscar Wilde

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Aforismi Oscar Wilde

  • Al giorno d’oggi i giovani immaginano che i soldi siano tutto, e quando diventano vecchi scoprono che è così.
  • Credo che nella vita pratica si possa ottenere un vero successo, purché sia senza scrupoli; l’ambizione è sempre priva di scrupoli.
  • È la confessione e non il sacerdote che ci dà l’assoluzione.
  • È meglio essere belli che essere buoni, ma è meglio essere buoni che essere brutti.
  • È sempre sciocco dar consigli: ma dare buoni consigli è fatale.
  • È una fatica da cani l’oziare. Ma non protesto contro la fatica purché non miri a uno scopo preciso.
  • Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare di tutto.
  • Ho il culto delle gioie semplici. Esse sono l’ultimo rifugio di uno spirito complesso.
  • Il cinismo è semplicemente l’arte di vedere le cose come sono, non quali dovrebbero essere.
  • Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo, la più difficile e la più intellettuale.
  • Il patriottismo è il vizio delle nazioni.
  • Il sentimentale è uno che annette un valore assurdo a tutto e ignora il prezzo assegnato a qualsiasi singolo oggetto.
  • L’uomo colto è colui che sa trovare un significato bello alle cose belle. Per lui la speranza è un fatto reale.
  • L’uomo ha abbastanza memoria per ricordare centinaia di aneddoti, ma non ha abbastanza memoria per ricordare a chi li ha già raccontati.
  • L’uomo può credere all’impossibile, non crederà mai all’improbabile.
  • La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità.
  • La maggior parte di noi vive sguazzando nelle fogne, solo che alcuni lo fanno guardando le stelle.
  • La verità è cosa molto complessa, e la politica è un affare molto complicato. Vi sono giri e rigiri. Si può essere legati ad alcune persone da certi obblighi che bisogna soddisfare: presto o tardi nella vita politica è obbligatorio il compromesso. Tutti ci si piegano.
  • Le buone intenzioni sono state la rovina del mondo. I soli che hanno compiuto qualche cosa nel mondo sono stati coloro che non avevano nessuna intenzione.
  • Lo scopo della vita è l’autosviluppo. Sviluppare pienamente la nostra individualità, ecco la missione che ciascuno di noi deve compiere.
  • Non si può dire che un’atmosfera di alta moralità sia molto propizia alla salute o alla felicità.
  • Non vi è che una sola cosa orrida al mondo, il tedio. Ecco il peccato che non trova perdono.
  • Non vi è nulla di più bello che dimenticare, se non forse l’essere dimenticato.
  • Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va, non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. È divenuta una vera peste.
  • Per entrare nell’alta società oggi bisogna saper pascere la gente, o saperla divertire, o scandalizzarla; non occorre altro.
  • Solo le buone domande meritano buone risposte.
  • Tutte le persone affascinanti sono viziate. Ecco il segreto del loro fascino.
  • Tutti gli uomini sono dei mostri. Non c’è altro da fare che cibarli bene. Un buon cuoco fa miracoli.
  • Un amico è qualcuno che ti conosce molto bene e, nonostante questo, continua a frequentarti. (da Aforismi, Tascabili economici Newton)
  • Un uomo che non ha pensieri individuali è un uomo che non pensa.
  • Nessuna donna è un genio. Le donne sono un sesso decorativo. Non hanno mai niente da dire, ma lo dicono in modo incantevole. (Il ritratto di Dorian Gray Einaudi, 2000, p. 51)

[Citati in Oscar Wilde, Aforismi (Sebastian Melmoth Aphorisms), con un saggio di James Joyce, traduzione di Biagio Chiaria, introduzione di Riccardo Reim, Grandi tascabili economici Newton, Roma, 1992. ISBN 88-7983-042-2

Citazioni

  • Ah! non avevi scopi nella tua vita, tu, avevi solo appetiti. Uno scopo è un fine intellettuale. (1958, p. 12)
  • Bisogna sempre perdonare i propri nemici. Niente li infastidisce di più. (1958, p. 12)
  • Il vero stolto, quello che gli dei scherniscono o riducono in rovina, è colui che non conosce se stesso. (1958, pp. 12-13)
  • Il peggior vizio è la superficialità. (1958, p. 13)
  • Ogni cosa che viene profondamente compresa è giusta. (1958, p. 13)
  • Nella vita non esistono cose piccole o grandi. Tutte le cose possiedono pari valore e pari misura. (1958, p. 21)
  • Il legame d’ogni unione, si tratti di matrimonio o d’amicizia, è costituito dalla conversazione, e la conversazione deve possedere una base comune: tra due persone troppo diverse per cultura, l’unica base comune si trova al più infimo livello. (1958, p. 24)
  • […] noi che viviamo in questo carcere, nella cui vita non esistono fatti ma dolore, dobbiamo misurare il tempo con i palpiti della sofferenza, e il ricordo dei momenti amari. Non abbiamo altro a cui pensare. La sofferenza […] è il nostro modo d’esistere, poiché è l’unico modo a nostra disposizione per diventare consapevoli della vita; il ricordo di quanto abbiamo sofferto nel passato ci è necessario come la garanzia, la testimonianza della nostra identità. (1958, p. 30)
  • Gli dei sono strani. Non si servono solo dei nostri vizi per flagellarci. Essi ci spingono alla rovina anche per mezzo di quanto in noi è onesto, gentile, umano, tenero. (1958, p. 38)
  • Là dove cresce il dolore è terra benedetta. (1958, p. 68)
  • Nulla mi pare possedere il minimo valore, a eccezione di quello che si ricava da noi stessi. (1958, p. 80)
  • Se non otterrò nulla dalla casa del ricco, mi daranno qualcosa alla casa del povero. Coloro che molto possiedono spesso sono avidi; quelli che hanno poco sono sempre pronti a spartirlo. (1958, p. 80)
  • Quando cerchi sinceramente l’amore, lo trovi che ti sta aspettando. (1958, p. 81)
  • Rimpiangere le proprie esperienze significa arrestare il proprio sviluppo. Rimpiangere le proprie esperienze significa porre una menzogna sulle labbra della propria vita. È quasi come negare l’esistenza dell’anima. (1958, p. 83)
Respingere le proprie esperienze equivale ad arrestare il proprio sviluppo; rifiutare le proprie esperienze significa porre una bugia sulle labbra della propria vita. Non è meno che rinnegare l’Anima.
  • L’arte è un simbolo poiché un simbolo è l’uomo. (1958, p. 94)
  • L’umiltà per l’artista consiste nella franca accettazione d’ogni sua esperienza, proprio come l’amore, per l’artista, è semplicemente il senso della bellezza che manifesta al mondo il suo corpo e la sua anima. (1958, p. 94)
  • Il posto di Cristo è veramente tra i poeti. La sua intera concezione dell’umanità scaturisce nettamente dall’immaginazione e solo dall’immaginazione può essere capita. Quanto Dio era per il panteista, l’uomo era per lui. Fu il primo a concepire le razze divise come un unico insieme. (1958, p. 96)
  • L’Odio acceca. L’Amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana.
  • Devo perdonarmi per il mio bene. Non si può sempre nutrire una serpe in seno, né alzarsi ogni notte a seminare spine nel giardino della propria anima.
  • Dove il Dolore dimora il suolo è sacro.
  • Il vizio supremo è la superficialità. Tutto ciò che si vive fino in fondo è giusto.
  • L’odio è, considerato intellettualmente, la Negazione Eterna. Considerato dal punto di vista delle emozioni è una forma di Atrofìa, e uccide tutto tranne se stesso.
  • Per il mio bene non potevo fare altro che amarti. Sapevo che, se mi fosse stato concesso d’odiarti, nell’arido deserto della vita che dovevo percorrere, che ancora sto percorrendo, ogni roccia avrebbe perso la sua ombra, ogni palma sarebbe intristita, ogni pozzo d’acqua si sarebbe inquinato. (da I capolavori di Oscar Wilde, edizione Oscar Mondadori, a cura di Masolino D’amico)
  • I miei dèi dimorano in templi costruiti con le mani; e il mio credo, entro il cerchio dell’esperienza reale, è reso perfetto e completo: troppo completo, forse, poiché come quasi tutti, o tutti coloro che hanno fatto della terra il loro cielo, io non v’ho trovato soltanto la bellezza del cielo ma anche l’orrore dell’inferno. (da I capolavori di Oscar Wilde, edizione Oscar Mondadori, a cura di Masolino D’amico)
  • La maggior parte della gente è altra gente. Le loro idee sono opinioni altrui, la loro vita un’imitazione, le loro passioni una citazione.
  • La maggior parte delle persone vive per l’amore e l’ammirazione. È invece attraverso l’amore e l’ammirazione che noi dovremmo vivere.
  • L’amore è nutrito dall’immaginazione, che ci fa diventare più saggi di quanto sappiamo, migliori di come ci sentiamo, più nobili di come siamo… Solo ciò che è delicato, e concepito con delicatezza può dare nutrimento all’Amore. Invece all’Odio tutto dà nutrimento.
  • Se i mondi sono stati realmente costruiti dal Dolore è stato soltanto attraverso le mani dell’Amore, perché in nessun altro modo l’Anima dell’uomo, per la quale sono stati creati i mondi, avrebbe potuto raggiungere il pieno compimento della propria perfezione. Il Piacere per il bel corpo, ma il Dolore per la bella Anima.
  • Tutto nella mia tragedia è stato orribile, mediocre, repellente, senza stile. Il nostro stesso abito ci rende grotteschi. Noi siamo i pagliacci del dolore. Siamo i clown dal cuore spezzato.
  • I cuori sono fatti per essere infranti.
  • Non si è mai troppo prudenti nella scelta dei propri nemici.
  • Non vi è alcuna ragione per cui un uomo debba mostrare la sua vita al mondo. Il mondo non capisce.
  • Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che c’è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante. Stare all’erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte.
  • Anch’io avevo le mie illusioni. Pensavo che la vita sarebbe stata una commedia brillante, e tu uno dei suoi molti e affascinanti personaggi. Scopersi che era una tragedia repellente e ignobile e che la sinistra occasione del grande colpo di scena, sinistra nella concentrazione della sua mira e nell’intensità del suo maligno volere, eri tu, spogliato di quella maschera di gioia e piacere da cui non meno di me eri stato ingannato e fuorviato. (1966)
  • Era sempre primavera, un tempo, nel mio cuore. Il mio temperamento inclinava alla felicità. [..] Ora mi accosto alla vita da un punto di vista completamente nuovo, e anche soltanto concepire la felicità mi è spesso estremamente difficile. (1966)
  • Gli errori fatali della vita non sono dovuti al fatto che l’uomo sia un essere irragionevole: un momento di irragionevolezza può essere il nostro momento più alto. Sono dovuti al fatto che l’uomo è un essere logico. C’è molta differenza. (Traduzione di Camilla Salvago Raggi, 1966)
  • La sofferenza è solo un lunghissimo momento. Non possiamo dividerlo secondo le stagioni; possiamo soltanto registrarne i mutamenti e segnare volta a volta il loro ripetersi. Per noi, il tempo non progredisce. Esso ruota su se stesso; sembra girare su un perno di dolore. L’immobilità paralizzante di una vita di cui ogni particolare è regolato da un piano immutabile, così che mangiamo e beviamo e ci corichiamo e preghiamo, o almeno ci inginocchiamo nell’atto di pregare, secondo le leggi inflessibili di una regola di ferro, questo carattere di immobilità che fa ogni singola orrenda giornata identica alla precedente fin nei minimi dettagli, sembra comunicarsi a quelle forza esterne la cui essenza stessa è invece un continuo mutamento. (1966)
  • Ma l’amore non fa baratti da mercato, né usa la bilancia del merciaiolo. La sua gioia, come la gioia dell’intelletto, è di sentirsi vivo. Il fine dell’Amore è amare; niente di più e niente di meno. (1966)
  • ..non vi è nulla che sia accaduto in quegli anni malaugurati che io non possa riprodurre in quella camera della mente dove hanno sede il dolore e la disperazione; ogni intonazione irritata della tua voce, ogni tremito e gesto delle tue mani nervose, ogni parola amara, ogni frase avvelenata rivivono per me; ricordo la strada o il fiume lungo i quali passavamo, le pareti o i boschi che ci circondavano, quale ora segnassero le lancette sul quadrante dell’orologio, quale direzione avessero le ali del vento, la fase e il colore della luna. (1966)
  • Una faccia di bronzo è una gran cosa da mostrare al mondo, ma di tanto in tanto, quando sei solo e non hai pubblico intorno, devi, penso, toglierti la maschera, nient’altro che per respirare. Altrimenti, credo proprio che soffocheresti. (1966)
  • Con te le Potenze Invisibili sono state molto buone. Ti hanno permesso di vedere le forme strane e tragiche della vita come si vedrebbero le ombre in un cristallo. (in Tutte le opere, p. 861)
  • Non mi esprimo con frasi eccessivamente retoriche, ma con parole che hanno una verità assoluta nei confronti del reale. (in Tutte le opere, p. 861)
  • Non eri mai stato capace di giocare elegantemente con le tue idee, ma eri arrivato semplicemente alla violenza di opinioni […] i tuoi desideri e i tuoi interessi erano per la Vita e non per l’Arte. (in Tutte le opere, p. 862)
  • Mezz’ora con l’Arte è sempre stata per me più di un’ora con te. In nessun periodo della mia vita proprio nulla, se paragonato all’Arte, è stato per me della benché minima importanza. (in Tutte le opere, p. 862)
  • Le virtù della prudenza e della parsimonia non erano tipiche né della mia natura né della mia razza. (in Tutte le opere, p. 863)
  • Nella vita non c’è in realtà nessuna cosa piccola o grande. Tutte le cose hanno uguale valore e uguale dimensione. (in Tutte le opere, p. 865)
  • Pater dice che «il fallimento consiste nel formarsi delle abitudini». (in Tutte le opere, p. 865)
  • Una nuova marca di champagne che ci veniva suggerita destava in te maggiore interesse. (in Tutte le opere, p. 865)
  • È ovvio che mi sarei dovuto liberare di te, avrei dovuto cacciarti via, scuoterti via dalla mia vita come un uomo scuote dai propri vestiti una cosa che lo ha punto. (in Tutte le opere, p. 866)
  • Ma noi che viviamo in prigione, e nelle cui vite non c’è altro evento che il dolore, dobbiamo misurare il tempo con i sussulti del dolore ed il ricordo dei momenti amari. Non abbiamo niente altro a cui pensare. La sofferenza […] è il mezzo tramite cui esistiamo, in quanto è l’unico che ci rende consapevoli d’esistere; ed il ricordo della sofferenza nel passato c’è necessario come garanzia, come prova, che la nostra identità continua. Tra me ed il ricordo della gioia c’è un abisso non meno profondo di quello che c’è tra me e la gioia stessa. (in Tutte le opere, pp. 869-870)
  • … scrivere così ad un altro sarebbe ugualmente un peccato per il quale non c’è perdono, ammesso che esistano peccati per cui non esiste perdono. (in Tutte le opere, p. 872)
  • Ti aprii la mia casa, il mio focolare, il mio cuore. Il tuo dolore divenne anche mio, in modo che tu avessi un aiuto nel sopportarlo. (in Tutte le opere, p. 873)
  • I fiori che tu prendesti da me per metterli sulla tomba di tuo fratello dovevano essere un simbolo non solo della bellezza della vita, ma della bellezza che giace dormiente nella vita di ognuno e che può essere portata alla luce. (in Tutte le opere, p. 873)
  • Gli dèi sono strani. Non si servono solo dei nostri vizi per flagellarci; ci portano alla rovina attraverso quello che c’è in noi di buono, gentile, umano, amorevole. (in Tutte le opere, p. 873)
  • A volte mi sembra che tu stesso sia stato semplicemente un burattino manovrato da una mano segreta ed invisibile per portare eventi terribili e una terribile conclusione. Ma anche i burattini hanno delle passioni. Portano una trama nuova in quello che rappresentano, e intrecciano la conclusione preordinata della vicenda per soddisfare qualche loro capriccio o brama. (in Tutte le opere, pp. 875-876)
  • Essere completamente liberi e allo stesso tempo completamente dominati dalla legge è l’eterno paradosso della vita umana, del quale ci rendiamo conto in ogni momento; e questa, lo penso spesso, è l’unica spiegazione possibile della tua natura, semmai possa esistere una spiegazione per i profondi e terribili misteri dell’anima umana, eccetto una, che rende ancor più mirabile il mistero. (in Tutte le opere, p. 876)
  • … la mia posizione nel mondo dell’Arte, l’interesse che la mia personalità aveva sempre testato, il mio denaro, il lusso in cui vivevo, le mille e una cosa che contribuivano a rendere incantevole e meravigliosamente inverosimile una vita come la mia, erano tutti insieme e ognuno singolarmente elementi che ti affascinavano […] ma anche tu come me, hai sofferto una terribile tragedia nella tua vita […] era questo: in te l’Odio fu sempre più forte dell’Amore. […] Non ti accorgevi che non c’è spazio, nella stessa anima, per tutt’e due le passioni. Non possono vivere assieme in quella dimore finemente incisa. L’amore è nutrito dall’immaginazione, che ci fa diventare più saggi di quanto sappiamo, migliori di come ci sentiamo, più nobili di come siamo, e che ci permette inoltre di vedere la Vita come un’entità unica […] Solo ciò che è delicato e concepito con delicatezza può dare vita all’Amore. Invece all’Odio tutto dà nutrimento. Non c’è stato un solo bicchiere di champagne che tu abbia bevuto in tutti questi anni che non abbia nutrito e ingrassato il tuo Odio. (in Tutte le opere, p. 877)

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Aforismi – Questa raccolta di aforismi, pubblicata un anno dopo la morte di Wilde dal suo esecutore testamentario, rappresenta una parte minore ma significativa della produzione letteraria dell’autore.

Gli aforismi, infatti, esprimono il suo pensiero e i suoi sentimenti in forma immediata e solo apparentemente superficiale. È l’espressione in prosa libera delle più complesse profondità di un animo irrequieto e controcorrente, delizia, stupore e scandalo dell’Inghilterra vittoriana, che in poche righe riesce a dare conto delle sue convinzioni più severe e autentiche sulla vita, le donne, la morale, l’arte e la società.

  • «Non bisogna mai cercare di capire una donna. Le donne sono immagini; gli uomini sono problemi. Se volete sapere quello che una donna intende veramente – ed è sempre un desiderio pericoloso – bisogna guardarla, non ascoltarla.» O. Wilde
  • Lo spreco della vita si trova nell’amore che non si è saputo dare, nel potere che non si è saputo utilizzare, nell’egoistica prudenza che ci ha impedito di rischiare e che, evitandoci un dispiacere, ci ha fatto mancare la felicità. (Oscar Wilde)
  • Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura tutta la vita. O. Wilde
  • Le donne sono fatte per essere amate non per essere comprese O. Wilde
  • Che sciocchezza parlare di matrimoni felici; un uomo può essere felice con qualsiasi donna, purché non la ami veramente. O. Wilde
  • Sii Te Stesso. Tutti gli altri sono già occupati. O. Wilde
  • A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio! O. Wilde
  • Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza. O. Wilde
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Aforismi – Tutte le persone incapaci di imparare si sono messe a insegnare. Per principio era sempre in ritardo: teorizzava che la puntualità fosse la ladra del tempo

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“Mi sorprendo sempre. È l’unica cosa per cui valga la pena vivere”

Dotato di un soprannaturale talento per la frase a effetto, il gioco retorico e la prestidigitazione verbale, Wilde è il maestro riconosciuto dell’aforisma. In questa raccolta, che attinge sia dalla produzione prettamente aforistica sia da quella narrativa e drammatica del grande autore inglese, è racchiusa una completa panoramica del suo genio, ordinatamente disposta per tematiche in modo da facilitare la consultazione.

“Spesso penso che Dio, nel creare l’uomo, abbia in qualche modo sopravvalutato la Sua capacità”: difficile, pensando a Oscar Wilde, essere d’accordo con lui.

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AFORISMI E CITAZIONI

  • Senso della vita – Citazioni sullo scopo, il significato e il senso della vita.

Crediti immagine Fresh Paint

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